giovedì , 16 agosto 2018
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Sementi: regolamentarli non è più una priorità

Tra i provvedimenti desaparecidos a seguito dell’annuncio del programma di lavoro della Commissione Junker per il 2015, vi è anche il controverso regolamento UE sulla produzione e distribuzione delle sementi, noto anche come testo unico sul materiale riproduttivo vegetale. La Commissione sembra aver gettato la spugna. Nel maggio 2013 l’esecutivo UE aveva presentato una nuova proposta di regolamento sul materiale riproduttivo vegetale, che aveva la pretesa di abrogare e sostituire con un unico testo ben 12 direttive, da quella relativa alla commercializzazione di piante foraggere a quella relativa alla commercializzazione di materiali forestali di moltiplicazione. L’idea della Commissione era quella di ovviare alla complessità ed alla frammentazione della legislazione in vigore in materia di sementi, creando un testo unico che rispondesse alle esigenze di agro biodiversità, di sicurezza alimentare e di progresso tecnico. Uno scopo non da poco e purtroppo disatteso.

La proposta della Commissione, infatti, giunta sul tavolo delle commissioni AGRI ed ENVI del Parlamento Europeo, era stata fortemente criticata. L’approccio “one size fits all” che aveva portato alla fusione di 12 direttive in un unico testo era stato valutato negativamente, soprattutto perché finiva per unire sementi differenti e quindi con differenti esigenze e scopi di tutela. Il concetto di sicurezza alimentare, ad esempio, è di difficile combinazione con le sementi forestali. Anche molte organizzazioni di settore avevano manifestato la loro contrarietà. In particolare, molte associazioni agricole denunciavano la proposta come un tentativo di controllo degli agricoltori a discapito della biodiversità ed a favore delle industrie, dove le sementi brevettate sembrerebbero avere vita più facile rispetto alle sementi di fattoria. Altro elemento di critica era il ruolo dell’UCVV (Ufficio Comunitario Varietà Vegetali): per alcuni, infatti, centralizzarvi troppi poteri sarebbe stato sbagliato, in quanto sono gli Stati membri a conoscere meglio le esigenze della propria agricoltura.

E con due bocciature quasi unanimi nelle commissioni responsabili e la presentazione di ben 1400 emendamenti, era evidente che il voto della Plenaria lo scorso marzo non potesse essere da meno: dall’UKIP alla GUE la proposta della Commissione è stata rigettata, richiedendo la presentazione di un nuovo progetto legislativo. Critiche accese sono arrivate da tutti i fronti, da quelle dell’inglese Ford (ECR) che ha definito la proposta adatta al suo contenitore di compostaggio, a quella del rapporteur Silvestris (PPE) che di fronte al discorso di Borg, allora Commissario in carica, secondo il quale il rigetto della proposta era dovuto ad un difetto di comunicazione, ha affermato: «se così fosse, saremmo tutti degli imbecilli».

Al di là delle critiche legittime di fronte ad una proposta che faceva acqua da tutte le parti, a partire dalle valutazioni di impatto e fino alla disinformazione (si era persino diffusa l’idea che persino gli orti privati sarebbero stati vietati), era emersa comunque la necessità di rivedere la legislazione in materia di sementi. Se non proponendo un testo unico, almeno comunque intervenendo per snellire la burocrazia e farsi finalmente carico degli obiettivi di sicurezza alimentare e biodiversità. Anche lo stesso Consiglio AGRIFISH nell’ultimo meeting di dicembre aveva ancora chiesto alla Commissione di presentare una proposta emendata. D’incanto invece le sementi non sono più una priorità.

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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