lunedì , 19 febbraio 2018
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Consiglio europeo: accordo sul quadro 2030 per energia e clima

A Bruxelles è già l’una di notte del 24 ottobre quando Herman Van Rompuy, Presidente del Consiglio Europeo annuncia con entusiasmo, tramite Twitter, il raggiungimento dell’accordo sul pacchetto clima : “Good news for climate, citizens health, international climate talks #Paris2015, sustainable jobs, #energysecurity & competitiveness #EUCO”. Alla fine i 28 Stati membri sono riusciti a trovare un accordo che alla vigilia molti non ritenevano possibile. Gli interessi divergenti erano noti da tempo e ciò non ha permesso il raggiungimento di un’intesa forte e significativa, indebolita dai troppi compromessi necessari.

Questo round di negoziati si è dimostrato anche un’importante occasione per fare il punto sulla situazione dell’energia in Europa e, sicuramente, è stata, ancora una volta, messa in luce la grande differenza di avanzamento tecnologico tra gli Stati membri, con la conseguente necessità di forti investimenti nel settore. Tali disuguaglianze si sono riversate sul tavolo dei negoziati, dove ognuno ha cercato di fare il meglio per proteggere il suo interesse, perdendo, forse, un po’ di vista il bene comune. Da un lato la forte imposizione dei Paesi dell’Est, guidati soprattutto dalla Polonia, con un’economia in crescita, ma ancora fortemente dipendente dalle inquinanti centrali a carbone. Una posizione tanto radicale che alla vigilia si parlava addirittura della possibilità di un veto da parte della Premier polacca, Ewa Kopacz, se al suo stato fossero stati imposti costi aggiuntivi.

Dall’altro quegli Stati, generalmente del nord Europa, che, essendo in alcuni casi in anticipo sugli obiettivi, volevano accelerare il processo a tutela dell’ambiente e delle industrie tecnologiche nazionali. Oltre questi “blocchi” ogni Stato aveva delle richieste particolari; per esempio il Premier inglese Cameron voleva garantita la flessibilità nella scelta del mix energetico nazionale mentre Spagna e Portogallo avrebbero gradito un maggior livello di interconnessione delle reti.

Sulla base di questi presupposti il negoziato non poteva che essere lungo e difficile e, infatti, l’accordo che ne è risultato ha il sapore del compromesso, con qualche luce e qualche ombra. Il nuovo pacchetto clima prevede quattro obiettivi principali entro il 2030: il primo, confermato rispetto alle aspettative della vigilia, è la riduzione del 40% delle emissioni rispetto al 1990. Per raggiungere tale obiettivo sono state fatte importanti concessioni ad alcuni Paesi, tra cui ovviamente la Polonia, che otterranno forti incentivi per mettersi al passo con gli altri. Il secondo importante obiettivo è l’incremento della quota di energia rinnovabile utilizzata al 27% sul totale dell’Unione Europea. Quindi, se da un lato chi voleva mantenere la flessibilità del mix energetico è stato sicuramente accontentato, dall’altro si impone un obiettivo minimo che rimane senz’altro ambizioso per molti Stati.

Sempre del 27% dovrà anche essere l’aumento dell’efficienza energetica. Questi ultimi due obiettivi non sono però stati tradotti in target nazionali e perciò ci si affida alla volontà politica dei singoli Stati membri. Infine la decisione di imporre un primo importante livello di interconnessione delle reti di almeno il 10% entro il 2020, con la specifica richiesta di connettere le “isole energetiche”: Stati baltici e Penisola Iberica. I risultati raggiunti sono sicuramente buoni, ma non entusiasmanti. Soprattutto visto che il pacchetto clima europeo ha almeno due importanti significati che vanno oltre i confini dell’Unione.

Da un lato l’Unione Europea voleva raggiungere e confermare un ruolo di guida sul piano internazionale nel difficile campo della protezione dell’ambiente, per spingere altri Paesi ad emulare delle scelte lungimiranti. Dall’altro questo negoziato risulta molto importante in vista della Conferenza universale sul clima che si terrà a Parigi nel dicembre del prossimo anno e su cui presto gli Stati dovranno far pervenire le loro indicazioni per cercare di trovare una linea comune da presentare. Proprio per il suo grande valore l’accordo è stato fortemente criticato dalle maggiori organizzazioni ambientalistiche, che hanno parlato in molti casi di un’occasione sprecata. Tra le più critiche ci sono Greenpeace, Legambiente e WWF che non sono assolutamente soddisfatte dai risultati raggiunti e chiedono una modifica al rialzo degli obiettivi, verso traguardi più ambiziosi, ma non per questo irraggiungibili.

L' Autore - Dario Battistella

Studio Giurisprudenza a Trieste. Per due volte all'estero a Strasburgo e ad Amsterdam. Ho avuto un'esperienza come stagista presso il Parlamento Europeo. Curioso cittadino del mondo mi interesso di storia, politica, economia e naturalmente di ambiente. Indago il mondo per piacere, anche se ogni volta “ritorno confuso d’una ignoranza sempre più spaventosa”. Scrivere mi aiuta a pensare, sono felice di farlo per Europae.

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