lunedì , 19 febbraio 2018
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Quel pasticciaccio brutto di casa Montepaschi

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Da Villa d’Este a Cernobbio a Palazzo Sansedoni, passando per Rocca Salimbeni, a Siena: la storia recente dell’ultracentenario Monte dei Paschi si consuma tra perle rare dell’architettura italiana. Come raro è il guazzabuglio di interessi politici e finanziari in cui è avvolto l’istituto senese, il cui cammino iniziò a farsi impervio quando nel 2011 gli stress test dell’Autorità Bancaria Europea evidenziarono uno shortfall, una carenza nei requisiti minimi di capitale.

Con le casse alleggerite dopo l’acquisizione nel 2008 di Banca Antonveneta, la ricostruzione delle riserve fu resa possibile solo ricorrendo ai “Tremonti Bond” prima, e ai “Monti Bond” poi, obbligazioni convertibili in azioni sottoscritte dal Ministero del Tesoro e conteggiabili nel capitale di base, a fronte di una cedola, particolarmente alta, del 9%. Incassato il parere positivo dalla Commissione Europea, il Tesoro sottoscrisse 3,9 i miliardi di Monti Bonds a favore di Mps, abbastanza – anche al netto degli 1,9 miliardi di Tremonti bonds rimborsati – per riportare l’indice di liquidità Core Tier 1 sopra l’11% degli attivi ponderati per il rischio. Sufficienti anche a rendere Via XX Settembre il primo azionista di Rocca Salimbeni, in caso di ulteriori perdite di esercizio sino al 2015 e dunque di conversione dei titoli in una quota azionaria del 35%.

Senza un aumento di capitale il piano industriale “lacrime e sangue” per il 2012-2015 presentato dal neo Presidente Alessandro Profumo – tagli al personale per più di 4000 unità, 400 filiali chiuse – il ritorno alla redditività sarebbe quindi rimasto un miraggio. A pesare anche i 700 milioni di perdite in derivati dai nomi esotici (Alexandria, Santorini, Patagonia, Nota Italia, Fresh) ereditata dalla gestione Mussari, finita nel mirino della procura di Siena proprio per l’acquisto da 10,3 miliardi di Antonveneta dal Banco di Santander, quasi 4 in più di quanto gli spagnoli spesero per rilevarla pochi mesi prima da Abn Amro.

A Cernobbio, al Forum Ambrosetti dello scorso settembre, dopo un carteggio estivo tra il Ministro delle Finanze Fabrizio Saccomanni e il Commissario alla concorrenza Joaquin Almunia, si giunse ad un accordo politico: il piano di risanamento, approvato ufficialmente dalla Commissione il 27 novembre, comprendeva un aumento di capitale per massimi 3 miliardi da completare entro il 2014,  tagli al personale per un totale di 8000 unità e la chiusura di altre 150 filiali. Almunia scommetteva così sul ritorno alla redditività e, con un occhio all’unione bancaria, sullo sganciamento dagli aiuti pubblici, grazie al rimborso di 2,5 miliardi di Monti bonds entro il 2014: il risanamento veniva infatti accordato in deroga alla nuova Comunicazione sulle banche in crisi emanata a luglio e valida per i casi notificati dopo l’1 agosto 2013, ma sottolineava la priorità della raccolta di capitali privati rispetto al coinvolgimento del Tesoro e dunque, in ultima sede, dei contribuenti.

Davanti all’assemblea straordinaria di sabato 28 dicembre i piani di Profumo e Almunia hanno iniziato ad incrinarsi: sulla scorta degli appelli di Confindustria Siena per una “soluzione pubblica” (leggasi Cassa Depositi e Prestiti), la Fondazione Mps diretta da Antonella Mansi ha fatto valere la sua quota di maggioranza rimandando da gennaio a giugno l’aumento di capitale, in attesa di un prezzo per azione che limitasse le perdite di Palazzo Sansedoni e permettesse, perché no, il coinvolgimento di altre fondazioni bancarie nel salvataggio di Mps.

L' Autore - Antonio Scarazzini

Direttore - Analista nella società di Public Affairs Cattaneo Zanetto & Co., ho frequentato un Master in European Political and Administrative Studies al Collège d'Europe di Bruges dopo la laurea a Torino in Studi Europei Dopo uno stage presso Camera di Commercio di Torino e una collaborazione di ricerca con la Fondazione Rosselli, ho collaborato dal 2014 con la Compagnia di San Paolo per lo sviluppo del programma International Affairs. Dirigo con orgoglio la redazione di Europae sin dalla sua nascita.

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