venerdì , 17 agosto 2018
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Italia e procedure di infrazione sulla pesca

Tra le cinque procedure d’infrazione del mese di luglio che hanno coinvolto l‘Italia, ve n’è anche una concernente l’attività di pesca nel Mar Mediterraneo. La Commissione Europea, infatti, ha inviato un parere motivato al nostro Paese (e alla Spagna) invitandolo ad adottare al più presto un sistema di gestione nazionale della pesca attraverso draghe, come previsto dal Regolamento n. 1967/2006, meglio noto come Regolamento Mediterraneo. Per chi non si intenda di pesca, le draghe sono definite dalla legislazione europea come attrezzi trainanti, tirati da natanti o meccanizzati, utilizzati per la cattura di molluschi bivalvi, gasteropodi o spugne.

Per chi non si intenda del Regolamento Mediterraneo, invece, questo prevedeva che entro il 31 dicembre 2007 gli Stati membri adottassero piani di gestione per le attività di pesca condotte all’interno delle loro acque territoriali con diverse attrezzature, tra cui appunto le draghe. Alla base della creazione di questi piani di gestione vi è l’obiettivo di tenere monitorata l’attività di pesca nel Mar Mediterraneo, dove non è applicato, al contrario di altri mari, il sistema delle quote, salvaguardando quindi le risorse ittiche.  Ora la palla passa all’Italia, la quale avrà due mesi di tempo per porre rimedio alla sua carenza, oppure la Commissione potrà valutare di ricorrere alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

L’annuncio della procedura d’infrazione non è che sia passato inosservato, ma comunque è stata edulcorata da un’altra notizia, questa volta buona, per quanto concerne sempre il settore della pesca. La Commissione Europea ha infatti deciso di chiudere la procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per la pesca attraverso spadare, ovvero reti pelagiche utilizzate per la pesca del pesce spada, dichiarate illegali dall’Unione Europea nel 2002. Che l’Italia quindi sia finalmente riuscita ad allinearsi con il resto d’Europa è un’ottima notizia.

Il Ministro per l’Agricoltura Maurizio Martina ha così commentato la decisione arrivata da Bruxelles “Quella che arriva da Bruxelles è una buona notizia attesa da tempo. La Commissione europea ha riconosciuto il grande lavoro fatto dall’Italia nell’ultimo triennio sul fronte della legalità in mare. Abbiamo rispettato le regole, tutelato gli stock ittici nei nostri mari e possiamo assicurare che continueremo a mantenere alta la guardia nei controlli. Continua il nostro impegno nel difendere i pescatori che con grande sacrificio ogni giorno lavorano con onestà, tutelando allo stesso tempo le risorse marine”.

Ovviamente anche le associazioni per la pesca hanno accolto con sollievo la notizia della promozione dell’Italia, occasione anche per ricordare tuttavia la contrarietà all’abolizione totale della pesca attraverso tutte le reti da posta a partire dal 1 gennaio 2015, come annunciato dalla Commissione, a seguito anche dei risultati di una consultazione pubblica. Secondo le cooperative italiane della pesca, infatti, si tratterebbe di un iniziativa che avrebbe come risultato di buttar via il bambino con l’acqua sporca.

A quanto dice il Coordinamento Pesca dell’Alleanza delle cooperative italiane, infatti, la misura creata per combattere la pesca illegale, in realtà finirebbe per bloccare ulteriormente la pesca italiana “anziché razionalizzare e migliorare la disciplina europea delle reti da posta derivanti, eliminando il divieto sconsiderato della pesca di specie che nulla hanno a che vedere con i grandi pelagici (tonno e pesce spada), la Commissaria Damanaki preferisce scegliere la strada punitiva del divieto totale rischiando così di mettere sul lastrico centinaia e centinaia di imprese, pescatori e famiglie intere che usano (ed hanno sempre usato) correttamente questo attrezzo tradizionale”. Una posizione non appoggiata invece da altre associazioni ambientaliste, come WWF Italia, che lo scorso maggio ha invece salutato con favore la proposta della Commissione di abolire l’uso delle reti derivanti, considerate come uno strumento estremamente dannoso per molte specie marine, come cetacei e tartarughe.

Resta comunque il dato scientifico. Le risorse ittiche del Mar Mediterraneo sono sovrasfruttate e se è vero che con misure punitive si rischia di mettere in ginocchio onesti lavoratori, è anche vero che proseguendo con lo status quo si preannunciano scenari ancora più neri.

In foto un peschereccio in porto a Palinuro, Italia (Foto: Irene Grassi – www.flicr.com, 2013)

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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2 comments

  1. giusto balzani

    gentile dott.ssa , ho letto il suo articolo . Purtroppo ho saputo da un esperto di draghe idrauliche , il Prof. Piccinetti Corrado , del centro di Biologia marina di fano della università di bologna , che l’italia , nonostante la adozione del Piano draghe con DM 23 settembre 2014 , continua ad essere sotto procedura di infrazione. Può darmi in proposito informazioni esatte ? Grazie . Balzani Giusto

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