sabato , 24 febbraio 2018
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Nuova PAC: l’Italia presenta le scelte nazionali

Lo scorso 31 luglio, il Consiglio dei Ministri ha approvato il documento “La nuova PAC: le scelte nazionali – Regolamento (UE) n. 1307/2013”, consentendo al Ministro delle Politiche Agricole di presentare all’Unione Europea, entro la scadenza del 1° agosto, le scelte nazionali in merito all’applicazione della nuova PAC. Dopo gli accesi negoziati sul Quadro Finanziario Pluriennale dell’Unione Europea, la quantità di denaro messa a disposizione dagli Stati Membri all’Unione Europea è diminuita e così anche la Politica agricola comune ha visto un taglio nei fondi a disposizione.

Per il settennato 2014-2020 infatti, sono stati messi a disposizione 362,787 miliardi di Euro (con riferimento ai prezzi nel 2011) divisi in 277,851 miliardi di Euro per il primo pilastro, ovvero i pagamenti diretti, e 84,936 miliardi di Euro per il secondo pilastro, ovvero lo sviluppo rurale. Un taglio della spesa non da poco ma che comunque ha riconfermato la PAC come prima politica UE anche in termini di spese: rappresenta infatti il 38% della budget UE. Gli obiettivi della nuova PAC sono identificabili in queste tre parole: convergenza, sostenibilità e inclusione sociale.

Per quanto riguarda l’Italia, ad essa sono stati assegnati 52 miliardi di Euro che verranno divisi in 27 miliardi per il primo pilastro, 21 per il secondo e 4 per l’Organizzazione Comune di mercato (OCM). Anche l’applicazione nazionale della PAC riprende le linee guida che erano state evidenziate con la sua riforma nel corso degli scorsi anni.

Agricoltore attivo. Meno soldi a disposizione significa anche più attenzione a come vengono spese le risorse. Si è vista così allungare, attraverso una più stringente definizione di “agricoltore attivo”, la lista dei soggetti esclusi dai pagamenti diretti, come banche, società finanziarie e mutue assicurazioni.

Convergenza. L’Italia, come gli altri Stati Membri, dovrà adottare entro il 2019 il cosiddetto “modello irlandese”, definito così perché proposto dall’Irlanda durante i negoziati, caratterizzato dall’elargizione di aiuti uniformi (flat rate) a livello nazionale. Questo passaggio avverrà gradualmente: ad ogni azienda verrà garantita una perdita non superiore al 30% del valore iniziale dell’aiuto e al 2019 nessuna azienda dovrà ricevere un pagamento diretto inferiore al 60% della media nazionale.

Pagamenti diretti. Nel nome di una maggiore equità verranno tagliate del 50% le eccedenze di coloro che ricevono più di 150 000 euro e del 100% quelle di coloro che ricevono più di 500 000 euro.

Pagamenti accoppiati (quelli ancora legati alla produzione). Nell’ottica di un’agricoltura sostenibile anche economicamente e competitiva sono stati ridotti a settori in difficoltà e che rivestono importanza economica, sociale o ambientale. 426 milioni di euro, ovvero l’11% degli aiuti, saranno quindi destinati a difendere in particolare zootecnia da carne e da latte, seminativi, piano proteico, grano duro e olivicoltura.

Aiuti ai giovani. Per favorire il ricambio generazionale è prevista la maggiorazione degli aiuti diretti del 25% per i primi 5 anni di attività di aziende gestite da under 40. A questo punto non resta che aspettare la sua trasformazione in decreto.

Photo © Giovanni Picuti, 2000, www.flickr.com

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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