lunedì , 19 febbraio 2018
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Photo © Sozialfotografie, 2013, www.flickr.com

OGM: UE, la scelta ai singoli Stati membri

La votazione in commissione Ambiente del Parlamento Europeo dello scorso 11 novembre segna un altro passo in avanti nell’annosa battaglia sugli OGM, iniziata con fasi alterne nel 1973, quando venne realizzato il primo organismo geneticamente modificato della storia. Da allora la situazione è notevolmente cambiata. Insieme alla diffusione degli OGM, si è fatto più vivo e acceso il dibattito sulla loro reale utilità e convenienza a livello economico ed ambientale, ma soprattutto sulle implicazioni sulla salute umana.

Nonostante il forte dibattito che ancora oggi divide politici e scienziati, gli OGM, in particolare quelli utilizzati nella produzione del cibo, si sono rapidamente diffusi. Di fronte a questa situazione, da tempo si chiedeva all’Europa di intervenire, armonizzando a livello sovranazionale le regole per tale tipo di produzione. Dopo vari tentativi, ora, sotto la guida della Presidenza italiana del Consiglio, sembra finalmente vicino un accordo a livello europeo. Per il momento gli OGM sono utilizzati soprattutto negli Stati Uniti, dove, per esempio, la produzione di mais geneticamente modificato è vicina al 90%. Il MON 810, il più conosciuto tipo di mais modificato, produce una proteina atta a danneggiare gli insetti che se ne nutrono, limitando perciò la perdita del raccolto.

In Europa, al contrario, gli OGM sono visti ancora con qualche sospetto e molti Stati si stanno opponendo all’ingresso nel mercato. L’Italia è sicuramente tra questi, avendo bloccato l’utilizzo del MON810 con un decreto legge nel 2013. La Spagna, invece, li utilizza da tempo. Di fronte a questa situazione ed alle classiche differenziazioni tra Stati membri, la decisione netta presa in commissione Ambiente l’11 novembre potrebbe sorprendere. I deputati hanno infatti emendato a larga maggioranza la proposta del Consiglio, permettendo agli Stati membri di vietare la coltivazione di OGM sul proprio territorio anche dopo la loro approvazione da parte dell’Unione Europea.

La procedura per approvare la distribuzione di un OGM sarà dunque composta da due fasi: prima l’approvazione a livello europeo, attraverso una procedura standard e trasparente; in seguito l’approvazione anche da parte dei singoli Paesi, cui seguirà l’eventuale immissione degli OGM sul mercato. La seconda fase assicura libertà di scelta ai singoli Stati membri, che si riserveranno la facoltà di autorizzare o vietare la coltivazione/produzione per motivi “ambientali”. Una motivazione del divieto orientata in tal senso sembrerebbe garantire una particolare tutela ai governi contro eventuali ricorsi di fronte alla Corte di giustizia. La commissione Ambiente ha poi deciso di tutelare gli Stati che volessero vietare la produzione OGM con un’ulteriore garanzia: la creazione ai confini di zone cuscinetto, atte ad impedire la contaminazione delle proprie colture agricole a causa dei vicini produttori di OGM.

Particolarmente soddisfatti per il risultato sono stati sia Frédérique Ries, liberale belga che ha seguito da vicino il dossier, che l’italiano La Via, del PPE e Presidente della commissione Ambiente. Mentre la prima sottolinea il grande consenso trasversale raggiunto, che permetterà di presentare con forza la posizione del Parlamento Europeo in sede di negoziato, il secondo ricorda come questo sia un tema assolutamente prioritario anche per il semestre di Presidenza italiana. Dopo la votazione in commissione Ambiente, i negoziati procederanno con il Consiglio a guida italiana, in modo tale da arrivare a una regolamentazione definitiva che tuteli gli interessi di tutte le parti. Lo stesso La Via afferma che un successo del negoziato è ancora possibile e che i punti da limare non sono poi molti. Parzialmente soddisfatte dal risultato del voto sono anche le organizzazioni ambientaliste, che lo vedono come un “passo in avanti” significativo.

Ora non resta che attendere il risultato di un negoziato non facile, dal momento che gli interessi delle multinazionali, e di alcuni governi, saranno sicuramente presentati con forza. La forte posizione del Parlamento Europeo e la guida italiana spingono tuttavia a sperare in una soluzione equa, che possa effettivamente tutelare gli interessi in gioco. Un solo dubbio rimane: con la flessibilità in mano agli Stati, si potrà ancora parlare di Mercato Unico?

L' Autore - Dario Battistella

Studio Giurisprudenza a Trieste. Per due volte all'estero a Strasburgo e ad Amsterdam. Ho avuto un'esperienza come stagista presso il Parlamento Europeo. Curioso cittadino del mondo mi interesso di storia, politica, economia e naturalmente di ambiente. Indago il mondo per piacere, anche se ogni volta “ritorno confuso d’una ignoranza sempre più spaventosa”. Scrivere mi aiuta a pensare, sono felice di farlo per Europae.

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One comment

  1. Contrary_opinion

    …uno che usa il termone “contaminazione” denota l’ignoranza in materia

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