mercoledì , 15 agosto 2018
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© Karlis Dambrans

Politica agricola, Italia dovrà restituire 70 milioni all’Ue

Come si gestisce la politica agricola comune (PAC)?  In particolare, come fa l’Unione Europea a controllare che i fondi stanziati per quest’ultima siano effettivamente spesi in maniera consona alle direttive emanate e criteri stabiliti? Innanzitutto alcuni chiarimenti in merito agli organi creati per distribuire i fondi comuni: in principio c’era il FEOGA (Fondo Europeo di  Orientamento e Garanzia), sostituito poi  nel 2007 dal FEAGA (Fondo Europeo Agriclo di Garanzia) e dal FEASR (Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale).

Gli organi della politica agricola comune

Il FEAGA in primo luogo si occupa di finanziare gli aspetti di mercato della PAC, attraverso una serie di attività differenziate, in maniera concorrente con le entità statali e regionali. Quelle più importanti sono le restituzioni fissate per l’esportazione di prodotti nei aesi terzi, gli interventi destinati a regolarizzare i mercati agricoli, i pagamenti diretti gli agricoltori previsti dalla PAC. Volendo allungare un po’ di più il catalogo, si possono anche includere altri tipi di spese come per esempio il contributo per spese veterinarie specifiche, ad azioni specifiche nel settore veterinario, nel settore dei prodotti alimentari, la messa a punto ed il mantenimento dei sistemi di informazione contabile e di indagine agricola.

D’altro canto, il FEASR ha dato per la prima volta nella storia dell’unione a un sistema di programmazione unico per lo sviluppo rurale. Innanzitutto il carattere dei progetti può avere solo carattere nazionale o regionale. Punti a favore di questi programmi sono, ad esempio, il loro carattere notevolmente semplificato (dal punto di vista burocratico) rispetto al regime precedente  e il fatto che abbiano adottato un approccio strategico.

Italia, spese irregolari per 70 milioni

Questi organi costituiti ad hoc, finalizzati a rendere anche più sostenibile la produzione agricola europea, agiscono in maniera autonoma ma è la Commissione Europea che accerta anche quando i programmi di finanziamento non siano andati a buon fine e ha la possibilità di ritirare il finanziamento oltre che ad aggiungere, per lo Stato Membro poco efficiente e corretto, delle rettifiche finanziarie forfettarie, non aventi però carattere sanzionatorio.

Questo è ciò che è capitato all’Italia per una serie di fatti che si sono prodotti in varie Regioni del nostro paese. La Commissione ha dunque, con la decisione del 26 febbraio 2013 applicato tali rettifiche per alcune spese che il Bel Paese ha sostenuto illegalmente giovandosi delle potenzialità dei due fondi prima descritti. L’Italia invece si è opposta al provvedimento amministrativo della Commissione facendo ricorso al Tribunale dell’Ue il quale ha infine statuito sulla questione il 12 novembre scorso.

Tre punti sono stati in particolare dibattuti in questa vicenda. In primis, l’Italia non ritiene giusta la sua esclusione dalla somma di oltre 48 milioni di euro di finanziamento per carenze legate alla condizionalità nel sistema dei controlli avvenute nel biennio 2005-2007. Le ricadute pratiche sarebbero state di non garantire un effettivo benessere degli animali. Tuttavia il tribunale ha ritenuto che, sulla base del principio di condizionalità, introdotto in questa materia per la prima volta con il regolamento 1782/2003, se un agricoltore non rispetta i requisiti minimi per la gestione e buone condizioni agronomiche o ambientali, il pagamento effettuato nei confronti dei coltivatori diretti che non li rispettano deve essere o ridotto o eliminato. L’Italia non si è vista accogliere nemmeno le altre due contestazioni mosse al contenuto della decisione. Risultato? Esclusione dal contributo poco superiore ai 17 milioni di  euro per carenze nel sistema degli aiuti per la trasformazione degli agrumi tra il 2004 e il 2007  oltre che da quello di 6 milioni di euro  a causa delle gravi disfunzioni dell’organismo ARBEA della regione Basilicata, a causa delle gravi carenze organizzative tra 2007 e 2009.

L' Autore - Francesca Gennari

Emiliana, Europeista, Entusiasta. Appartengo alla specie libris famelica, amo viaggiare e nel tempo "libero" frequento il Collegio di merito Bernard Clesio, il secondo anno presso la facoltà di Giurisprudenza di Trento e il terzo presso Université Paris 13 nell'ambito del programma doppia laurea. Sogno una Costituzione per l'Europa e credo che fare parte della Redazione della Rivista Europae sia fondamentale per arrivare a questo traguardo.

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