mercoledì , 15 agosto 2018
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Regolamento UE sulle etichette: gli effetti sul Made in Italy

Da una settimana è entrato in vigore il Regolamento UE sulle etichette alimentari e se i vantaggi portati da tale nuova legislazione sono indubbiamente tanti, allo stesso modo si trovano alcune misure che vanno a discapito dei prodotti di eccellenza, e quindi del Made in Italy.

Tra le misure positive, indubbiamente, la definizione degli oli vegetali utilizzati negli alimenti: non basta più citare in maniera generica il termine oli vegetali tra gli ingredienti, ma bisogna specificare di che tipologia di olio si tratta, se olio di palma o olio extra vergine di oliva, ad esempio. Una differenza non da poco: non solo per la qualità dell’alimento, ma anche per la salute del consumatore e dell’ambiente. O ancora, da oggi  nell’etichetta deve essere indicata la presenza di grassi idrogenati e non si troveranno più citati ingredienti sotto forma di formule chimiche (ad esempio, si leggerà sale anziché sodio). Inoltre, sempre a beneficio della chiarezza, non basterà l’uso di simboli, ma bisognerà scrivere le informazioni nel dettaglio: ad esempio, nelle istruzioni per l’uso, i simboli di forno, padella o microonde saranno accompagnati dall’espressione scritta.

Accanto a queste misure, importantissimi i passi avanti fatti in materia di tracciabilità. Da un lato, è stato mantenuto l’obbligo di indicazioni relative al Paese d’origine o al luogo di provenienza di un alimento, ogni volta che la loro assenza possa indurre in errore i consumatori per quanto riguarda la loro reale provenienza, ovvero nel caso dei prodotti Italian sounding. Dall’altro lato, l’indicazione del Paese di origine è estesa alla carne bovina, ovina, caprina, suina e avicola. Per di più la Commissione Europea avrà il compito di valutare la possibile estensione dell’indicazione del Paese di origine anche per altre materie prime e prodotti mono- ingrediente, in particolare per il latte e i suoi derivati.

La direzione scelta, come specificato varie volte dal Ministro Maurizio Martina, è quella di andare verso una tracciabilità delle materie prime più che del singolo prodotto. Ecco perché con l’entrata del Regolamento UE sono scomparse dalle etichette le indicazioni relative allo stabilimento di produzione. Non sarà più obbligatorio indicare, a meno di un nuovo intervento del legislatore, se il prodotto acquistato è stato prodotto e/o confezionato nello stabilimento italiano od estero di un’azienda.

Un cambiamento che ha creato non poche polemiche sulla stampa e nel Parlamento italiano, soprattutto tra le file del Movimento 5 Stelle, secondo i quali tale mancanza è l’ennesimo schiaffo sia ai consumatori che all’occupazione locale. Il Movimento ha quindi deciso di inoltrare una proposta di legge alternativa, affinché l’obbligo di indicazione dello stabilimento permanga nelle etichette italiane. In linea di massima, infatti, il regolamento UE consente agli Stati membri di prevedere misure aggiuntive, se giustificate da ragioni di primaria necessità (ad esempio, salute pubblica o tutela della proprietà industriale). Misure che tuttavia devono ricevere il nulla osta della Commissione Europea.

La parola ora passa anche ai cittadini italiani, i quali hanno tempo fino a fine gennaio per dare il loro contributo alla consultazione pubblica organizzata dal Ministero per le Politiche Agricole proprio sul tema dell’etichettatura.

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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