sabato , 24 febbraio 2018
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Più concorrenza ed efficienza per il settore europeo della difesa

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La comunicazione della Commissione Europea dello scorso luglio sul rafforzamento della base industriale e tecnologica della difesa europea (BIDTE), ha finalmente riavviato un dibattito inter-istituzio-nale che punta i riflettori sull’indebolimento del mercato europeo della difesa, essenzialmente frutto della combinazione di due diverse tendenze.

Nonostante l’idea di una politica comune in grado di difendere e sostenere la BITDE fosse stata ventilata più volte nel corso degli anni, in molti Stati membri è prevalsa una logica di “sovranizzazione“, secondo cui la base industriale e l’indipendenza dalle esportazioni della difesa sono elementi essenziali per la propria sovranità. Concretamente, questa tendenza ha portato all’adozione di una serie di ostacoli legali lungo direttrici nazionali che scoraggiassero l’acquisizione di key strategic activities da parte di investitori stranieri, ma che al tempo stesso impediscono agli operatori europei di sfruttare le economie di scala di un mercato integrato.

Se questa idea poteva avere un senso fino a metà del XX secolo, l’avvento della seconda tendenza, la globalizzazione, ha trasformato radicalmente tale scenario, inizialmente con i primi contratti di subappalto, poi con la nascita delle grandi joint ventures come Finmeccanica, BAE Systems o EADS, che hanno di fatto rimodellato la struttura della BITDE secondo uno schema piramidale di grandi imprese e subappaltatori specializzati.

Queste dinamiche, lette parallelamente alla contrazione della domanda europea, spingono le industrie europee a esplorare nuovi mercati, incrementando l’esportazione di expertise e, paradossalmente, mettendo ancora più a rischio la sicurezza dell’offerta: subappaltando sempre più spesso a contractors stranieri, si sta infatti erodendo la leadership tecnologica europea e si rischiano ripercussioni sociali di ampia portata, dal momento che tale settore impiega circa un milione e mezzo di lavoratori diretti ed indiretti e ha un fatturato annuo di circa 100 miliardi di euro.

In realtà, seppur in calo, gli investimenti non mancano: i Ventotto nel 2012 hanno complessivamente spesso più di Cina, Russia e Giappone insieme. La chiave di volta del problema è l’assenza di una chiara strategia che, nell’ampia e variegata gamma di strumenti di cui gli Stati membri dispongono, riduca le costose e inutili sovrapposizioni e colmi le vaste lacune operative, prime tra tutte le capacità C4ISTAR (Comando, controllo, computer, comunicazioni, sorveglianza, acquisizione di obiettivi e ricognizione), il rifornimento in volo, l’impiego di elicotteri e gli strumenti legati all’aspetto medico.

Non che l’UE sia stata semplicemente a guardare con le braccia conserte, ma le stesse istituzioni hanno riconosciuto che i passi mossi finora sono insufficienti a dare un cambio di rotta verso una maggiore cooperazione politica a monte del processo produttivo e di una più concreta razionalizzazione degli investimenti, additando peraltro gli Stati membri come principali responsabili. Sono espliciti i riferimenti di numerosi eurodeputati alle due direttive adottate del 2009, relative alla semplificazione delle modalità e condizioni per i trasferimenti di prodotti nel mercato europeo della difesa (2009/43/CE) e alle modalità d’appalto nel settore della sicurezza e difesa (2009/81/CE).

Le due direttive rappresentavano strumenti potenzialmente efficaci che, letti in parallelo, avrebbero semplificato le attività transfrontaliere nel settore, ma la cui piena efficacia è stata ridimensionata da alcune persistenti incertezze sull’applicazione dell’ex-Art. 296 TCE (Art. 346 TFUE), cui i due atti fanno riferimento. Consentendo agli Stati membri di derogare alle regole del mercato interno quando sono in gioco gli interessi essenziali della loro sicurezza, la deroga ha portato ad un’applicazione eterogenea della clausola nei vari Stati membri, con ampi effetti distorsivi sul mercato.

L’uso “concreto e responsabile” dell’Art. 346 è un punto focale della strategia della Commissione, eppure resta una misura necessaria ma non sufficiente per superare i vincoli allo sviluppo del pieno potenziale della BITDE. Il Commissario europeo all’Industria Antonio Tajani ha puntato i riflettori anche sulla permeabilità industriale dei settori civile e militare e sulla loro sinergia che, alla luce del crollo degli investimenti in R&S, rendono l’effetto spin-off e spill-over delle tecnologie ad uso duale un elemento indispensabile, in particolare relativamente allo sviluppo della tecnologia spaziale per le comunicazioni satellitari e le capacità satellitari ad alta risoluzione (da cui oramai dipendono gli operatori di sicurezza sia civili che militari). Questo sistema potrebbe essere facilitato tramite norme ibride civili-militari a livello europeo e dalla creazione di una certificazione pan-europea per i prodotti della difesa, che riduca le tempistiche e i costi collegati al ciclo vitale dei prodotti (produzione, manutenzione e formazione del personale addetto).

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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