venerdì , 17 agosto 2018
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gruppi di dialogo civile
Photo © Wikimedia Commons

Agricoltura, un bilancio sui gruppi di dialogo civile

Si è conclusa l’indagine del Mediatore Europeo Emily O’Reilly sulla formazione dei Gruppi di Dialogo Civile (Civil Dialogue Group – CDG) presso la DG Agricoltura e Sviluppo Rurale, iniziata un anno fa

Questa indagine è la sorella di un’altra operazione simile iniziata sempre volontariamente dal Mediatore europeo ma che riguarda invece i gruppi di esperti della Commissione Europea. Al contrario di questi ultimi, i CDG hanno come scopo principale quello di mettere in comunicazione la Commissione con rappresentanti della società civile piuttosto che fornire aiuto tecnico. 

I risultati dell’indagine

In linea generale, il Mediatore ha accolto con favore i nuovi CDG creati dalla Commissione con un processo avviatosi nel 2013, volto ad equilibrare maggiormente le rappresentanze economiche e non al loro interno e a renderli più in linea con le materie introdotte dalla PAC riformata, dividendoli non più a seconda del prodotto, ma piuttosto per macro aree. Accanto ai tradizionali gruppi latte e vino, si trovano così gruppi dedicati all’agricoltura biologica e ai cambiamenti climatici.

Nonostante l’apprezzamento generale, tuttavia, restano alcune importanti lacune da colmare secondo O’Reilly. Innanzitutto l’equilibrio tra rappresentanze economiche e non. Tale principio, sebbene affermato nelle linee guida per la selezione, rimane alquanto vago poiché non si spiega in che modo tale equilibrio si ritenga soddisfatto. Quanto debbano pesare gli attori non economici, storicamente in minoranza, all’interno dei nuovi gruppi non è ben chiaro. A gruppi formati, tuttavia, si può ritenere che una percentuale tra il 18% e il 20% sia ritenuta soddisfacente dalla DG Agri, poiché è questa in media la percentuale che tali rappresentanze ricoprono. Ma ovviamente vi sono sensibili differenze tra un gruppo e l’altro: la bandiera nera va ai gruppi dedicati al latte (4%) e il vino (8%).

Altro punto non chiaro resta la definizione stessa di rappresentanze non economiche. In alcuni casi, secondo il Mediatore Europeo, la DG si è allontanata dalle categorizzazioni del registro di trasparenza: a volte con ragione, ma alimentando la confusione fra gli operatori. Ma non è l’unica categorizzazione a creare problemi: come nell’indagine sui gruppi di esperti, infatti, il Mediatore ha rilevato che la lobby Copa Cogeca è oggetto di un duplice trattamento: a volte viene considerata una sola organizzazione, a volte due. Tale mancanza di coerenza è indubbiamente da correggere. Certo è vero che, se prima il Copa Cogeca deteneva il 47% dei posti, con la riforma del 2013 si è passati al 26% (200 su 773). 

La selezione dei gruppi di dialogo civile

Il Mediatore, inoltre, ritiene che la selezione dei gruppi di dialogo civile dovrebbe essere più trasparente verso gli interessati a partecipare, così come verso il pubblico. Non è chiaro innanzitutto quanti posti siano allocati nel gruppo al momento della selezione – così ora si hanno gruppi da 53, 57 e 72 posti – e anche come siamo allocati questi stessi seggi: Di default è assegnato un posto per ogni associazione ritenuta idonea, poi posti aggiuntivi possono essere concessi per motivi geografici, ovvero alle rappresentanze che hanno sedi in più Paesi, o per motivi a discrezione dei selezionatori. Ma anche ora che i gruppi sono formati, i cittadini non hanno facile accesso alle informazioni: troppi acronimi e pochi link alle pagine delle associazioni.

Il Mediatore europeo auspica quindi che la Commissione possa fornire un follow up alle sue richieste. Come ricordato dallo stesso Mediatore, è estremamente importante che la formazione dei CDG sia equilibrata, dal momento che in carica per 6 anni andranno ad intervenire su una politica che controlla il 39% del budget europeo.

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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