mercoledì , 21 febbraio 2018
18comix
quote latte
Photo by European Commission

Quote latte: al Tribunale UE parziale vittoria italiana

Quote latte e recupero degli aiuti di Stato è un binomio tornato sotto la luce dei riflettori della politica interna e comunitaria a partire dal 23 giugno scorso. Risale infatti a questa data una decisione importante del Tribunale dell’Unione Europea sul tema, che dà ragione parzialmente all’Italia. La sentenza, se confermata in Corte di Giustizia, potrà definitivamente porre una pietra su una questione di politica e di programmazione economica per cui l’Italia si ritrova nell’occhio del ciclone da troppo tempo.

Prima di entrare nel merito della pronuncia giurisdizionale, è necessario porre alcune premesse di carattere storico, giuridico ed economico. Per prima cosa, di cosa si parla quando si legge e si scrive di “quote latte”? Si tratta di limiti alla produzione di un determinato tipo di bene, decisi tra singolo Stato membro e Unione Europea, nell’ambito della Politica Agricola Comune, che, per la cronaca, costituisce la destinazione di circa il 40% del budget UE.

L’introduzione di questi contingenti deriva dalla necessità di sostenere le fluttuazioni di reddito, particolarmente forti in questo settore produttivo. La scelta dei legislatori europei deriva dunque dalla preferenza per un’ingerenza statuale piuttosto che il fallimento dei produttori. Se si “sforano” le quote,  le latterie e i caseifici (acquirenti) agiscono come veri e propri sostituti di imposta e trattengono il prelievo  stabilito dalle norme in materia.

L’Italia e le quote latte

In Italia, però, lo sforamento è stato praticato su larga scala nel periodo tra 1995/96 e 2001/02 creando una vera e propria distorsione del mercato non solo italiano, ma anche di quello europeo. Una distorsione che è costata la modica cifra di 4,5 miliardi euro allo Stato italiano, secondo una logica di “liberismo di comodo” che piace a una parte del settore imprenditoriale italiano. Nel 2003 il Consiglio ha concesso al nostro Paese di sostituirsi ai produttori di latte nel pagamento di oltre 1,386 miliardi di euro e istituire un regime di aiuti di Stato (consentito ai sensi dell’articolo 108 TFUE in casi ben specifici).

Tutto questo a due condizioni: l’Italia aveva un obbligo di dichiarazione del prelievo supplementare al Fondo Europeo Agricolo di Orientamento e Garanzia (FEAOG) con conseguente detrazione del debito nei confronti dell’UE e dei relativi interessi sulle spese. I produttori dovevano inoltre rimborsare integralmente il loro debito nei confronti dell’Italia in un periodo di tempo non superiore ai 14 anni a partire dal 1 gennaio 2014.

La rateizzazione trentennale del debito

L’Italia ha dato in un primo momento attuazione in maniera letterale a quanto stabilito dal Consiglio dell’UE, ma nel 2011, con legge n.10/ 2011, si è consentita la rateizzazione trentennale del debito contratto dai produttori nei confronti dello Stato stesso per far fronte a una grave crisi del settore lattiero caseario.

Secondo quanto previsto dalla procedura, Roma ha informato la Commissione Europea che la nuova misura andava ascritta a un aiuto di sStato “de minimis” il cui regime è contenuto nel regolamento 1535/2007. La Commissione ha invece considerato tale misura come un aiuto di Stato nuovo, incompatibile con il mercato interno e che quindi le somme concesse dovevano essere recuperate, interessi inclusi.

Il Tribunale UE dà ragione all’Italia

Per questi motivi il 30 settembre 2013 l’Italia ha richiesto al Tribunale di annullare integralmente la decisione della Commissione o, in subordine, solo nella parte in cui si chiedeva il recupero degli aiuti individuali concessi.

Il Tribunale ha dato ragione all’Italia solo in merito all’obbligo di rimborso: la Commissione nello specifico avrebbe mal applicato le condizioni di un altro regolamento fondamentale in materia (il n.659/1999). L’esecutivo UE non può infatti ritenere che il semplice mutamento di una condizione imposta al momento dell’approvazione del regime di aiuti costituisca di per sé una riqualificazione della misura in esame come nuovo aiuto, tanto meno considerare questa come illegale.

L' Autore - Francesca Gennari

Emiliana, Europeista, Entusiasta. Appartengo alla specie libris famelica, amo viaggiare e nel tempo "libero" frequento il Collegio di merito Bernard Clesio, il secondo anno presso la facoltà di Giurisprudenza di Trento e il terzo presso Université Paris 13 nell'ambito del programma doppia laurea. Sogno una Costituzione per l'Europa e credo che fare parte della Redazione della Rivista Europae sia fondamentale per arrivare a questo traguardo.

Check Also

olio di palma

“Senza olio di palma”: genesi e sviluppo di un problema sociale

A partire dagli anni ’50 i mercati hanno assistito a una crescita esponenziale dell’olio di …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *