domenica , 18 febbraio 2018
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I lavori della COP20 di Lima, in Perù (Foto: European Commission)

Clima: aspettando Parigi, da Lima un compromesso al ribasso

Dopo una lunga e difficile maratona negoziale, si è conclusa sabato 13 dicembre la COP20 di Lima, la 20° sessione della Conferenza delle Parti (COP) della UNFCCC, Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Le delegazioni di 145 Paesi partecipanti hanno dato il via libera a un documento di compromesso che rappresenterà la base per i negoziati della Conferenza di Parigi, COP21, in programma nel 2015. A Parigi dovrà essere approvato un accordo universale e vincolante che sostituirà il Protocollo di Kyoto a partire dal 2020.

Secondo quanto stabilito a Lima, i Paesi presenteranno entro il 1 ottobre 2015 impegni “quantificabili ed equi” di riduzione delle emissioni. Dovranno inoltre fornire informazioni “dettagliate” sulle azioni che intendono implementare. Gli esperti dell’UNFCCC esamineranno l’impatto di tali misure, valutando se queste siano sufficienti per impedire l’innalzamento della temperatura globale di ulteriori 2°C.

Il Ministro peruviano dell’Ambiente, Manuel Pulgar Vidal, presidente della Conferenza, ha definito l’approvazione del documento un “successo”. “Il documento non è perfetto”, ha ammesso, “ma rispetta le posizioni di tutte le parti”. Nonostante i recenti accordi Stati Uniti-Cina, le divisioni tra Paesi sviluppati e in via di sviluppo restano forti e hanno rischiato di portare al fallimento della COP20. La delegazione cinese, in particolare, si era opposta fermamente alle prime bozze di accordo, ritenute inique e lamentando lo scarso impegno dei Paesi più ricchi per finanziare il taglio delle emissioni.

A Lima, l’Unione Europea è stata rappresentata dal Ministro dell’Ambiente italiano Gian Luca Galletti – Presidente di turno del Consiglio dell’UE – e dal Commissario europeo per Energia e Clima Miguel Arias Cañete. Il Commissario si è espresso così al termine dei lavori: “Lima rappresenta uno step cruciale verso la COP21 di Parigi e l’UE è stata qui per preparare il terreno per i negoziati del 2015”. “Credo”, ha aggiunto, “che siamo sulla buona strada per un accordo globale”.

La delegazione UE era arrivata a Lima sulla base di una risoluzione approvato da Parlamento e Consiglio e dopo l’approvazione, da parte del Consiglio Europeo di ottobre, del Quadro 2030 per Energia e Clima, che fissa gli obiettivi europei in materia di lotta al cambiamento climatico. Il nuovo quadro programmatico europeo  – secondo gli ambientalisti un dannoso compromesso al ribasso – prevede una riduzione delle emissioni CO2 del 40% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 e un aumento del 27% della produzione di energia da fonti rinnovabili. Dopo la chiusura della COP20, l’UE si è detta pronta ad aiutare nel processo di definizione dei contributi nazionali alle riduzione delle emissioni, impegnandosi in “discussioni costruttive con gli altri Paesi” in merito ai loro obiettivi proposti.

Numerosi gruppi ambientalisti hanno criticato il documento approvato dalla COP20, giudicato troppo debole e carente dal punto di vista delle azioni anti-emissione. Non sono mancate critiche anche a proposito delle discussioni sui finanziamenti internazionali alla lotta al cambiamento climatico. Durante la quindici giorni peruviana, sono stati messi a disposizione del Green Climate Fund, il fondo internazionale istituito alla COP15 di Copenaghen, 10,2 miliardi di dollari. Una cifra superiore rispetto agli obiettivi pre-Lima, ma in ogni caso ben distante dall’obiettivo dei 100 miliardi fissato per il 2020, ritenuto indispensabile per avviare su scala globale programmi e progetti di conversione industriale al fine di ridurre l’effetto serra.

L’UE, denunciano alcuni gruppi ambientalisti, si sarebbe distinta sul tema del finanziamento al Climate Fund per l’opposizione all’adozione di una dettagliata “roadmap” finanziaria da qui al 2020. La mossa avrebbe ulteriormente indebolito l’asse con i Paesi in via di sviluppo maggiormente disposti a collaborare con le nazioni più ricche per combattere il cambiamento climatico.

Ban Ki-moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite, aveva ricordato durante i giorni della COP20 che “la nostra azione collettiva non è stata all’altezza delle nostre responsabilità”. Il Ministro Galletti aveva definito la lotta ai cambiamenti climatici come “una questione etica, un obbligo morale, per i nostri figli e per le generazioni future”. Da qui a Parigi l’Europa e la comunità internazionale dovranno dimostrare di saper passare dalla retorica agli impegni concreti.

L' Autore - Giulia Richard

Responsabile UE-America Latina & Spagna - Laureata magistrale in Development, Environment & Cooperation presso l'Università di Torino, con una tesi sulle relazioni commerciali tra UE e America Latina. Dopo aver lavorato a Montevideo e a Valencia, attualmente vivo nel cuore dell'Europa, a Bruxelles.

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