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Quote latte, l’Europa è pronta a rinunciarvi?

Dal 1 aprile il settore lattiero-caseario europeo verrà liberato dalle quote latte, introdotte ormai circa trent’anni fa (1984) per porre un freno all’aumento di produzione. Una fine annunciata già da tempo, ma che trova comunque l’Unione Europea impreparata.

Come funzionano le quote latte

Il sistema delle quote prevede che, ogni anno, ad ogni Stato membro vengano assegnate una serie di quote – distinte in due categorie, una che concerne la vendita ai caseifici, l’altra riguardante la vendita diretta – a sua volta distribuite ai singoli produttori. Qualora la quota nazionale venga superata, lo Stato membro dovrà pagare una multa, riscuotendo dai produttori che hanno superato la produzione un prelievo sulle eccedenze. Una procedura tristemente nota in Italia, che ha ancora in sospeso 1,4 miliardi di euro di multe.

Il settore lattiero-caseario è davvero importante per l’Unione Europea, essendo il primo settore di produzione, considerando il 15% del valore dell’intera produzione agricola. E per quanto il sistema delle quote latte sia stato fonte di molti dolori per i produttori, la sua fine lascia spazio solo ad un tiepido ottimismo.

Il settore agricolo in crisi

Un settore come l’agricoltura è costellato da focolai di crisi, quali la crisi economica, l’embargo russo e il calo dei consumi interni. Il settore sarà capace di reggere al naturale aumento di produzione al termine delle quote? La produzione si dirigerà verso il mercato estero o si riverserà sul mercato interno, causando una caduta dei prezzi?

Purtroppo gli scenari futuri sono di difficile previsione: l’Unione Europea ha comunque a disposizione una serie di strumenti per intervenire a sostegno dell’agroalimentare, qualora si generassero situazioni di crisi, ma si ha la sensazione di essere arrivati all’insorgere del problema senza una chiara visione. Se è vero che uno dei problemi all’interno dell’Unione Europea è il calo del consumo interno, non è di buono auspicio che la Commissione Europea raccomandi di accantonare la proposta di revisione dello School Fruit Scheme e dello School Milk Scheme, poiché ritiene sia fondamentale prima rivederle per giudicare se vadano prese misure in favore di semplificazione e sussidiarietà.

La situazione dell’Italia

Per quanto riguarda l’Italia, il Ministro Maurizio Martina ha annunciato per l’11 febbraio una riunione con i rappresentanti del mondo agricolo e industriale della filiera lattiero-casearia per confrontarsi sull’attuazione di un piano nazionale, che favorisca un’uscita morbida dalle quote e che offra una visione di medio termine agli allevatori. Il Ministro tiene però a sottolineare come l’Italia non sia impreparata di fronte alla fine delle quote e abbia già in campo importanti strumenti come il ‘Fondo Latte di qualità’, anche se si attendono ancora i decreti attuativi in materia.

«Nella Legge di Stabilità abbiamo approvato il Fondo Latte di qualità con una dotazione di circa 110 milioni di euro per i prossimi tre anni, che finanzierà azioni volte al miglioramento del prodotto, come una della chiavi per aumentare la competitività dei nostri produttori». Secondo il Ministro quindi la via da intraprendere è quella della valorizzazione del Made in Italy – con incentivi alla qualità, etichette più chiare (ad esempio con indicazione delle produzioni di montagna) e lotta alla contraffazione. Valorizzazione che passa anche per il sostegno agli allevatori, assicurando che ricavino un reddito degno del loro lavoro e rendendo più trasparente le relazioni nella filiera produttiva.

Non resta quindi che aspettare aprile e vedere cosa accadrà. Per ora solo il Commissario Phil Hogan si è dimostrato un instancabile ottimista e per questo motivo è stato anche duramente attaccato dagli europarlamentari. Nella scorsa riunione della commissione agricoltura dell’europarlamento l’onorevole Tarabella ad esempio diceva: «Hogan avrà la crisi del latte a marzo-aprile, non se ne rende conto; e poi sarà troppo tardi quando il Berlaymont verrà innaffiato con latte degli agricoltori che verranno a protestare qui a Bruxelles».

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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