martedì , 14 agosto 2018
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Photo © Chiot's Run, 2012, www.flickr.com

Quote latte: Italia deferita, pagò con fondi pubblici

La Commissione Europea ha presentato ieri, come ogni mese, il pacchetto infrazioni, all’interno del quale era contenuta una sorpresa per l’Italia: la decisione di deferire Roma alla Corte di Giustizia Europea per l’inappropriata riscossione delle multe comminate per il superamento delle cosiddette “quote latte”. Non tanto una sorpresa in realtà, in quanto l’eventualità era già stata annunciata da tempo, malgrado fosse stata rimandata per un motivo o per l’altro. Il deferimento alla Corte di Giustizia rappresenta l’ultima tappa di una procedura d’infrazione apertasi nel giugno 2013 con l’invio da parte della Commissione Europea della lettera di messa in mora. Da allora l’Italia non ha fatto alcun progresso per rientrare nell’ordine della legalità in materia.

La procedura era stata avviata in quanto l’Italia aveva superato, ogni anno, dal 1995 al 2009, la sua quota nazionale e aveva quindi dovuto versare alla Commissione Europea le previste multe, pari a 2.305 miliardi di euro. Quello che la Commissione contesta all’Italia non è quindi il mancato pagamento, avvenuto regolarmente, ma piuttosto le modalità: i soldi versati, infatti, provenivano direttamente dalle casse dello Stato e non dai produttori di latte che avevano sforato le quote, come invece previsto dal regolamento. Nel comunicato stampa di ieri la Commissione specifica che «dell’importo complessivo di 2.305 miliardi di euro, circa 1.752 miliardi di euro non sono ancora stati recuperati. Parte di questo importo sembra considerato perso o rientrerà in un piano composto da 14 tappe (14 anni), ma la Commissione stima che siano tuttora dovute sanzioni per un importo pari a 1.343 miliardi di euro».

Un atteggiamento infantile quello dell’Italia, o meglio deludente, in quanto si è cercato di far credere che la colpa di questo spreco di soldi, di lavoro e di latte fosse da attribuire alla sola Unione Europea e non alla stessa Italia, incapace di conformarsi a delle regole che aveva anche contribuito a creare. A farne le spese, come ricordano le varie associazioni di settore, saranno gli allevatori onesti, uniformatisi con difficoltà e innumerevoli sforzi alle regole imposte. A farne le spese anche i contribuenti italiani, i cui soldi sono stati usati per pagare le multe. Una posizione confermata anche dalla stessa Corte dei Conti.

Un passo in avanti e due indietro insomma, se si pensa che è di pochi giorni fa l’annuncio da parte del Commissario Hogan che le multe per lo sforamento delle quote latte della campagna 2014-2015 potranno essere rateizzate in tre anni, senza incorrere in interessi di mora. Una notizia salutata con favore dal Ministero per le politiche agricole italiano, che si era fatto promotore di questa richiesta. La politica delle quote latte giungerà al termine il prossimo 31 marzo, dopo trent’anni di esistenza, ma ad oggi continua ad occupare spazio. Chi pensa che con la loro fine la situazione del mercato lattiero possa migliorare rimarrà purtroppo deluso.

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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