giovedì , 22 febbraio 2018
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Italia condannata: pochi controlli su aiuti agricoli UE

Si è chiusa lo scorso 5 febbraio la battaglia legale tra Italia e Commissione Europea sugli aiuti ai produttori di pomodori destinati alla trasformazione. Fin dal 1996, attraverso il Regolamento  n. 2201/96 relativo all’organizzazione comune dei mercati nel settore dei prodotti trasformati a base di ortofrutticoli, l’Unione Europea ha istituito un regime d’aiuti a favore delle organizzazioni di produttori di ortofrutticoli che destinino la loro produzione alla trasformazione. Tali misure riguardano differenti tipi di frutta e verdura, tra cui pesche, pere e pomodori.

Tale regolamento è stato emendato ed integrato da altri testi legislativi nel corso del tempo, in modo che le sue misure restassero al passo con i tempi. Il più recente regolamento n. 1535/2003 indica le misure attuative: se da una parte i produttori e le organizzazioni dei produttori devono osservare regole ben precise per poter beneficiare degli aiuti (ad esempio ben definite tempistiche per inoltrare le richieste), dall’altra parte anche lo Stato membro ha in capo a sé dei compiti specifici, al fine di controllare la fondatezza degli aiuti concessi.

Ed è proprio qui che l’Italia ha fallito nelle campagne 2005/2006, 2006/2007 e 2007/2008 nel settore dei pomodori trasformati, come denunciato prima dalla Commissione Europea, ma ora confermato anche dalla Corte di Giustizia con la sua sentenza del 5 febbraio. Dopo alcune visite sul campo da parte della Commissione, all’Italia era stata contestata la mancanza sistematica dei controlli sulle rese produttive richiesti dall’articolo 31, paragrafo 1, lettera b), del regolamento n. 1535/2003.

A seguito di uno scambio di lettere informali e formali, la Commissione aveva proposto all’Italia un’aliquota di rettifica forfettaria pari al 2% (ovvero circa 8,7 milioni di euro). Ma la Repubblica italiana aveva fatto ricorso ritenendo l’applicazione di questa aliquota sproporzionata: a detta dell’Italia, infatti, se è vero che i controlli nelle campagne in questione erano mancati, era anche vero che non era dimostrabile nessun versamento indebito di aiuti, poiché erano sempre state effettuate verifiche ex post sulle produzioni con resa anomala, ovvero pari o superiore alle 140 tonnellate per ettaro.

Ma il Tribunale dell’Unione Europea ha rifiutato il ricorso dell’Italia, confermando che uno Stato membro non può non farsi carico dei controlli previsti dal regolamento e nemmeno di sostituirli con altre verifiche. Non di meno, la sentenza conferma che l’aliquota di rettifica forfettaria del 2% è stato un regalo generoso della Commissione, che, di fronte ad una mancanza sistematica di controlli prioritari, avrebbe potuto chiedere ben di più. E poi sarebbero gli Stati membri a fare i conti in tasca all’Unione Europea su come spende i loro soldi.

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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