sabato , 24 febbraio 2018
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Quote latte, avanza la procedura d’infrazione per l’Italia

Come preannunciato in un precedente articolo, alla fine la Commissione Europea ha deciso di andare avanti con la procedura di infrazione nei confronti dell’Italia riguardo la questione delle quote latte, chiedendo di recuperare presso i produttori di latte multe per 1,395 miliardi di euro in seguito al superamento delle quote di produzione loro assegnate tra il 1995 e il 2009. La procedura era iniziata un anno fa, il 20 giugno 2013, con una lettera di messa in mora inviata dalla Commissione, in cui si imputava all’Italia di non aver preso adeguate misure per recuperare le multe dovute. In tale lettera, inoltre, veniva specificato come il recupero delle suddette andasse operato senza danneggiare i contribuenti italiani, ovvero che a pagare dovessero essere i produttori irrispettosi delle quote e non le casse dello Stato. Ad oggi, quindi, si è entrati nella seconda fase della procedura d’infrazione, quella del parere motivato. Terza fase, se l’Italia non sarà in grado di recuperare le multe, sarà la conduzione dell’Italia di fronte alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Non è un segreto, infatti, che l’Italia abbia da sempre avuto grossi problemi nella gestione delle quote latte, problemi imputabili anche, se non soprattutto, alla leggerezza con cui l’Italia aveva affrontato nel lontano 1984 la definizione delle proprie quote. L’allora Ministro dell’Agricoltura Pandolfi e la sua squadra decisero infatti di utilizzare come parametro per la definizione della quota italiana il dato ISTAT arrotondato per difetto della produzione lattiera italiana nel 1983 (8.823 migliaia di tonnellate), condannando l’Italia ad un perenne sforamento della sua quota. Se a livello nazionale si faceva passare il messaggio che fosse Bruxelles ad aver dato all’Italia una quota sbagliata, a livello europeo l’Italia perse credibilità dimostrando la sua incapacità di fornire dati adeguati per la rinegoziazione delle quote, nonché utilizzando denaro pubblico per saldare multe che invece erano i produttori a dover pagare (concetto confermato dalla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea nel 1995). Si accusavano gli altri grandi Paesi europei di voler mettere in minoranza l’Italia, quando invece il problema era semplicemente che gli altri Stati sapevano come usare la politica europea.

Che Italia oggi abbiamo di fronte non è ancora chiaro. Sarà in grado di risolvere la questione o si nasconderà ancora dietro ad un dito? Per ora il Ministero dell’Agricoltura, guidato dal Ministro Martina, con un comunicato stampa ha chiarito che il ritardo nei pagamenti, e di conseguenza la procedura d’infrazione, è stato causato dai numerosi ricorsi presentati dai debitori che hanno di fatto bloccato le possibilità di riscossione. Tuttavia, conferma anche che l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA) si è già attivata per la consegna delle cartelle esattoriali alla Guardia di Finanza.

Le maggiori associazioni di agricoltori sono unanimi nell’auspicare la soluzione della questione. Il Presidente di Coldiretti Moncalvo ha ribadito come si stia mettendo a rischio il lavoro di molti a favore del desiderio di pochi di farla franca: “Le pendenze a cui fa riferimento l’Unione Europea riguardano appena duemila produttori, con 600 di loro che devono pagare somme superiori a 300.000 euro, cioè la gran parte del debito. Un comportamento che fa concorrenza sleale alla stragrande maggioranza dei 36mila allevatori italiani e mette a rischio le casse dello Stato”. A lui fa eco la CIA, presieduta da Scanavino, la quale chiede di non offrire più sconti ai furbi “In ben due occasioni, nel corso degli anni, è stata data l’opportunità ai produttori di sanare la loro posizione, attraverso rateizzazioni e facilitazioni. Il problema è ancora aperto perché alcuni si sono messi in regola, altri hanno continuato a non pagare”.

Anche Confagricoltura, attraverso il Presidente Guidi, auspica che l’Italia finalmente finisca di fare false promesse a discapito di una cosciente negoziazione a Bruxelles: “Bisogna smettere di legiferare al di fuori o contro l’Europa, o effettuare, come nel caso dell’etichettatura, forzature nazionali che poi rimangono lettera morta e che si tramutano in ulteriori procedure di infrazione ed inadempienze a carico dell’Italia. E’ un modo questo che fa perdere credibilità al Paese e che danneggia tutti, agricoltori e cittadini”.

In foto, il Ministro per l’Agricoltura Maurizio Martina insieme al Comissario europeo per l’Agricoltura Dacian Ciolos (a sinistra) e il Commissario alla politiche marittime Maria Damanaki (© Council of the European Union – 2104)

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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