mercoledì , 21 febbraio 2018
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Photo © Kevin Dooley - www.flickr.com, 2013

Ambiente: impegno dell’UE per un’economia circolare

Il modello lineare di economia su cui si è fondata per decenni la crescita economica dei Paesi occidentali viene sempre di più criticato da economisti che predicono un’inesorabile e lenta decrescita. Nel modello economico classico, in vigore per decenni, il percorso delle risorse naturali, impiegate nella produzione dei beni, terminava in discariche o inceneritori, senza essere riutilizzato.

Questo modello è stato dichiarato insostenibile da molti economisti di fama, tra i quali il francese Serge Latouche, che ha teorizzato l’idea di una “decrescita serena” come l’unica possibilità per il futuro. Un altro celebre economista, Georgescu-Roegen, cercando di applicare la termodinamica all’economia, ha provato a dimostrare che ci sono limiti fisici alla crescita infinita.

D’altronde, guardando ai dati empirici, tali teorie sembrano sempre più verosimili. Secondo alcuni studi della Fondazione Ellen MacArthur la domanda di risorse primarie aumenterà entro il 2020 del 25%, mentre secondo i dati OMS la popolazione mondiale crescerà a circa 9 miliardi e mezzo di individui entro il 2050, creando una pressione rilevante sull’ambiente. Di fronte a questi dati si è resa necessaria una riflessione, soprattutto all’interno di un’economia avanzata come quella europea, dove l’ambiente e i diritti dei lavoratori sono generalmente più tutelati rispetto a molti concorrenti.

L’economia circolare

La scelta che la Commissione ha preso per il futuro dell’economia europea è stata quella di muoversi verso un’economia circolare. Sin dal “Manifesto per l’uso efficiente delle risorse” del 17 dicembre 2012, appare evidente la scelta di adottare un sistema economico il cui cardine sia la valorizzazione delle risorse prime attraverso il riciclo e il riutilizzo delle stesse. In tal modo il numero di risorse sprecate dovrebbe scendere in misura consistente, per arrivare al minimo possibile. Tale approccio renderebbe la crescita sostenibile e abbasserebbe la pressione sull’ambiente.

Le politiche e soprattutto gli obiettivi che l’Unione Europea si è posta da quel momento ne testimoniano l’esecuzione, indicativi di una maggiore attenzione per il riciclo, il riutilizzo e in generale per l’ambiente. Complessivamente la natura ne ha sicuramente guadagnato, ma la domanda spontanea è se anche l’economia e la competitività ne siano state avvantaggiate.

Le conseguenze per l’economia

Non si può predire il futuro, ma i benefici già raggiunti ed analizzabili sono molteplici. Secondo la stessa Fondazione Ellen MacArthur, ne sarebbero avvantaggiati la tecnologia, più moderna e pulita, il network di connessioni economiche all’interno dell’Europa e naturalmente la competitività. Quest’ultima è spesso vista come antitetica rispetto ad un’economia verde, poiché si pensa che le scelte ambientali siano costose e incompatibili con la concorrenza di altri Paesi meno sviluppati.  In realtà non sembra essere così, visto che le politiche di riciclo e riutilizzo iniziate in Europa tempo fa sembrano ora ripagare in termini economici e di riduzione dei costi.

Per fare solo un esempio, nel 2013 quasi il 73 % del vetro in Italia è stato riciclato (dati COREVE), comportando una diminuzione del costo della materia prima, attraendo investimenti dall’estero per lo sviluppo di nuove tecnologie di riciclo e rendendo più competitiva l’industria del vino, che utilizza molto vetro riciclato.

Le norme europee

Non è possibile predire il modello economico del futuro, però la scelta della Commissione per l’Europa sembra ormai stata presa. Pubblicando il manifesto Towards a circular economy, a zero waste programme for Europe” la Commissione ha infatti voluto creare una cornice legislativa comune per promuovere l’economia circolare. Negli anni a venire dovranno essere innanzitutto rispettati gli obiettivi imposti riguardo il riciclo, la riduzione dei rifiuti, l’energia verde nonché la rimozione di tutti gli strumenti legali che impediscono il raggiungimento di tale traguardo.

Nel frattempo si dovrà promuovere un cambiamento anche nella mentalità dei consumatori, prediligendo la cultura del riutilizzo e della condivisione rispetto alla singola proprietà, per promuovere la produzione di beni più durevoli e meno inquinanti rispetto a quelli odierni. Senza questo cambio di mentalità, probabilmente ogni tentativo di cambiare sarà vano. La transizione non sarà facile, né indolore, tuttavia fa piacere sapere che almeno un piano per la crescita futura esiste: un piano che potrebbe effettivamente essere un’alternativa rispetto a quanto prospettano i profeti della decrescita.

L' Autore - Dario Battistella

Studio Giurisprudenza a Trieste. Per due volte all'estero a Strasburgo e ad Amsterdam. Ho avuto un'esperienza come stagista presso il Parlamento Europeo. Curioso cittadino del mondo mi interesso di storia, politica, economia e naturalmente di ambiente. Indago il mondo per piacere, anche se ogni volta “ritorno confuso d’una ignoranza sempre più spaventosa”. Scrivere mi aiuta a pensare, sono felice di farlo per Europae.

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3 comments

  1. elisabetta burchi

    interessantissimo articolo!!
    la sottolineatura sull’importanza di un cambiamento di mentalità da parte dei consumatori stessi (da notare, come il termine di ‘consumatori’ , paradigmatico, sarebbe bello da poter sostituire), fa venir in mente come si potrebbe contribuire a modificare la scelta degli acquisti, facendo sì che il prezzo riflettesse in maniera diretta anche i costi ambientali della produzione e dell’eventuale dismissione degli articoli stessi. sarebbe utile analizzare come siamo messi al riguardo ..

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