martedì , 14 agosto 2018
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Coldiretti: UE rimandata alla prossima legislatura

Per la Coldiretti l’Unione Europea è rinviata alla prossima legislatura con debito. In questi anni, infatti, a detta dell’organizzazione degli imprenditori agricoli, si è assistito ad una liberalizzazione o, meglio, ad una de-naturalizzazione dell’agricoltura che ha severamente danneggiato quei Paesi che vantano un settore primario fondato su una produzione di qualità.

I prodotti italiani e, più in generale, i prodotti di qualità in tempo di crisi sono oggetto di una forte “concorrenza” da parte dei loro surrogati contraffatti: la Coldiretti stima infatti che in Italia dall’inizio della crisi siano più che triplicate le frodi a tavola. Il valore di cibi e bevande sequestrati è cresciuto del 248 percento. E a fare le spese quanto della crisi, tanto della cosiddetta “agropirateria” sono come sempre le fasce deboli della società costrette a consumare alimenti a basso costo. Sempre secondo Coldiretti, rispetto al 2007, nel 2013 sono aumentati del 14 per cento gli allarmi alimentari in Italia con ben 514 notifiche sulla sicurezza di cibi e bevande potenzialmente dannosi per la salute, sulla base del sistema europeo di allerta rapido per alimenti e mangimi (RASFF). Se un primo sguardo ai nomi Italian sounding di questi prodotti fa sorridere, ad una seconda occhiata alle cifre di questa pirateria il sorriso svanisce: secondo quanto denunciato da Coldiretti alla Fieragricola di Verona lo scorso febbraio, infatti, la falsificazione del Made in Italy causa all’Italia una perdita di fatturato di 60 miliardi di euro.

Ma le critiche della Coldiretti vanno oltre la crisi economica e la lotta alla contraffazione alimentare. L’associazione infatti denuncia che, accanto ad una contraffazione illegale, ve ne sia una legale, portata avanti con il nulla osta dell’Unione Europea. Per fare un esempio, tra i comunicati di Coldiretti ve n’era uno lo scorso maggio che emblematicamente titolava “Coldiretti, l’UE toglie il latte dal formaggio e l’uva dal vino”. A quanto di legge, secondo il Presidente di Coldiretti, Moncalvo, “si è verificato un appiattimento verso il basso delle normative, per dare spazio a quei Paesi che non possono contare su una vera agricoltura e puntano su trucchi, espedienti e artifici della trasformazione industriale per poter essere presenti sul mercato del cibo”. Tra queste scorciatoie vi sono il formaggio senza latte, il vino senza uva, il cioccolato senza cacao, la carne annacquata, il vino zuccherato, il miele contaminato dal polline biotech senza nessuna indicazione in etichetta e i formaggi similgrana prodotti all’estero.

Commenti che, sebbene non giustifichino una condanna tout court dell’Unione Europea (da non dimenticare infatti l’aiuto che arriva al settore primario grazie alla PAC), certamente nascondono un fondo di verità che potrebbe essere utile per un ripensamento della politica agricola, che vada a braccetto anche con la difesa degli stessi consumatori.

Si prenda ad esempio il caso del miele. L’Unione Europea ha infatti dato il via libera ad una etichettatura del miele in cui il polline OGM possa non venire citato tra gli ingredienti, sebbene una sentenza della Corte di Giustizia Europea nel settembre 2011 avesse invece affermato il contrario. Dietro la distinzione tra ingrediente e costituente non vi è un semplice problema lessicale, ma una legislazione completamente differente. Se si parla di ingrediente, infatti, questo va obbligatoriamente citato in etichetta. Inoltre, la soglia dello 0,9%, la percentuale oltre la quale la presenza di OGM deve essere segnalata in etichetta, viene calcolata sull’ingrediente stesso.

Se si parla invece di costituente, invece, questo non va citato in etichetta e va segnalata la presenza di OGM solo se la componente OGM del costituente ha una presenza sull’intero prodotto superiore allo 0,9%. Nel concreto, costituendo il polline solo lo 0,5% del miele, considerarlo un costituente rende praticamente impossibile che la presenza di OGM venga segnalata. A guadagnarne è certamente il commercio estero (e tutti coloro a favore degli OGM). L’UE importa miele dalla Cina e dall’America Latina, dove vengono coltivati OGM non ammessi in Europa A farne le spese i consumatori.

(Foto: © Vibrant Spirit – www.flickr.com) 

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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2 comments

  1. Non capisco perché, come consumatore di miele, dovrei farne le spese. L’OGM ha ormai dati incontrovertibili – dopo decenni – di non dare ripercussioni sulla salute umana. E quindi, non vedo svantaggi di sorta. Perché in Italia è così difficile avere un approccio semplicemente di tipo scientifico e non irrazionale??

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