martedì , 20 febbraio 2018
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© Giuseppe Moscato / Flickr 2011

Agricoltura biologica, novità in arrivo da Bruxelles

Nel marzo di quest’anno la Commissione Europea ha presentato una proposta di regolamento sulla produzione e sull’etichettatura di prodotti biologici. L’ultimo regolamento sul biologico su cui si basa la produzione europea risale ormai al 2007 e la Commissione ha ritenuto importante rimettere mano all’argomento. Il settore, infatti, sta crescendo rapidamente ed è necessario poter assicurare delle regole al passo con i tempi, che siano di garanzia tanto per i produttori quanto, e soprattutto, per i consumatori. Questo anche in linea con i nuovi cambiamenti previsti dalla nuova Politica Agricola Comune per il periodo 2014-2020 che vuole un’agricoltura europea più sostenibile.

Dopo una consultazione pubblica aperta ad inizio 2013 e dopo aver consultato tecnici, esperti e le organizzazioni del settore, la Commissione ha deciso che la riforma della legislazione sull’agricoltura biologica dovesse ispirarsi ai principi che stanno alla base della sua stessa definizione: «l’agricoltura biologica è un sistema agricolo che cerca di fornire al consumatore prodotti freschi, saporiti e autentici che rispettino il ciclo di vita naturale». La Commissione quindi ha presentato un regolamento molto consumer-oriented che preveda meno deroghe, regole di produzione e di etichettatura più semplici e controlli più efficienti così da aumentare la confidenza dei consumatori. Ciò a vantaggio, secondo la Commissione, anche delle stesse aziende biologiche che da una parte vedrebbero riconosciuto il loro valore aggiunto allontanando il rischio di concorrenza da parte del cosiddetto “biologico commerciale” e dall’altra vedrebbero una diminuzione della burocrazia.

Prendendo ad esempio le regole di produzione, rispetto al regolamento del 2007, la nuova legislazione vieterà – entro il 2017 – la presenza di imprese agricole miste, nelle quali si pratica sia il metodo di produzione convenzionale che quello biologico, non ammettendo la presenza di soglie di contaminanti sugli alimenti bio, quali i residui di fitofarmaci, eliminando la deroga che consente di alimentare gli animali con mangimi il cui 5% è costituito da materie prime convenzionali e la deroga che consente il ricorso all’uso di sementi convenzionali quando quelle biologiche non siano disponibili entro il 2021.

La proposta della Commissione è stata accolta da alcuni in maniera positiva, da altri in maniera negativa: le critiche in particolare accusano la Commissione di non essersi basata su una buona analisi dell’impatto sul settore del nuovo regolamento, che – secondo i suoi detrattori – causerebbe una diminuzione degli operatori, soprattutto tra le aziende di piccole dimensioni. Ma ciò è comprensibile se si guarda ai numeri che ha assunto il mercato del biologico: i consumatori nel 2012 hanno speso 20.9 miliardi di euro in prodotti biologici, nel 2013 si contavano sul suolo dell’Unione Europea 186 000 aziende biologiche per un totale di 9,6 milioni di ettari coltivati, ovvero il 5,4% della superficie agricola dell’UE. L’Italia è il settimo paese nel mondo per le produzioni bio, il quarto in Europa per il mercato di tali prodotti e la prima per numero di operatori che si dedicano alla produzione di alimenti bio.

Se nemmeno le organizzazioni attive nel settore riescono ad avere una posizione comune, non possiamo immaginarci un atteggiamento differente da parte degli Stati Membri. All’ultimo Consiglio Agrifish un gruppo di sette Stati (Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Slovacchia, Bulgaria, Romania e Slovenia) ha presentato una dichiarazione che chiede il cambiamento del regolamento, in particolare consentendo deroghe per l’uso di sementi convenzionali, mantenendo la possibilità di avere nella stessa proprietà sia produzione convenzionale che biologica e riducendo il numero di atti delegati.

Starà alla Presidenza italiana vedere di conciliare le posizioni per raggiungere l’obiettivo di un accordo entro dicembre.

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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