giovedì , 16 agosto 2018
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Riso dalla Cambogia: Italia chiede salvaguardia

Nonostante l’importante ruolo istituzionale che l’Italia sta ricoprendo a livello europeo, il Ministero delle Politiche Agricole non intende abbassare la guardia sulla difesa degli interessi dell’agricoltura italiana. È quanto almeno sembra trasparire dagli ultimi provvedimenti intrapresi dal Ministro Martina. In pochi giorni, infatti, sono state recapitate alla Commissione Europea due lettere per chiedere più attenzione e quindi provvedimenti sui prodotti del Made in Italy.

Al centro, il riso. In attesa dei primi provvedimenti da parte dell’Unione Europea, si tratta comunque di una prima vittoria per le associazioni degli agricoltori italiani che hanno finalmente visto prendere azioni per un problema che stavano evidenziando da tempo, portando anche nelle piazze numerosi risicoltori. In seguito alle pressanti richieste, il Ministro Martina ha formalmente chiesto alla Commissione Europea di attivare le misure di salvaguardia nei confronti dell’importazione di riso greggio di qualità “indica” dalla Cambogia.

Come previsto anche dal Regolamento n. 978/2012, la Cambogia appartiene a quell’insieme di Paesi in via di sviluppo che gode di un sistema di preferenze tariffarie generalizzate (Generalized Scheme of Preferences – GSP). Come previsto dalla stesso regolamento, tuttavia, uno Stato membro può invocare l’adozione della clausola di salvaguardia, quando un prodotto originario di un Paese beneficiario sia importato in quantità o prezzi tali da causare gravi difficoltà ai produttori dell’Unione Europea. E tale sembra la situazione.

Secondo i dati presentati dalle diverse associazioni agricole, le importazioni di riso cambogiano, infatti, sono aumentate da 5.000 a 181.000 tonnellate, raggiungendo il 23 per cento di tutto l’import UE, ad un prezzo troppo basso perché i produttori europei possano contrastare la concorrenza. Secondo il Presidente di Confagricoltura Guidi: “il riso lungo B “tipo indica” prodotto in Italia (che costa mediamente 55 euro/quintale) dovrebbe costare non più di 43 euro/qle per poter reggere la concorrenza del corrispondente riso cambogiano.

Per ottenere questo risultato dovremmo vendere il nostro risone all’industria a 19 euro/qle, il che, per un risicoltore che spende 32 euro per produrre quel quintale di risone, equivarrebbe alla bancarotta”. Tali circostanze, inoltre, avvisano le associazioni di categoria, stanno già costringendo i risicoltori ad abbandonare la coltivazione di certe qualità di riso, perché non sufficientemente remunerative, portando quindi ad un impoverimento della varietà alimentare e delle specificità italiane.

Ora la Commissione avrà un mese di tempo per accogliere o meno la richiesta italiana, aprendo un’inchiesta. Nel frattempo, l’Italia spera che possa essere riapplicato un dazio ordinario all’importazione del riso cambogiano pari a 175 euro per tonnellata, che riporterebbe i prezzi a cifre ragionevoli e sostenibili per i risicoltori italiani.

Al di là dell’applicazione essenziale del dazio ordinario, secondo Coldiretti è giunto anche il momento di rivedere alcune altre pratiche per tutelare la produzione italiana, come ad esempio l’etichettatura, dove andrebbe indicata la provenienza del riso, in modo da rendere consapevoli i consumatori che il loro riso potrebbe provenire da altri Paesi dove vengono ancora utilizzati pesticidi vietati in Italia.

L’Italia è di gran lunga il primo produttore di riso dell’UE con una superficie coltivata a risaie di circa 200 mila ettari, di cui il 90% si trova concentrato nel triangolo Novara, Pavia e Vercelli. Si capisce quindi tutto l’interesse che il nostro Paese ha nella difesa del settore. All’interno dell’UE, altri produttori di riso sono Spagna (104.973 ettari), Portogallo (24.667 ettari), Grecia (20.333 ettari), Francia (19.050 ettari), Bulgaria (4.166 ettari), Ungheria (3.222 ettari) e Romania (500 ettari). (NB dati DG agri, febbraio 2012) L’Italia auspica quindi di creare un gruppo di Stati membri per fare pressione sulla Commissione Europea per risolvere la questione delle importazioni di riso dalla Cambogia.

Photo © Leonardo D’Amico, 2008, www.flickr.com

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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