mercoledì , 15 agosto 2018
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Energia e cambiamento climatico: l’UE pensa al dopo 2020

La politica energetica europea non si fermerà agli obiettivi fissati dalla strategia Europa 2020. È questo il messaggio che hanno voluto dare la Commissaria per l’azione climatica Connie Hedegaard e il Commissario per l’energia Günther Oettinger. In linea con questa posizione la Commissione ha adottato il “Libro verde sul quadro 2030 per le politiche climatiche ed energetiche” che avvia una consultazione per stabilire quali dovrebbero essere gli obiettivi da porsi in ambito energetico per il 2030, anche alla luce dell’esperienza della strategia 2020. Quest’ultima, adottata nel 2008, aveva stabilito obiettivi quali la riduzione del 20% delle emissioni di gas a effetto serra rispetto al livello del 1990, il raggiungimento del 20% di fonti energetiche rinnovabili sul totale di energia utilizzata ed un risparmio del 20% nel consumo di energia primaria.

Uno sguardo alla situazione attuale, tuttavia, rivela che non è affatto certo il raggiungimento di tali obiettivi. Prendendo, ad esempio, la quota di energia rinnovabile, secondo gli ultimi dati Eurostat, mentre nel complesso l’Unione Europea sembra sulla strada giusta, lo stesso non si può dire per i singoli Stati membri. 15 di questi non hanno infatti raggiunto gli obiettivi fissati per il 2010 nel settore dell’elettricità; ben 22 su 27 nel settore di trasporti. Tra le fonti di energia rinnovabile, inoltre, quella che finora ha avuto più successo è stato il settore fotovoltaico, mentre l’eolico ha tradito di gran lunga le stime che erano state realizzate. Allo stesso tempo, non è nemmeno garantito che l’UE nel suo complesso possa continuare a mantenere il trend dimostrato fino ad oggi, poiché a guidare questa buona partenza sono stati i Paesi leader nel settore delle rinnovabili e servirebbero investimenti che attualmente non sono garantiti, complici la crisi economica e i tagli ai bilanci.

Non mancano, tuttavia, i buoni esempi: lo scorso martedì sono stati consegnati i premi “GreenLight 2013”, un riconoscimento alle imprese che, grazie all’adozione di sistemi di illuminazione efficienti, hanno aiutato il risparmio energetico. A ritirare il premio quest’anno sono stati chiamati, fra gli altri, la catena belga produttrice di birra AB Inbev, la compagnia aerea belga Brussels Airlines e la catena di fast-food francese Quick. Gli sforzi dei singoli, comunque, non bastano.

Come segnalato anche da una recente risoluzione della commissione per l’industria, la ricerca e l’energia (ITRE) del Parlamento Europeo, la disparità tra le misure attuate dagli Stati membri per raggiungere gli obiettivi del 2020 è un ulteriore ostacolo poiché crea inefficienza danneggiando il mercato interno dell’energia. Sarebbe quindi necessario, oltre alla fissazione di nuovi target, lavorare per stabilire un mercato dell’energia più integrato. La stessa Commissione Europea ne è consapevole e lo scorso novembre ha presentato una comunicazione proprio sul mercato interno dell’energia, una delle dodici priorità del Single Market Act II. La comunicazione evidenziava infatti alcune delle lacune più rilevanti di questo settore del mercato unico, tra cui la mancanza di trasparenza, il difficile ingresso di nuovi attori e la scarsa competitività.

Una riflessione di lungo termine sulla politica energetica non è solo un capriccio dell’UE, ma una risposta rispetto ad importanti scadenze internazionali. Nel 2011 a Durban, l’ONU ha avviato un nuovo negoziato che vorrebbe portare ad un accordo sulle misure per combattere il cambiamento climatico entro la fine del 2015. È nei desideri e, sotto certi aspetti, nei doveri dell’Unione potersi presentare con una posizione precisa circa le misure da intraprendere.

Gli sguardi sono ora puntati sul Consiglio Europeo di maggio che dovrebbe essere dedicato all’energia. Qui, sembra scontato dirlo, non tutti saranno concordi nell’appoggiare il lancio di nuovi target per il 2030, soprattutto se vincolanti. Dimostrare di avere uno sguardo di lungo termine potrebbe favorire gli investitori nel settore energetico. Tuttavia, secondo alcuni – tra i quali secondo European Voice lo stesso Commissario all’industria Antonio Tajani – la fissazione di nuovi obiettivi potrebbe in realtà sottoporre le imprese a nuovi ostacoli economici, rallentando così una ripresa economica che già di per sé continua a farsi attendere in Europa.

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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