giovedì , 22 febbraio 2018
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La ciminiera di una vecchia centrale a carbone © www.flickr.com, 2006

Energia e clima, la Germania rilancia il taglio delle emissioni

Il 3 dicembre scorso il governo guidato da Angela Merkel ha approvato un nuovo pacchetto in materia di energia e clima. La Germania è da anni all’avanguardia sulla strada di un’economia più sostenibile: dalla legge del 2000 sui sussidi alle rinnovabili all’Energiewende, la transizione energetica lanciata nel 2011, Berlino intende rimanere un modello virtuoso.

Il nuovo pacchetto di misure mira proprio a salvaguardare questo ruolo. Il governo ha varato un Rapporto sui Progressi dell’Energiewende, un Piano Nazionale per l’Efficienza Energetica (NAPE) e un Programma di Azione per la Protezione Ambientale 2020. Il Parlamento è chiamato ad approvare entro la fine del 2015 una legge più complessiva sul clima.

Di particolare importanza le disposizioni del NAPE. L’efficienza energetica sarà favorita tramite incentivi fiscali per le ristrutturazioni dei sistemi energetici e di riscaldamento degli immobili (la versione tedesca dell’italiano “eco-bonus”), un programma per l’efficienza energetica degli edifici (isolamento termico, riscaldamento più efficiente) e l’implementazione di un sistema concorrenziale negli appalti per progetti di risparmio energetico.

Nell’ambito dei trasporti si interviene fornendo dei buoni per corsi di ‘guida efficiente’ a chi acquista un’auto nuova, sgravi fiscali alle imprese che acquistino veicoli elettrici, sostegno ai programmi di car sharing e ampliamento delle piste ciclabili. In tutto, fra sgravi fiscali, finanziamenti e gli attesi investimenti privati incentivati da queste misure, il governo si aspetta 70-80 miliardi di investimenti, anche per colmare il gap di cui soffre il Paese.

Queste misure dimostrano l’indissolubile legame fra l’efficienza nel consumo di energia e la lotta al cambiamento climatico. Anche la tempistica non è casuale: mentre Berlino lanciava il suo nuovo e ambizioso piano, a Lima si discuteva di un accordo sul clima da siglare a Parigi il prossimo anno. La Germania preme così sui partner europei, anche dopo l’approvazione del controverso Quadro 2030 su energia e clima al Consiglio Europeo di ottobre.

Lo fa ribadendo degli obiettivi che vanno oltre quelli fissati a livello europeo: se l’UE intende raggiungere una riduzione delle emissioni del 40% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030, il governo tedesco ha confermato che questo risultato sarà raggiunto in Germania entro il 2020. Proprio la natura ambiziosa di questo obiettivo rischiava però di minare l’efficacia delle misure in vigore: senza il nuovo intervento, le emissioni tedesche avrebbero mancato l’obiettivo, con una riduzione inferiore del 5-8% rispetto al target del 40%.

Inoltre, l’aumento dell’apporto di energia rinnovabile ottenuto grazie agli schemi governativi di sostegno ai prezzi (feed-in tariffs) per incentivarne la produzione, stava semplicemente sostituendo la diminuita capacità delle centrali nucleari, mentre le centrali a carbone hanno aumentato le proprie emissioni di COdell’1,2% fra il 2012 e il 2013. La produzione di energia da carbone conta oggi per circa un terzo del mix energetico tedesco, rendendo difficile il raggiungimento degli obiettivi del 2020. Da qui gli interventi in altri ambiti, come quello dell’efficienza energetica.

Anche il settore energetico in senso stretto è oggetto di interventi incisivi. Secondo il centro studi DIW, per raggiungere gli obiettivi del 2020 il taglio delle emissioni dovrebbe essere di 70 milioni di tonnellate di CO2 aggiuntive all’anno, rispetto ai ritmi di riduzione attuali. Il WWF parla invece di 87 milioni di tonnellate. Con le nuove norme, il governo Merkel mira invece a un taglio di 62-82 milioni di tonnellate. Siccome le sole centrali a carbone hanno prodotto 951 milioni di tonnellate di COnel 2013 non si poteva non intervenire nel settore. In totale, le centrali a combustibili fossili dovranno ridurre le emissioni di 22 milioni di tonnellate l’anno da qui al 2020.

Nel frattempo, la Commissione Europea ha escluso più volte che le misure tedesche costituiscano una violazione delle regole sugli aiuti di Stato. A luglio si è espressa sul German Renewable Energy Act (EEG), che prevede il supporto alla produzione di elettricità da fonti rinnovabili, mentre a fine novembre ha promosso gli sgravi fiscali alle compagnie ferroviarie. Queste sono infatti escluse dai rincari della bolletta energetica necessari per finanziare l’EEG, ottenendo così un vantaggio competitivo su altri settori di trasporto. L’esecutivo UE non ritiene però che questo costituisca un aiuto di Stato.

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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