mercoledì , 21 febbraio 2018
18comix

Una base industriale solida per una politica di difesa credibile

Tra il 23 ed il 24 aprile il Commissario europeo per l’Industria e l’Imprenditoria, l’italiano Antonio Tajani, ha incontrato i rappresentanti del Consiglio ed del Parlamento Europeo per discutere della prossima comunicazione che la Commissione Europa pubblicherà ad inizio estate riguardo il futuro della base industriale della difesa europea. Nel corso dei due colloqui Tajani ha esposto le priorità che la Commissione inserirà nella comunicazione, a partire dai tre obiettivi chiave individuati dal Consiglio Europeo: potenziare il rafforzamento della Politica di Sicurezza e Difesa Comune (PCSD), migliorare gli strumenti militari a disposizione e rafforzare l’industria europea della difesa. Il dibattito si è focalizzato principalmente su due macro-temi: il grado di intervento della Commissione negli affari interni nazionali degli Stati membri riguardo l’industria militare e la protezione delle piccole e medie imprese.

Per quanto riguarda il primo punto, il Commissario ha assicurato che la Commissione è consapevole della peculiarità del settore in questione, motivo per cui rispetterà meticolosamente il principio di sussidiarietà e proporrà soluzioni a quei problemi che gli stessi Stato membri porteranno alla sua attenzione, senza imporre alcuna decisione dall’alto. La strategia della Commissione in questo senso non prevede infatti alcun obbligo se non un invito alla piena trasposizione da parte di tutti gli i Paesi dell’UE delle due direttive sui trasferimenti dei prodotti della difesa e sugli appalti nel settore della difesa: la prima alimenterebbe la competitività trans-europea delle industrie militari, mentre la seconda faciliterebbe l’esportazione dei prodotti in altri Paesi europei, portando ad una maggiore efficienza dei mercati ed a significativi risparmi per le amministrazioni pubbliche. A questa raccomandazione la Commissione affiancherà poi proposte concernenti l’armonizzazione della certificazione dei prodotti della difesa al fine di rendere più dinamico il mercato interno.

Il secondo aspetto, quello legato alle piccole e medie imprese, è indubbiamente uno dei più delicati per il mercato europeo. Il mercato interno della difesa è rappresentato per l’80% da soli 6 Paesi membri ed ha una struttura al cui vertice risiedono alcuni tra i più importanti colossi mondiali del settore, come la britannica BAE Systems, la compagnia pan-europea EADS, l’italiana Finmeccanica o la francese Thales. In questo settore, minacciato anch’esso dalla crisi economica e dai pesanti tagli che gli Stati europei stanno adottando nel settore militare, il rischio principale per le piccole e medie imprese è quello di venire assorbite da operatori più grandi e in grado di resistere meglio ai colpi della crisi. Di fronte a questa situazione, la risposta offerta del Commissario Tajani è duplice: razionalizzare e cooperare.

Innanzitutto la razionalizzazione delle forze armate: l’industria difensiva dell’UE soffre oggi di una sovraccapacità  dovuta ad una realtà particolarmente frammentaria, in cui sono presenti 2 milioni di persone in armi (negli Stati Uniti d’America sono 1,2 milioni) che in totale pesano per il 60% della spesa per il mantenimento delle forze armate. L’insostenibilità della situazione fa della razionalizzazione delle strutture governative il primo passo da intraprendere per ridurre l’onere che grava sul settore e indirizzare la domanda di strumenti per la difesa.

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

Check Also

Addio al bicameralismo perfetto: Camere alte e basse in Europa

Il vento di cambiamento di cui si è fatto portatore il premier Matteo Renzi non …

2 comments

  1. Enrico Iacovizzi

    Credo che l’aspetto politico, quello tecnico e quello produttivo siano tre ingranaggi dello stesso meccanismo. Il problema è che questi tre ingranaggi anziché funzionare in sincrono, tendono ad ostacolarsi tra loro.

    Da un lato la NATO sta dimostrando che uniformare procedure operative ed amministrative e creare sistemi interoperabili tra le diverse forze nazionali è possibile, ma dall’altro la divisione di competenze e la potenziale duplicazione tra NATO e PSDC tende a rallentare l’intero processo politico. A sua volta questo processo è ulteriormente ostacolato da difficoltà operative, dal momento che l’interoperabilità non è ancora una realtà a 360°. Non è un caso che Tajani abbia sottolineato la necessità di raggiugnere un elevato livello di interoperabilità.

    Inoltre, da buon Commissario per l’Industria, Tajani guarda soprattutto l’aspetto produttivo e le PMI, quindi sta valutando soluzioni che non le danneggino eccessivamente, in un contesto dove la concorrenza è peraltro già notevolmente ridotta. Certo è che l’industria necessita per lo meno di una “semplificazione”, che permetterebbe di risparmiare sui costi e agevolare una razionalizzazione nell’impiego degli strumenti, ed i cluster citati da Tajani potrebbero essere un primo passo avanti in questa direzione.

  2. Una standardizzazione dell’hardware militare europeo permetterebbe costi più bassi e ordini più grandi, ma deve prima esserci anche un’unità di visione per concetti tipo CONOPs – inoltre, mentre la NATO, con gli STANAGs sta già percorrendo un sentiero (lento) di unificazione, per l’UE questo non esiste… è vero che per molti paesi coincide, ma non per tutti e non allo stesso modo.
    Lorenzo Nannetti – Il Caffè Geopolitico

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *