venerdì , 23 febbraio 2018
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Influenza aviaria: attivata la Direttiva europea anti-epidemia

Dopo la peste suina africana, l’Unione Europea si trova ad affrontare un’altra pericolosa epidemia: l’influenza aviaria. Ad inizio settimana, infatti, sono stati comunicati due nuovi casi di influenza aviaria del ceppo H5 nei Paesi Bassi e nel Regno Unito. Questo è accaduto dopo che un caso era già stato denunciato ad inizio mese (5 novembre) nella Pomerania Occidentale in Germania.

Non sono buone notizie, ma l’Unione Europea si è subito attivata per scongiurare una diffusione ulteriore dell’influenza aviaria, altamente contagiosa e con una mortalità pari al 100% in 48 ore. Gli Stati membri dove il virus è stato identificato hanno immediatamente seguito le disposizioni previste dalla Direttiva relativa a misure comunitarie di lotta contro l’influenza aviaria (Direttiva 2005/94/CE), tra queste:

  • l’abbattimento immediato di tutto il pollame e gli altri volatili in cattività presenti all’interno dell’azienda;
  •  la distruzione delle carcasse e delle uova presenti in azienda;
  •  il controllo dei pulcini nati da uova provenienti dall’azienda contaminata;
  •  il rintracciamento e la distruzione di carne e uova provenienti dalla suddetta azienda;
  •  il divieto di trasportare volatili dalla zona infetta ad altre zone;
  •  l’avvio di indagini epidemiologiche immediate per l’identificazione della fonte del virus.

A tal riguardo, i primi studi sull’emergenza del virus sembrano confermare che alla causa della sua diffusione vi sia la migrazione di uccelli selvatici infetti venuti a contatto con i volatili tenuti negli allevamenti, ma non è chiaro come gli animali selvatici siano stati contagiati.

Sebbene altamente pericolosa per i volatili, l’Unione Europea tende a rassicurare la popolazione confermando che la probabilità di trasmissione del virus da volatili ad umani è bassa e riguarderebbe soprattutto le persone direttamente a contatto con gli animali affetti dal virus, quindi veterinari e personale impiegato negli allevamenti contaminati. Per questo la Direttiva prevede che si tengano registri delle persone che visitano l’azienda contaminata in modo da agevolare la sorveglianza e la lotta contro la malattia.

Le rigorose misure di controllo veterinario in vigore nell’UE scongiurerebbero la possibilità di diffusione del virus. Inoltre, la cottura di carne e uova eliminerebbe ogni traccia del virus. Ancora più rara, invece, la trasmissione del virus da uomo a uomo, anche se non è da escludere la possibilità che il virus H5N1 muti. Da sottolineare, invece, in questa intricata sequenza di sigle che spesso non fa altro che confondere le idee e spaventare, la differenza tra questo virus, l’H5N1 appunto, e il virus H1N1 alla base della pandemia influenzale (febbre suina) scoppiata nel 2009.

Scongiurata per ora la diffusione del virus tra la popolazione umana, tuttavia, rimane l’alto rischio di diffusione tra il pollame europeo. Una commissione ad hoc si riunisce oggi per valutare ed eventualmente rivedere le misure adottate fino ad oggi.

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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