martedì , 14 agosto 2018
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La centrale a petrolio di Fawley, Regno Unito © Gillian Thomas - www.flickr.com, 2008

Cambiamento climatico, l’UE è chiamata a un ruolo di guida

Le conclusioni del Consiglio Europeo del 23-24 ottobre sono state oggetto di forti critiche e dubbi da parte di associazioni ambientaliste e politici per la loro scarsa ambizione.  Nonostante tali giudizi negativi, forse si è raggiunto il massimo ottenibile, considerati i forti interessi divergenti tra le parti, soprattutto se a questi si aggiunge il fatto che ormai il tema del cambiamento climatico è stato talmente usato ed abusato che in molti vi hanno perso interesse: semplicemente ormai gli opinionisti sembrano dividersi tra credenti e non credenti.

Tuttavia, da tempo la comunità internazionale si è imposta l’obiettivo di non superare i due gradi d’aumento di temperatura rispetto ai livelli preindustriali. Obiettivo ribadito dagli accordi di Copenaghen e che probabilmente sarà il punto di partenza per i negoziati ONU a Parigi nel dicembre dell’anno prossimo. Il rispetto di tale soglia avrebbe comunque gravi conseguenze sull’ambiente, ma per lo meno eviterebbe i più catastrofici effetti, valutati da Greenpeace in un aumento fino a sette metri del livello del mare, conseguenze drammatiche per il clima europeo e una variazione della Corrente del Golfo.

Forse si dovrebbe già cominciare a pensare a come reagire, per non farsi trovare impreparati. In Olanda, per esempio, già nel 2008 si parlava di un nuovo progetto di difesa contro le acque, per arginare l’innalzamento del livello del mare stimato in 1.3 metri entro il 2100 e 4 metri nel 2200, con un costo totale  di circa 100 miliardi di euro. Anche se si centrasse l’importante obiettivo dei due gradi comunque ci sarebbero comunque conseguenze di cui tener conto.

Finora l’obiettivo sembra lontano. Il recente rapporto delle Nazioni Unite sul riscaldamento globale ha messo in evidenza una situazione sconcertante, con un aumento di temperatura di 0,85 gradi tra il 1880 e il 2012. Recentemente, il rapporto IPCC 2014 ha poi denunciato che la presenza di gas serra nell’ambiente non è mai stata così alta negli ultimi 800.000 anni. Non c’è quindi da stupirsi se l’Agenzia europea per l’ambiente, nel rapporto 2013 sulla qualità dell’aria in Europa, afferma che “il 90 % delle persone che vive nelle città dell’Unione Europea (UE) è esposto a livelli di inquinanti atmosferici ritenuti nocivi per la salute dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS)”.

Visti i dati non c’è sicuramente da stare allegri. Tuttavia tali fatti portano anche a un’altra conclusione: non si può più intervenire solo localmente. Pensare che cambiare verso in Europa sia sufficiente è un vano esercizio di egocentrismo. Se, infatti, la Commissione Europea annunciava, l’anno scorso, che le emissioni in Europa sono calate ai livelli del 1990, complice la crisi economica, a livello globale continuano a salire pericolosamente. Per questo motivo l’ONU sta promuovendo da anni conferenze annuali per discutere il tema nell’ambito della Convenzione sui cambiamenti climatici, per poter finalmente raggiungere un accordo a Parigi, nel dicembre 2015.

In quest’ottica, quello che ci si aspetta dall’Europa è un ruolo di guida, di leader nei confronti di altri Stati più pigri perché troppo concentrati sulla competizione economica. Quello che l’Europa si propone non è solo ridurre le emissioni, ma dimostrare che investire sull’ambiente ha anche un rilevante ritorno economico. La Commissione ci sta provando, avviando progetti di economia circolare e investimenti in tecnologie verdi.

Per il momento la strada verso un accordo globale dovrebbe passare per la Conferenza di Lima nel dicembre di quest’anno, che dovrebbe seriamente poggiare le basi per la Conferenza di Parigi a dicembre 2015. Secondo le conclusioni raggiunte dal Consiglio Europeo, gli Stati membri dovrebbero far pervenire le loro posizioni entro il primo semestre del prossimo anno, in modo tale da trovare una strada comune. Le stesse conclusioni tuttavia sono viste da molte organizzazioni ambientalistiche come un ostacolo alla Conferenza di Parigi, poiché se chi, come l’Europa,con un ruolo di guida in questo ambito, comincia ad abbassare i suoi obiettivi, è lecito ritenere che anche gli altri Stati saranno più restii ad aderire.

Nulla riassume meglio la situazione del tweet del Ministro per l’Ambiente Gian LucaGalletti, il quale afferma: “Rapporto #IPCC su gas serra è chiamata a responsabilità x mondo. Europa guida verso #Lima e #Parigi2015, ma ora serve presa coscienza globale”. Come si potrebbe non essere d’accordo?

L' Autore - Dario Battistella

Studio Giurisprudenza a Trieste. Per due volte all'estero a Strasburgo e ad Amsterdam. Ho avuto un'esperienza come stagista presso il Parlamento Europeo. Curioso cittadino del mondo mi interesso di storia, politica, economia e naturalmente di ambiente. Indago il mondo per piacere, anche se ogni volta “ritorno confuso d’una ignoranza sempre più spaventosa”. Scrivere mi aiuta a pensare, sono felice di farlo per Europae.

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