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Le nuove norme europee sulla pesca

Il Parlamento Europeo ha approvato la riforma delle CFP (Common Fisheries Policy – Politica Comune della Pesca), una modifica invocata da tempo, data l’incapacità della precedente normativa (emanata nel 2002) di garantire la rigenerazione dell’ecosistema marino. Le nuove indicazioni dovrebbero garantire la sostenibilità della pesca dal punto di vista ambientale, economico e sociale. Garantendo una crescita sostenibile nel settore della pesca e dell’acquicoltura, si otterrà una migliore qualità del pescato per tutti i cittadini dell’UE e si creeranno nuove opportunità occupazionali per gran parte delle zone costiere, assicurando quindi un futuro migliore ai pescatori, che negli anni hanno visto calare le quantità di pescato e, di conseguenza, le loro possibilità di sostentamento.

Uno dei punti cruciale è mantenere la quantità del pescato al di sotto di una soglia nota come MSY (Maximum Sustainable Yield – Rendimento Massimo Sostenibile). Tale limite permette di non minacciare la riproduzione degli stock ittici, assicurando nel contempo di massimizzare le catture. Secondo le stime, mantenere un livello di pescato a questi livelli permetterebbe di aumentare significativamente la grandezza degli stock, ampliando quindi il reddito dei pescatori e stabilizzando il prezzo finale sul mercato, con evidenti vantaggi anche per i consumatori.

La gestione della pesca attraverso il MSY, che dovrà essere adottata per la quasi totalità delle specie entro il 2015, sarà accompagnata da piani pluriennali che terranno conto non più della singola specie, ma del tipo di pesca effettuata, permettendo l’inserimento di più stock ittici all’interno di meno piani, gestendo al meglio la sostenibilità tra le varie specie.

Un punto importante trattato dalla normativa è l’arginamento del rigetto a mare dei pesci pescati per sbaglio o troppo piccoli. Questa pratica dannosa coinvolge quasi il 23% della quantità totale di pescato (ma per alcune specie le percentuali salgono vertiginosamente), che per la maggior parte muore nel processo di rilascio. Tra il 2015 e il 2019 si procederà ad eliminare questo metodo, attraverso un sistema a tappe. Alla fine i pescatori avranno l’obbligo di sbarcare almeno il 95% del pescato totale, vendendo tutte le specie commerciali, mentre le specie sottotaglia o non fruibili per l’uomo verranno poi destinate ad altro uso.

Questa parte della normativa incentiverà i pescatori ad utilizzare metodi di pesca più selettivi, migliorando l’efficienza delle risorse. Ovviamente gli Stati membri dovranno garantire che sui loro pescherecci vengano installate tutte le attrezzature necessarie al monitoraggio delle attività di pesca e trasformazione. Gli Stati dovranno poi essere responsabili delle capacità delle loro flotte, commisurandolo alla capacità di pesca effettiva, e agire dove necessario. In caso contrario l’Unione potrebbe valutare la sospensione dei fondi.

Un capitolo a parte è dedicato alla pesca artigianale, che pur interessando il 77% delle imbarcazioni, rappresenta solo l’8% della stazza complessiva delle navi, con un impatto sulle risorse ittiche molto meno rilevante. Per questo motivo, e per ragioni culturali e sociali di varie zone costiere europee, il limite di pesca entro 12 miglia dalla costa sarà esteso fino al 2022.

Importanti saranno i dati scientifici che verranno utilizzati per comprendere meglio lo stato dei fondali di pesca e degli stock ittici, per adottare decisioni volte a gestire al meglio un regime di sostenibilità. Verranno quindi istituiti programmi di ricerca nazionali per coordinare al meglio i dati provenienti dai singoli Stati. A tutto ciò verrà accompagnato un programma di semplificazione, rendendo più trasparente il mercato dei produttori, modernizzando il sistema attuale e permettendo l’acquisto di pesce per l’immagazinamento solo al di sotto di una certa soglia di prezzo, perchè poi le scorte vengano immesse sul mercato successivamente, stabilizzando il prezzo finale. I produttori andranno inoltre incontro a nuove norme di etichettatura, che dovranno avere indicazioni chiare su qualità e tracciabilità, a vantaggio ovviamente dei consumatori.

Molto importante infine è il decentramento della governance, secondo il quale Bruxelles si occuperà solo di indicare il quadro generale, gli obiettivi globali e i calendari di attuazione. Gli Stati membri quindi coopereranno fra loro per cercare di elaborare misure di attuazione efficaci, che diventeranno quindi norme applicabili agli operatori interessati.

In foto un peschereccio in porto a Chioggia (© Wikimedia Commons) 

L' Autore - Redazione Europae

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