domenica , 18 febbraio 2018
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L’Europa e i diritti delle coppie gay

di Paolo Enrico Giacalone

Negli ultimi mesi, oltre ai problemi legati alla crisi economica e finanziaria, in diversi Paesi d’Europa ci si è occupati della questione dei matrimoni fra persone dello stesso sesso e, più in generale, del tema dei diritti delle coppie gay. Si è assistito così all’emergere da una parte di un fronte conservatore, che vuole continuare a definire il matrimonio come l’unione fra un uomo e una donna; dall’altra di un fronte più progressista, che ritiene l’estensione del diritto al matrimonio per le coppie omosessuali una questione di eguaglianza e di giustizia.

In Francia François Hollande, pur alle prese con seri problemi economici e di popolarità, sta portando avanti una battaglia importantissima sul fronte dei diritti civili. Il primo passo verso l’approvazione della norma del “mariage pour tous” (il “matrimonio per tutti”, espressione creata per indicare che il matrimonio non dovrebbe essere solo un diritto degli eterosessuali ma anche degli omosessuali) è già stato compiuto. Il progetto di legge è stato infatti approvato dall’Assemblea Nazionale lo scorso 12 febbraio, dando corpo alla prima riforma di carattere sociale avviata dal governo socialista.

Christiane Taubira, ministro della giustizia di questo esecutivo e relatrice del progetto di legge, rappresenta ormai un simbolo della battaglia per i diritti delle coppie omosessuali. Con il discorso pronunciato all’apertura della discussione della legge in Parlamento, ha ottenuto il plauso del suo partito e delle associazioni per i diritti dei gay. Taubira ha ricordato che il suo progetto di legge è «un atto di uguaglianza» e che il matrimonio rappresenta «una vera e propria conquista della Repubblica in un movimento generale di laicizzazione della società». La legge francese sul “matrimonio per tutti” non ha creato un nuovo artificio giuridico, ma ha esteso a gruppi di persone diverse lo stesso istituto del matrimonio, cioè l’unione fra due persone che decidono di assumere responsabilità e doveri reciproci.

Le critiche piovute sulle decisioni della sinistra hollandiana sono state molto aspre durante l’intera battaglia politica e parlamentare. La manifestazione del 13 gennaio contro i matrimoni gay ha visto la partecipazione di 300.000 persone, che si sono riversate nelle strade di Parigi per protestare contro la proposta di legge del governo. Quegli stessi manifestanti non si sono arresi di fronte alla volontà di Hollande di proseguire per la propria strada ed hanno portato in Parlamento una petizione con 700.000 firme sperando di bloccare l’iter legislativo. Si è trattato però di uno sforzo inutile, perché solo il Primo Ministro avrebbe potuto bloccare la legge. Jean-Marc Ayrault, membro del Partito Socialista Francese di Hollande, ha invece sostenuto la linea del proprio schieramento ignorando la richiesta dei firmatari, forte anche del fatto che nel programma elettorale socialista (i “60 impegni per la Francia”), che ha ottenuto al ballottaggio la maggioranza dei consensi, la proposta di consentire il matrimonio alle coppie gay era chiaramente indicata.

Nell’ultimo anno, il matrimonio fra persone dello stesso sesso ha intrapreso il cammino per diventare realtà anche in Regno Unito. Lo scorso 5 febbraio il “Marriage Bill”, cioè il provvedimento che prevede la legalizzazione delle nozze gay, ha ottenuto la maggioranza alla Camera dei Comuni, il che rappresenta un primo passo verso la completa approvazione della legge. Questa prevede che si possano celebrare i primi matrimoni sul territorio britannico a partire dal 2014, lasciando libertà di scelta alle singole confessioni se autorizzare o meno le celebrazioni nei propri luoghi di culto.

Si tratta di un provvedimento fortemente voluto dal Primo Ministro inglese David Cameron, che si è dovuto scontrare con le anime più conservatrici del proprio partito. Cameron rappresenta un’eccezione all’interno del panorama europeo, in quanto afferma di sostenere le nozze fra persone dello stesso sesso non «nonostante sia conservatore, ma proprio perché conservatore». Egli ritiene infatti che se l’istituto del matrimonio funziona così bene per gli eterosessuali come lui, allora dovrebbe poter funzionare per chiunque e a tutti dovrebbe essere data la possibilità di sposarsi indipendentemente dal proprio orientamento sessuale.

Nel resto d’Europa la situazione è molto variegata. Da una parte vi è una serie di Paesi che ha riconosciuto sia il matrimonio fra persone dello stesso sesso, ovvero Belgio, Danimarca, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Svezia, sia l’adozione per le coppie omosessuali, ovvero quegli stessi Paesi ad eccezione del Portogallo.

In molti altri Stati membri dell’Unione Europea viene invece prevista una tutela delle coppie gay tramite un secondo istituto giuridico, le unioni civili registrate, che prevedono parte dei diritti garantiti dal matrimonio. Questa forma di tutela è presente sia negli Stati in cui è già previsto il matrimonio gay, sia in molti altri Paesi europei, ovvero in Francia (in cui sono presenti i PACS dal 1999), in Regno Unito (dove troviamo le Civil Partnership dal 2005) ed in altri sette Stati membri dell’Unione (Austria, Finlandia, Germania, Irlanda, Repubblica Ceca, Slovenia e Ungheria). I Paesi in cui non è prevista alcuna legislazione a tutela delle coppie omosessuali sono invece nove: Bulgaria, Cipro, Estonia, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Romania e Slovacchia.

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