mercoledì , 21 febbraio 2018
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© guy masavi / Flickr 2014

Ambiente: Parigi e la controversa diga di Sivens

La Francia si vanta di una lunga tradizione politica ecologista e del rispetto dell’ambiente, capace di fare sorgere nei cittadini comuni un forte sentimento di partecipazione per le vicende che riguardano l’environnement. Eppure, i rappresentanti eletti sembrano ricordarsi di questo aspetto solo quando fa comodo, specialmente in tempo di elezioni.

Il governo non si azzarda a mettere in discussione, nemmeno formalmente, il sentimento di grandeur che ancora accompagna la costruzione di grandi opere e infrastrutture pubbliche. Questo è un elemento comune che ha accompagnato tutti i governi francesi dal secondo dopoguerra. In primis, perché la Francia nel ’45 era sì un paese vincitore, ma distrutto. Inoltre, con la gauche al potere negli anni ottanta, bisognava dimostrare che le infrastrutture e le grandi opere non solo erano utili, ma avevano anche una missione sociale. Basti pensare, a titolo di esempio, alla costruzione della meravigliosa Bibliothèque Nationale, a Parigi.

Oggi la sinistra del Partito Socialista (Ps) non ha la maggioranza all’Assemblée Nationale, se non grazie all’alleanza con il partito ecologista EELV, che, pur essendo minoritario, rappresenta l’ago della bilancia in molte questioni cruciali. Ogni volta che il governo decide di finanziare la costruzione di opere pubbliche, la contraddizione non potrebbe essere più evidente. Il primo caso del governo Hollande che ha suscitato il furore degli ambientalisti, anche nella sua maggioranza di governo, è il progetto di costruzione dell’aeroporto di Notre Dame des Landes, che ha dovuto essere interrotto per gli scontri con i collettivi locali, che continuano tuttora.

Il Primo Ministro Manuel Valls, però, nel (disperato) tentativo di salvare la credibilità sua e del Presidente Hollande, vuole più fatti e più decisioni. Per fare questo, ha deciso di insistere sui progetti che permarranno nel tempo e che consentiranno al governo di essere ricordato dagli elettori. Queste sono fondamentalmente le ragioni politiche che si celano dietro il sostegno del governo al progetto di costruzione di una diga a Sivens, nel dipartimento del Tarn. Il progetto, già presentato una prima volta nel 2007, è stato ampiamente contestato fin da subito dalle associazioni e dai collettivi locali e nazionali. Le proteste hanno subito un’escalation drammatica a fine ottobre scorso, quando un dimostrante di 21 anni, Rémy Frasse, ha perso la vita durante uno scontro con le forze dell’ordine.

Perché questo interessa l’Europa? L’eurodeputata dell’EELV, Catherine Grèze, ha denunciato più volte la non compatibilità del progetto con il rispetto dell’ambiente e l’utilizzo, a titolo di co-finanziamento, di 2 milioni dei fondi europei. Il progetto della diga, per costo e imponenza, è eccessivo se si pensa alle poche centinaia di agricoltori che ne trarrebbero beneficio e al rischio di scomparsa di moltissime specie di fauna locale: si tratta un “eco mostro” fatto e finito, secondo l’opinione pubblica.

Dal momento che sarebbe stata violata la Direttiva del 2000 sugli habitat naturali, la Commissione Europea si è interessata al caso e ha disposto indagini d’ufficio, che si sono concluse con l’invio, mercoledì 26 novembre, di una lettera di messa in mora alla Francia per la costruzione della diga di Sivens. Parigi avrà due mesi di tempo per difendersi sui motivi indicati nel provvedimento. Se non riuscirà a convincere la Commissione, saranno applicate le sanzioni.

Per il momento, Valls si dice sereno (anche lui!) e non teme nulla: l’unico elemento che deve essere modificato è la portata d’acqua della diga. Che dire? Only time will tell.

L' Autore - Francesca Gennari

Emiliana, Europeista, Entusiasta. Appartengo alla specie libris famelica, amo viaggiare e nel tempo "libero" frequento il Collegio di merito Bernard Clesio, il secondo anno presso la facoltà di Giurisprudenza di Trento e il terzo presso Université Paris 13 nell'ambito del programma doppia laurea. Sogno una Costituzione per l'Europa e credo che fare parte della Redazione della Rivista Europae sia fondamentale per arrivare a questo traguardo.

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