sabato , 24 febbraio 2018
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Albania: lo scandalo della Banca Centrale

Il 5 settembre il Consiglio di Vigilanza della Banca Centrale d’ Albania ha sottoposto al Parlamento la richiesta di rimozione dall’incarico del governatore della Banca Centrale Adrian Fullani, accusato di “abuso di ufficio” a seguito del furto, da parte di un dipendente dell’istituto, di 713 milioni di lek (5,2 milioni di euro; 6,6 milioni dollari). Le manette oltre che per Fullani sono scattate anche per Elivar Golemi, responsabile della sorveglianza di tutte le operazioni di intermediazione finanziaria.

Secondo la Procura della Repubblica albanese, i due uomini non hanno garantito la sicurezza dei fondi dell’istituto bancario. Fullani avrebbe violato la legislazione bancaria in almeno cinque casi e altri quattro vengono contestati a Golemi. Le sottrazioni di denaro si sono realizzate nel corso di circa quattro anni ed hanno avuto termine solo in seguito all’autodenuncia di uno dei responsabili di cassa. In attesa della nomina del nuovo governatore, le sue funzioni verranno assunte ad interim da Elisabeta Gjoni, primo vice-governatore di Fullani. Lo scandalo ha però coinvolto altri 16 dipendenti dell’istituto, di cui 12 si trovano in carcere ed altri 4 agli arresti domiciliari, mentre prosegue l’inchiesta della Procura per cercare di trovare la destinazione dei fondi rubati.

In una dichiarazione del 7 settembre, il Consiglio dei Ministri ha annunciato che il Governo, in totale accordo con il Parlamento, avrebbe intrapreso una riforma dell’attuale quadro giuridico della legislazione bancaria per evitare che in futuro possano ripetersi furti simili. Sulla vicenda è intervenuto anche il premier Edi Rama, il quale ha fatto sapere di avere avuto numerosi contatti con esperti di diritto bancario albanesi ed internazionali e di aver adeguatamente discusso della situazione con una missione del Fondo monetario internazionale, attualmente a Tirana in vista dell’accordo di assistenza economica al Paese. Il premier ha assicurato che “il Governo e il Parlamento prenderanno le necessarie misure per assicurare l’efficienza e la trasparenza della Banca dopo questa storia”.

Il 15 settembre Fullani è stato rilasciato dal carcere e messo agli arresti domiciliari in attesa di processo. Se condannato rischierebbe fino a sette anni di carcere. Nonostante i gravi indizi di colpevolezza, non ha esitato a negare le accuse che gli vengono mosse, affermando che “il furto è stato come un fulmine a ciel sereno. Ho lavorato correttamente e onestamente come banchiere per trent’anni e come governatore per dieci. Le accuse sono sorrette da chiari motivi politici”.

La vicenda legata al furto ha provocato una forte reazione nell’opinione pubblica. Attivisti della società civile hanno organizzato varie manifestazioni di protesta ed hanno raccolto oltre 13 mila firme a sostegno della loro richiesta di rimuovere il governatore. Fullani, che contava su forti legami politici e nel mondo dei media, ha sempre respinto ogni ipotesi di dimissioni, asserendo che “le procedure e le regole di sicurezza della banca rispettano i massimi standard internazionali”.

Il Premier Rama sta prendendo in considerazione la scelta di un esperto straniero in diritto bancario come nuovo governatore, riferiscono le fonti locali albanesi, ed ha invitato gli albanesi che lavorano in banche estere a fare domanda per i posti ormai scoperti. A margine di una conferenza stampa, Rama ha detto “noi sicuramente vogliamo dare alla Banca d’Albania un governatore che sarà salutato a livello internazionale come persona professionalmente e moralmente incontestabile”.

Nell’immagine, la bandiera d’Albania (photo © Michael Button, 2012, www.flickr.com)

L' Autore - Maria Ermelinda Marino

Responsabile Balcani - Studentessa di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trento. Nutro un forte interesse per i Balcani ed il Caucaso e trascorro il mio tempo libero studiando la storia, le società e le problematiche di quei luoghi attraverso la lente del Diritto internazionale pubblico e del Diritto dell'Unione Europea.

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