domenica , 18 febbraio 2018
18comix
Photo © Raymond Zoller, 2012, www.flickr.com

Alli (NCD): “Immigrazione, all’UE manca una visione comune”

L’On. Paolo Alli, Deputato del Nuovo Centrodestra, è membro della Commissione Politiche dell’Unione Europea e della Commissione Affari Esteri. Dal 2013 Alli è inoltre Vice Presidente della Delegazione Italiana presso l’Assemblea Parlamentare della Nato. Con Europae ha parlato, in esclusiva, di immigrazione, a seguito degli ultimi sviluppi europei in ambito di gestione del fenomeno migratorio. Pur riconoscendo l’importanza di Frontex, Alli ha messo in luce i limiti di un’Europa incapace di far fronte all’immigrazione attraverso non solo una politica interna più forte, ma anche una politica estera comune rivolta ai Paesi della sponda sud del Mediterraneo.

 

1) Onorevole, l’Unione Europea è stata molto criticata per non aver aiutato l’Italia nella gestione dei flussi migratori. Adesso si aspetta Triton, l’UE è forse riuscita a superare uno dei suoi limiti?

Paolo Alli - © Camera dei Deputati
On. Paolo Alli © Camera dei Deputati

Si parla tanto dell’Europa in relazione ai suoi limiti, dal deficit democratico all’assenza di una reale unione politica. Io ritengo, però, che per superare i limiti dell’Europa occorra farne parte e agire dall’interno con grande convinzione. Il protagonismo italiano in Europa va assolutamente rilanciato. Mi sarei aspettato qualcosa in più dal semestre di presidenza, soprattutto dal punto di vista delle iniziative. Sei mesi evidentemente sono pochi per raggiungere dei risultati concreti. Sul fronte immigrazione ci siamo riusciti, ma è frutto di un lavoro iniziato un anno fa. Bisogna essere consapevoli che abbiamo un gap da recuperare rispetto agli altri, a partire dalla presenza dentro le strutture della Commissione, che condizionano pesantemente il lavoro del Parlamento. L’assenza di nostri rappresentanti nelle posizioni chiave delle Direzioni Generali è lampante.

L’altro grande limite è la mancanza di una visione comune: l’Europa ha certamente bisogno di alleggerire la pressione burocratica e rafforzare gli aspetti politici. La questione immigrazione è un tema con sfaccettature legate alla politica estera ed alla politica interna, i due fronti su cui l’Europa è più carente. Non esiste una visione unitaria della politica interna – né tanto meno di quella estera – nel momento in cui prevalgono gli interessi dei singoli Stati, e soprattutto di quelli che hanno un peso maggiore nel panorama europeo. Per questo il tema dell’immigrazione non è mai stato affrontato in modo serio e, adesso che si è di fronte, all’emergenza, questo approccio mostra tutti i suoi limiti. L’Europa non ha affrontato il fenomeno migratorio perché non aveva gli strumenti adeguati per farlo, mancando una visione comune di politica interna e soprattutto di politica estera.

2) L’Italia ha reagito al naufragio di Lampedusa lanciando Mare Nostrum, quando l’Unione Europea era ancora impreparata. Che ruolo ha avuto l’impegno italiano nel sollecitare l’Europa ad intervenire?

Mare Nostrum è un’operazione che ha avuto senza dubbio dei pregi e dei difetti: da un lato, è stato un intervento umanitario che ha salvato molte vite, dall’altro lato, però, ha incrementato notevolmente i flussi di immigrati in arrivo. Lo dicono i numeri. L’esito più importante di questa operazione? L’Italia ha dimostrato di farsi carico di un problema di tutti. Mare Nostrum è stata un segnale forte: l’Italia si è assunta responsabilmente non solo un compito umanitario, ma anche l’impegno comune della gestione dei flussi migratori. Questo per lo meno, avendo portato al riconoscimento della virtuosità dell’Italia, ha costretto poi l’Europa ad intervenire con i mezzi di Frontex.

3) Raggiunto questo primo risultato con Triton, cosa si aspetta dal prosieguo del semestre italiano?

Nella restante parte del semestre bisognerà rafforzare la visione politica comune, mettendo sul tavolo la questione della distribuzione dei flussi migratori all’interno dell’Unione Europea e una politica estera solida nei confronti della sponda sud del Mediterraneo. Su questo secondo aspetto il ruolo della Mogherini sarà cruciale, viste le minacce che arrivano da quell’area. Dunque, è importante inserire il tema dei flussi migratori all’interno di una visione politica complessiva che tenga conto di quello che sta accadendo nella sponda sud del Mediterraneo e nell’area sub-Sahariana, da dove i flussi vengono spinti verso il Mediterraneo. È chiaro che il tema cruciale per il nostro Paese è l’immigrazione attraverso il mare, ma per l’Europa è l’immigrazione tout court.

Se quello dell’immigrazione vuole essere il segnale da lasciare nel nostro semestre, dovremo essere capaci di affiancare al tema della distribuzione dei flussi migratori quello della politica estera verso i Paesi del Mediterraneo e, in maniera più ampia, di tutta l’area mediorientale. Confido molto nella figura di Federica Mogherini, credo che possieda tutte le qualità per svolgere al meglio questo ruolo. L’Alto Rappresentante ha però bisogno della consapevolezza e dell’appoggio di tutti i Paesi membri. Nel contesto attuale, in cui la politica estera degli Stati Uniti si mostra più debole rispetto al passato, mentre minacce come quella dell’Isis si fanno più forti, l’Europa è chiamata a rinvigorire la sua politica estera. Il problema dell’immigrazione non riguarda solo la gestione e la distribuzione dei flussi, ma le politiche da mettere in atto nei confronti delle aree dalle quali questi flussi migratori partono.

4) Secondo Lei, dunque, i nuovi scenari di conflitto da cui partono i flussi migratori richiedono anche un rafforzamento della politica europea di difesa comune?

Davanti alla situazione drammatica cui stiamo assistendo, con contesti di crisi come la Siria e la Libia, è necessario un sistema di difesa serio ed efficace. Non riuscendo a realizzare un sistema di difesa comune in Europa perderemmo davvero una grande occasione, perché potremmo garantire una difesa migliore e più efficace con costi decisamente inferiori per i singoli Paesi.

5) L’Unione Europea, tuttavia, è ancora lontana da un obiettivo del genere, malgrado l’esistenza dell’Agenzia Europea per la Difesa. La scelta di militarizzarsi non rientra neanche tra le priorità dell’agenda politica europea, soprattutto in funzione della gestione del fenomeno migratorio. In che modo, dunque, secondo Lei si potrebbe intervenire?

In questo senso, la NATO potrebbe sopperire alle carenze della difesa europea con i propri mezzi. La NATO ha delle potenzialità straordinarie che andrebbero sfruttate di più, ma è necessario che i governi non continuino a ridurre il budget delle spese per la difesa. Sono consapevole che la scelta di investire sulla difesa sia certamente non popolare, però fa parte di quelle decisioni che chi governa deve considerare, alla luce di un quadro complessivo in cui il problema dell’immigrazione può trovare soluzione anche grazie al contributo e all’intervento della NATO.

L' Autore - Alice Condello

Laureata magistrale in Scienze Internazionali (indirizzo in Studi Europei) con una tesi di ricerca, svolta in parte a Nairobi, sul ruolo internazionale dell'UE in Africa. Il lavoro sul campo ha stimolato in me l'interesse verso il tema delle relazioni tra UE e paesi africani, che ho la fortuna di coltivare e approfondire grazie alla collaborazione con Europae. "Eurottimista consapevole", come mi piace definirmi, sogno un giorno di poter lavorare viaggiando tra Europa e Africa.

Check Also

Fake news: la Commissione Europea prova a reagire

La Commissione Europea si attiva contro la diffusione delle fake news. Dopo l’avvio della consultazione …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *