mercoledì , 21 febbraio 2018
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Eppur si muove. La lunga marcia della programazione 2014-2020

Alla vigilia della pausa natalizia e dell’avvio del semestre di Presidenza greco, la Commissione Europea ha varato l’atteso pacchetto di regolamenti che governeranno e coordineranno la Politica di Coesione 2014-2020. L’approvazione definitiva della base giuridica dei futuri programmi è il risultato di un complesso gioco di equilibri istituzionali cominciato con la difficile negoziazione del budget pluriennale e di cui il Parlamento Europeo è stato, per la prima volta, attore chiave.

L’Italia riceverà da Bruxelles circa 30 dei 325 miliardi di euro totali, secondo beneficiario dopo la Polonia fra i 28 Stati Membri.

Ora tutto è nelle mani dei governi nazionali: partecipazione di tutti i livelli amministrativi e delle parti interessate, concentrazione strategica delle priorità d’intervento e valutabilità delle performance attraverso un sistema di indicatori saranno le parole d’ordine da rispettare per ottenere i finanziamenti.

Le linee-guida che il governo italiano potrà e dovrà seguire per completare la programmazione non mancano. Le raccomandazioni specifiche all’Italia approvate dal Consiglio Europeo il 27-28 giugno scorsi, se da un lato sollecitano l’intervento di politiche nazionali ordinarie, dall’altro richiamano l’importanza dei fondi strutturali rilevanti per riattivare il mercato del lavoro e i percorsi di istruzione e formazione, lo sviluppo del mercato dei capitali, il potenziamento della dotazione infrastrutturale e la riforma dell’amministrazione pubblica. Alle indicazioni metodologiche e agli indirizzi strategici contenuti nel documento “Metodi e obiettivi per un uso efficace dei fondi comunitari 2014-2020” si aggiunge il Codice di Condotta di Partenariato (European code of conduct on partnership) adottato lo scorso 7 gennaio dalla Commissione Europea e volto a guidare gli Stati Membri nel coinvolgimento degli attori locali ed il position paper del 2012 dei servizi della Commissione sull’Accordo di Partenariato per l’Italia.

In ritardo di qualche mese rispetto alla data preventivata, il 10 dicembre il Ministro per la Coesione Territoriale Carlo Trigilia ha presentato la bozza dell’Accordo di Partenariato che declinerà per priorità la ripartizione dei circa 56 miliardi di Euro a disposizione dal 2014 al 2020 (fondi comunitari e cofinanziamento nazionale)  previa approvazione da parte della Commissione.

A fronte di una riduzione dell’allocazione per le infrastrutture e i grandi sistemi di trasporto, che sarà comunque concentrata nelle cinque regioni meno sviluppate (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) è previsto un aumento sensibile delle risorse per le PMI, l’occupazione, l’inclusione sociale e la lotta alla povertà.

Alle politiche sociali saranno destinati indicativamente 12 miliardi di Euro (obiettivi 8, 9 e 10 relativi a occupazione, inclusione e istruzione), cui andranno a sommarsi i contributi provenienti dai programmi a finanziamento diretto quali Progress e Europa per i Cittadini. Le imprese, invece, beneficeranno di circa 13 miliardi di Euro (obiettivi 1 e 3, innovazione e PMI), che integreranno le risorse del programma per la Ricerca Horizon 2020 e il nuovo programma COSME  per imprenditorialità e innovazione. A ciascuno di questi obiettivi tematici corrispondono risultati attesi ed indicatori specifici, anch’essi frutto di lunghi mesi di discussione al tavolo delle Regioni, che dovrebbero permettere di valutare con maggiore efficacia la qualità della spesa.

Ancora da completare sono le valutazioni ex-ante e le fasi di programmazione nazionale, regionale e di cooperazione territoriale, ma gli imperativi di coordinamento multilivello, coerenza strategica e sinergia sembrano essere ben presenti nelle dichiarazioni politiche e nei documenti programmatici. Resta da vedere se alla coerenza strategica ad oggi perseguita corrisponderà la coerenza d’intenti in fase di realizzazione: i principi di partenariato e di condizionalità alla base della nuova Politica di Coesione saranno per il prossimo settennato i garanti di questo auspicio.

L' Autore - Federica Zardo

Dottoranda in Scienza Politica e Relazioni Internazionali all'Università di Torino. Dopo la laurea in Studi Europei all'Institut d'Etudes Politiques di Bordeaux e all'Università di Torino ho lavorato a Bruxelles alla Rappresentanza Italiana in Consiglio Europeo e per 5 anni come consulente in progettazione europea e valutazione a Torino. Recentemente ho collaborato con il Servizio Europeo per le Relazioni Esterne (EEAS) alla Delegazione di Tunisi. Mi occupo di politica di vicinato, politica di coesione e fondi europei

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