sabato , 24 febbraio 2018
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Francia e ambiente: l’intervento di Bruxelles e le presunte colpe tedesche

La Commissione Europea ha aperto una procedura d’infrazione nei confronti della Francia: oggetto della discordia, l’aeroporto di Notre-Dame-des-Landes, 25 km a nord-ovest di Nantes. Le autorità francesi sono state accusate di non aver valutato l’impatto ambientale del già controverso progetto aeroportuale, violando quanto previsto dalle direttive europee in materia. Già durante lo scorso febbraio infatti più di 30 mila persone avevano invaso la città di Nantes per dimostrare il proprio disappunto nei confronti del progetto, dopo che nel mese di dicembre il prefetto aveva autorizzato l’avvio dei cantieri, con rimozione dei presidi esistenti.

Tutte le principali testate giornalistiche francesi la scorsa settimana hanno dato risalto alla vicenda: “Notre-Dame-des-Landes, la France «mise en demeure» par l’UE”, titolavano Le Monde e Le Figaro, “Notre-Dame-des-Landes: Bruxelles attaque la France sur le terrain environnemental”, recitava invece Le Parisien. Secondo il quotidiano Presse Océan, Bruxelles avrebbe bacchettato la Francia per non aver condotto quelle valutazioni “sull’impatto ambientale che dovrebbero mostrare i probabili effetti sull’ambiente, compresi quelli secondari e cumulativi”.

Inoltre proprio la direttiva 2001/42/CE impone agli Stati membri, in caso di costruzione di un aeroporto, di presentare una Valutazione Ambientale Strategica (VAS) corredata da piani e programmi. L’intervento di Bruxelles impone al governo francese di rispondere entro due mesi. In caso in venisse constatata una violazione delle norme europee, la Francia potrebbe incorrere in una sanzione pecuniaria. Già nel febbraio 2013 Bruxelles aveva richiesto alla Francia delle valutazioni sull’incidenza ambientale del progetto. Mickaël Doré, sottoprefetto incaricato del caso di Notre-Dame-des-Landes, ha dichiarato di essere in costante dialogo con la Commissione. “Abbiamo due mesi per rispondere alle questioni e ci stiamo lavorando” ha dichiarato aggiungendo che, se la Commissione non si riterrà soddisfatta, verrà avviato il contenzioso.

Sembra che negli ultimi tempi la Francia non sia molto fortunata per quanto riguarda le questioni ambientali: la recente foto della Tour Eiffel avvolta da una coltre di nebbia dovuta allo smog parigino ha infatti fatto il giro della rete. Tra il 10 e l’11 marzo l’Agenzia Europea per l’Ambiente ha comunicato che le polveri sottili che soffocano Parigi e trenta dipartimenti della Francia, oltre a parte del Belgio e della Germania, hanno superato il livello di guardia. Si sono rese necessarie anche alcune misure: trasporti e biciclette a noleggio gratuiti per cercare di migliorare la situazione.

Poco quindi l’entusiasmo per le prime belle giornate di primavera. Sembra infatti che proprio il caldo inaspettato e l’assenza di vento abbiano aumentato la concentrazione di smog, che a Parigi ha quasi raggiunto il record di Pechino. Le cause sarebbero, come in altre metropoli, da ricercare nella produzione e dispersione nell’aria di micro-particelle nocive provenienti dai riscaldamenti a combustibile, da emissioni industriali e dall’attività agricola che rilascia nell’aria ossido d’azoto. Ma anche dagli scarichi delle auto, soprattutto diesel. A tal proposito gli ecologisti si lamentano del fatto che Parigi non abbia mai adottato le targhe alterne come misura preventiva.

Le Figaro lo scorso 17 Marzo intitolava: “Pic de pollution en France: la responsabilité de l’Allemagne en question”. Il primo quotidiano a paventare un possibile ruolo della Germania nell’aumento dello smog francese è stato però Les Echos che il 15 Marzo si domandava “L’atmosphère française est-elle polluée par le charbon allemand?”. La coltre grigia che ha avvolto la Tour Eiffel sarebbe infatti, secondo alcune teorie, proveniente dalla Germania. In base all’articolo, che citava dati di Airparif, agenzia ambientale parigina, il 68% dell’inquinamento in Île-de-France sarebbe infatti importato.

Immediata è stata la reazione del Ministero dell’Ambiente di Berlino che ha precisato: “È vero che la nostra produzione di carbone aumenta, ma le nuove centrali inquinano meno. Lo scenario di un pesante inquinamento di origine tedesca ci appare improbabile.” Il ruolo marginale dell’inquinamento tedesco è stato confermato anche dall’Istituto federale per l’Ambiente. Le centrali a carbone tedesche sarebbero infatti responsabili solo del 10% delle emissioni. La mossa politica di evitare decisioni scomode scaricando su fattori esterni invece le responsabilità stavolta non ha retto.

Nell’immagine, la tour Eiffel immersa nello smog (© D€NNI$, 2006, www.flickr.com)

L' Autore - Federica D'Errico

Laureata triennale in Studi Internazionali, amo Torino tanto che ho deciso di dedicarle la mia tesi di laurea dal titolo "Città e relazioni internazionali: il caso di Torino". Appassionata di tutto ciò che riguarda l'arte e la letteratura, curiosa ed attenta all'attualità nazionale ed estera, sono una studentessa del Corso Magistrale in Comunicazione Pubblica e Politica presso l'Università di Torino. Mi piace definire l'Europa il luogo delle opportunità.

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