domenica , 18 febbraio 2018
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Il Consiglio rilancia le riforme nel settore agricolo e della pesca

Mentre la vita istituzionale a Bruxelles e dintorni inizia a rallentare per il periodo estivo, la riunione del Consiglio Agricoltura e Pesca, il cosiddetto Agrifish, del 15 luglio ha tirato le somme dei primi sei mesi di questo 2013, che ha visto il raggiungimento di alcuni accordi fondamentali per il futuro delle politiche europee. Su tutti ovviamente spicca la tanto sospirata intesa raggiunta a fine giugno nel trilogo con Parlamento Europeo e Commissione per la riforma della Politica Agricola Comune (PAC). In sintesi, l’accordo riguarda una convergenza più accentuata nella quantità di fondi che ciascun Stato membro riceverà, una maggiore attenzione nella definizione dei destinatari delle risorse comunitarie, più attenzione per la sostenibilità ambientale dell’agricoltura europea e una più generale semplificazione della CAP, da sempre una delle voci più corpose, e perciò più complesse, del bilancio e della legislazione europei.

Tuttavia, dall’accordo del mese scorso erano state escluse alcune materie legate al completamento della definizione del Quadro Finanziario Pluriennale 2014-2020, su cui è stata raggiunta un’intesa solo alla vigilia del Consiglio Europeo. Fra queste, spiccava la possibilità di trasferire risorse da un capitolo di spesa a un altro all’interno del medesimo QFP, un problema molto sensibile per la gestione dei fondi della PAC. Il Consiglio Agrifish dei giorni scorsi ha dunque accolto con favore il raggiungimento dell’accordo in materia, pur dovendo registrare le perplessità di alcuni Stati membri. È stata infatti sollevata la possibilità che l’intesa generale sul QFP possa portare a una riapertura, sebbene solo sui punti non ancora definiti dal trilogo di giugno, dei negoziati sulla riforma della PAC. La motivazione sarebbe costituita dall’assenza di flessibilità sufficiente nel nuovo QFP: difficile però prevedere che una trattativa così estenuante venga riaperta, anche se la presidenza di turno della Lituania, che ha fatto dell’implementazione della riforma una delle proprie priorità, non ha escluso la possibilità di nuovi incontri con Parlamento e Commissione.

Una volta certificati i progressi nel percorso verso una nuova PAC, per cui il Consiglio ha definito quattro priorità ben precise (nuove regole per i pagamenti diretti agli agricoltori, per l’organizzazione del mercato dei prodotti agricoli, per il sostegno allo sviluppo rurale e per il monitoraggio della PAC), i Ministri presenti dei ventotto Stati membri hanno affrontato il tema di una nuova politica comune sulla pesca (Common Fisheries Policy, CFP). L’obiettivo è quello di sostituire l’odierno European Fisheries Fund con un più comprensivo European Maritime and Fisheries Fund (EMFF). Il cambiamento non riguarda solo la sigla con cui ci si riferisce al Fondo comune deputato al sostegno delle politiche sulla pesca degli Stati nazionali: il Fondo verrà infatti utilizzato per garantire la sostenibilità dello sfruttamento delle risorse ittiche nei mari europei, cofinanziando progetti a fianco dei finanziamenti nazionali, e dovrà anche coprire le attività in seno alla Politica Marittima Integrata dell’UE, mirata in particolare al coordinamento fra gli Stati membri in materia di blue growth, ossia le attività economiche in mare (trasporti, gestione delle strutture portuali, studi scientifici e così via).

Il Consiglio ha dunque dato il proprio contributo alla riforma della CFP, concentrandosi in particolare sui metodi di allocazione delle risorse finanziarie a disposizione del Fondo. Dopo aver raggiunto un accordo politico con Commissione e PE nei mesi scorsi sulla riforma generale della politica in questione, i Ministri europei hanno discusso della proposta comunitaria riguardo le priorità per i futuri investimenti: le risorse dovrebbero essere accordate tramite analisi settoriali, guardando alle specifiche necessità dei progetti presentati dagli Stati membri, ad esempio la possibilità di creare occupazione o i livelli di sfruttamento delle risorse ittiche. In questo modo, verrebbe superato l’attuale metodo che invece prende in considerazione il PIL di ogni Paese e privilegia poi i membri meno ricchi. La Commissione sottolinea che in tal modo si sostituirebbe l’attuale approccio ‘di coesione’, riconoscendo la priorità alle esigenze del settore, più che a quelle più vaghe dello sviluppo regionale, garantendo allo stesso tempo a tutti gli addetti europei di partire su un piano di parità, indipendentemente dalla ricchezza del proprio Paese.

Di particolare rilevanza è comunque l’accordo raggiunto con il PE sui principali punti della nuova CFP: la definizione delle quote di pesca dovrà essere svolta tenendo in considerazione pareri scientifici certificati e non motivazioni politiche, mentre le associazioni di categoria e le amministrazioni locali dovranno essere maggiormente coinvolte nel garantire la sostenibilità delle attività di pesca. Infine, la pratica dello ‘scarico’ delle eccedenze di pescato rispetto alle quote concordate dovrà cessare, presupponendo che quote meglio definite non la renderanno più necessaria. Qualcosa si muove (ancora) a Bruxelles, dunque: agricoltori e pescatori saranno presto chiamati ad aggiornare le proprie occupazioni.

In foto: un’imbacazione di pescatori entra nel porto di Alicante, in Spagna (Foto: Wikimedia Commons)

 

 

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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