domenica , 18 febbraio 2018
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L'europarlamentare Paolo De Castro @ European Union - EP 2015

Latte e frutta nelle mense, è scontro fra le istituzioni UE

Cosa succede a quei testi che il Parlamento Europeo deve dibattere, ma che non sono tra le priorità della Commissione? Il Parlamento deve tacitamente obbedire ad una decisione per cui non ha avuto voce in capitolo o continuare i suoi lavori con il rischio che, con il ritiro di una proposta, questi vengano vanificati? È questa la domanda che si è posta la commissione Agricoltura del Parlamento Europeo di fronte alla discussione della relazione sullo schema unico per frutta e latte nelle scuole.

Tale proposta, avanzata dalla Commissione nel gennaio 2014, è volta ad unificare lo School Fruit Scheme e lo School Milk Scheme, due programmi di aiuti cofinanziati dall’UE per la distribuzione di frutta e latte (e derivati) nelle mense scolastiche con l’obiettivo di favorire una migliore educazione alimentare ai bambini, di combattere l’obesità infantile e più tacitamente di offrire un mercato alternativo a questi due prodotti. La Commissione aveva appunto deciso di rivedere i due programmi, sotto la spinta anche di un report della Corte dei Conti nel 2011, per perseguire una maggiore sinergia tra i due e riaggiustando i loro obiettivi, ad esempio rafforzando le attività educative legate ai programmi. Se non fosse che ora questo testo unificato dei due schemi non rientri più nelle priorità della Commissione Juncker.

Nuova Commissione, vecchi dissapori

La scelta di Juncker di definire una lista di priorità per il lavoro della sua Commissione nell’anno 2015 è stata guidata da ragioni politiche e giustificata dalla volontà di voler assicurare maggiore efficienza e sussidiarietà alla legislazione europea. Per quanto nobile e motivato, questo metodo di lavoro sta generando una serie di rivolte. Da una parte, al di fuori delle istituzioni, numerose sono le associazioni, le lobby, le rappresentanze di settore che speravano nell’avanzamento di una determinata proposta legislativa e che invece hanno visto congelarsi il lavoro svlto fino ad ora. Dall’altra parte, all’interno delle stesse istituzioni: prima di tutto il Parlamento Europeo che si sente accantonato per l’ennesima volta dalla Commissione e dal Consiglio Europeo.

Tanto il Presidente della commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, il polacco Siekierski, quanto il relatore del report, il belga Tarabella (agli italiani noto per la tirata di orecchi fatta a Matteo Salvini durante un dibattito), hanno interrogato quindi la Commissione Europea sul da farsi. Commissione che tuttavia ha fornito una risposta un po’ confusa e certamente poco soddisfacente. Secondo il funzionario, infatti, la Commissione non sta ordinando al Parlamento di interrompere la discussione, poiché non ha ancora formalmente ritirato la proposta: per cui il Parlamento è libero di continuarne a discuterne, fermo restando però che in pochi mesi il collegio dei Commissari potrebbe decidere di ritirare il testo. Questa posizione ha sollevato non poche polemiche: «Noi non possiamo assolutamente accettare che l’agenda dei nostri lavori ce la faccia la Commissione» ha detto l’on. De Castro in aula, incalzato dallo stesso Tarabella, il quale ha sottolineato come la Commissione e quindi il Commissario Hogan abbiano iniziato male il loro lavoro (con riferimento obbligatorio alla questione delle quote latte).

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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