martedì , 21 agosto 2018
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Photo © Robert Nagle, 2008, www.flickr.com

Usa: “si” alla carne bovina irlandese

Un’apparente boccata d’aria per il settore della carne bovina arriva direttamente da oltre oceano. Gli Stati Uniti, infatti, hanno deciso di rimuovere progressivamente l’embargo alla carne bovina proveniente dall’Unione Europea, cominciando da quella irlandese. L’embargo risale a ben quindici anni fa, quando in Europa imperversava la crisi della “mucca pazza”.

L’encefalopatia spongiforme bovina (BSE), meglio nota come “morbo della mucca pazza”, è una malattia neurologica cronica, degenerativa e irreversibile che colpisce i bovini, ma che può essere trasmessa anche all’uomo, qualora si nutra di cervello, tratto intestinale o spina dorsale contaminati. Il primo caso di bovino infetto risale al 1986 nel Regno Unito, Paese che verrà duramente colpito dall’epidemia, contando più di 180.000 casi tra i bovini e 177 morti tra la popolazione. All’origine della malattia una proteina patogena (prione) ovvero un agente infettivo presente nelle farine animali con cui venivano alimentati i bovini (pratica allora molto comune in Europa rispetto agli USA, ad esempio) resistente anche alle alte temperature.

In seguito all’espandersi della malattia, la stessa Unione Europea varò l’embargo per la carne bovina proveniente dal Regno Unito, durato dal 1996 al 2006. Gli USA dal canto loro bloccarono le esportazioni europee di carne anche disossata di manzo, pecora e capra e di prodotti derivati a partire dal 1998. Una decisione che levò molte proteste, poiché considerata eccessiva, e che più che dal punto di vista numerico (gli Stati Uniti non erano un grande mercato di esportazione per quanto riguarda la carne bovina) condizionava l’Unione Europea dal punto di vista teorico, poiché rischiava di condizionare l’opinione pubblica interna ed esterna. Ora i tempi sono cambiati. I controlli all’interno dell’Unione Europea sono aumentati anche in termini di tracciabilità dei prodotti, tanto che dal 2013 è tornato legale nutrire i capi con farine animali derivate provenienti però solo da suini, pollame e pesci. Questo a condizione che i capi vengano nutriti con farine animali di specie diversa dalla loro.

La fine dell’embargo sulla carne bovina europea (solo irlandese per ora) non sembra però poter avere effetti immediati sul relativo mercato. Se indubbiamente il mercato statunitense costituisce una piazza importante, l’Unione Europea non fa parte dei grandi esportatori di carne bovina e quindi potrà beneficiare di questa apertura solo marginalmente. Gli effetti sono piuttosto su altri settori e non sempre positivi. Innanzitutto in terra irlandese dove, come riportato dal The Irish Time, l’industria è piuttosto scettica. Questa decisione da parte degli USA è sicuramente il primo e grande successo che il neo Commissario per l’Agricoltura, Phil Hogan, porta a casa per la sua Irlanda. Questo anche se risultano troppo ottimiste le previsioni del Ministro irlandese per l’Agricoltura, Simon Coveney, il quale prevede entrate multi milionarie per i suoi allevatori. Di sicuro l’Irlanda guadagna qualcosa rispetto agli altri Paesi europei.

Da notare tuttavia come l’apertura alla carne irlandese nel mercato statunitense sia il risultato di un lungo processo, non ancora interamente concluso, in cui le autorità USA hanno ispezionato gli stabilimenti irlandesi per assicurarsi che le loro pratiche fossero conformi alle regole. Non per forza, quindi, l’apertura all’Irlanda, terra celebre per i bovini nutriti con foraggio, avrà come conseguenza l’immediata apertura ad altri Stati europei. Ed infine, indubbiamente, il pensiero va ai negoziati per il TTIP. È innegabile che questa apertura statunitense abbia uno scopo e avrà un effetto sui negoziati: anche agli allevatori statunitensi fa gola l’idea di avere maggiore accesso al mercato europeo, come accaduto ai vicini di casa canadesi. Che però davvero l’Unione Europea sia disposta a rivedere la sua posizione sugli ormoni o il lavaggio delle carcasse con acido peracetico è tutto da vedere.

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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