giovedì , 16 agosto 2018
18comix

Agroalimentare: chi piange per le sanzioni russe

“Un duro colpo” le ha definite la Coldiretti. Scattano le sanzioni russe contro i prodotti agroalimentari USA ed UE (ma non solo). L’Italia sarà uno dei Paesi maggiormente colpiti, ma c’è anche chi sta peggio. A rischio sono infatti (sono già arrivate le prime disdette) 72 milioni annui di commesse per prodotti ortofrutticoli, 61 milioni per carni, 50 milioni per pasta e 45 milioni per formaggi. L’export agroalimentare italiano verso la Russia ha raggiunto nel 2013 il volume record di 706 milioni di euro, in crescita del 5% rispetto all’anno precedente. E la tendenza era alla ulteriore crescita, malgrado la disputa legata alle carne suine e derivati, con Mosca che già da mesi ha chiuso la sua frontiera a questi prodotti.

C’è chi sta peggio, si diceva. Perché il governo russo ha deciso di escludere dall’applicazione delle sanzioni gli alcolici e gli alimenti per neonati. Solo la prima voce costituisce oltre il 16 dell’export agroalimentare italiano verso la Russia. A soffrire maggiormente del blocco, in valore assoluto, saranno agricoltori e allevatori tedeschi, che ogni anno vendono sul mercato russo circa 1,3 miliardi di prodotti, oltre a quelli polacchi (1,1 miliardi), francesi e olandesi (più di un miliardo per entrambi).

In proporzione invece la più danneggiata dovrebbe essere la Lituania, con le esportazioni agroalimentari verso la Russia che valgono all’incirca il 2,5% del PIL. A seguire gli altri Paesi baltici, la Danimarca e la Finlandia. Non ridono però neanche la Grecia, dove Syriza (maggiore partito di opposizione) ha chiesto al governo di rinnegare le sanzioni e negoziare con Mosca, e l’Austria, che sembra intenzionata a chiedere all’UE un Consiglio Agricoltura straordinario. Soffriranno meno, in proporzione, gli agricoltori ed allevatori USA: l’export verso la Russia costituisce appena l’1% dell’export agro-alimentare USA, malgrado ammonti a circa un miliardo di dollari.

La scelta di Mosca di sanzionare il settore non è stata casuale. I due maggiori fornitori di prodotti alimentari, la Bielorussia e il Brasile, non rientreranno infatti tra quelli soggetti a sanzioni. Inoltre Mosca ha intenzione di sostituire i circa 9,5 miliardi di euro di prodotti agricoli importati ogni anno dall’UE e dagli USA incrementando le importazioni proprio dall’America Latina e dai due Paesi dell’Unione Euroasiatica (Bielorussia e Kazakhstan). Anche la Serbia, il cui export agroalimentare verso la Russia è aumentato nel 2013 del 64%, potrebbe beneficiare della situazione.

Il governo ha inoltre stanziato immediatamente dei fondi per rilanciare la produzione interna. La scelta di bloccare l’import agroalimentare potrebbe rivelarsi fruttuosa anche a livello politico. Putin raccoglie infatti molti consensi nelle zone rurali, dove è diffusa la convinzione che le difficoltà del settore agroalimentare russo siano dovute alla troppa concorrenza dei prodotti esteri. Rilanciare la produzione riducendo l’import gioverebbe quindi in termini di consenso allo “Zar”, che inoltre, con la sua intransigenza verso l’Occidente, accontenterebbe anche i non pochi russi che ancora si riconoscono nell’anti-Atlantismo.

Strategica anche la decisione di escludere vino ed alcolici dall’elenco dei prodotti sanzionati. La ratio era infatti quella di non provocare indiscriminati aumenti di prezzo sul mercato interno. Circa il 50% del vino importato in Russia proveniva, fino a poco tempo fa, dalla Moldavia (e parte dalla Georgia). Per far fronte al blocco delle importazioni da questi due Paesi, attuato come forma di ritorsione contro la firma dell’Accordo di Associazione con l’UE, Mosca aveva incrementato le importazioni da altri Paesi europei. Attuare adesso sanzioni sul vino (il cui consumo tra l’altro, in Russia, cresce) avrebbe comportato o, da una parte, un inevitabile carenza dei prodotto sul mercato interno, o dall’altra una revisione delle proprie politiche nei confronti di Moldavia e Georgia. C’è anche un altro motivo: non danneggiare oligarchi russi che di recente hanno investito nel settore (vedasi acquisizione di Gancia da parte di Rustam Tariko).

Il prossimo passo paventato dal Ministro degli Esteri Lavrov potrebbe essere il blocco dei diritti di sorvolo sul territorio russo per le compagnie aeree occidentali. Un’altra scelta che porterebbe ad un’altra conta dei danni, così come quella che dovrà fare la Russia dopo le sanzioni imposte da USA e UE. Più difficile capire invece quali siano i benefici tratti da questa guerra di sanzioni, divenuta ormai un alibi, per l’Occidente, per l’incapacità di risolvere la crisi ucraina. Ci perde la Russia, ci perde l’Occidente, ma in Ucraina ancora si muore. E in tema di soluzione politica della crisi, tutto tace.

Nell’immagine, il confine russo-finlandese (Photo © NH53, 2012, www.flickr.com)

L' Autore - Mauro Loi

Responsabile pubblicazioni - Ho conseguito nel 2007 la Laurea Magistrale in Scienze Strategiche (indirizzo Economico) con una tesi sul processo di ricostruzione dell'Afghanistan. Scrivo soprattutto di Balcani e Caucaso.

Check Also

olio di palma

“Senza olio di palma”: genesi e sviluppo di un problema sociale

A partire dagli anni ’50 i mercati hanno assistito a una crescita esponenziale dell’olio di …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *