giovedì , 16 agosto 2018
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Francia: il governo lancia la transizione energetica

Ecologia e Francia devono diventare un’endiadi nei progetti del governo Hollande,o meglio, del Ministro per l’Ecologia, lo Sviluppo Sostenibile e l’Energia, Ségolène Royal. Questo progetto è l’ultimo passo di un percorso lungo, iniziato nel 2004, con l’assunzione della Charte de l’environnement (Carta dell’ambiente) a fonte costituzionale. Questa è andata ad aggiungersi al “blocco di costituzionalità” individuato dal Consiglio Costituzionale con la decisione “libertà di associazione”, che già comprendeva la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789 e il Preambolo della Costituzione del 1946.

Ogni maggioranza di governo in Francia, dal 1958 in poi, ha cercato di passare alla storia con un progetto di legge di ampio respiro. Se per l’ultimo governo Sarkozy la riforma pensionistica è stato il “grande cantiere” su cui fondare la propria gloria futura, insieme alla promozione del Trattato di Lisbona, il governo Hollande ha cercato di puntare su qualcosa di completamente diverso: fino a metà 2013, quando il consenso del Président era alle stelle, una grande riforma della società civile ha avuto inizio, grazie all’adozione della legge “mariage pour tous”  (matrimonio per tutti), che ha modificato il codice napoleonico del 1804, dando la possibilità alle coppie LGBT di contrarre matrimonio e di adottare bambini.

Poi, le sabbie mobili: il cambiamento che non arriva, lo sforamento del 3% per due anni di fila, gli scandali della vita privata, la beffa, prima alle elezioni municipali, poi a quelle europee da parte del Front National, con la necessità di un governo nuovo, guidato da Valls. Ironia del destino, uno dei nomi più prestigiosi di questo esecutivo è quello dell’ex-compagna Ségolène, ex Presidente della regione Poitou-Charentes, definita poco elegantemente “l’emmerdeuse” ( la rompi****) dal giornale L’Express, a causa della sua pervicacia.

Il 18 giugno scorso Ségolène ha presentato il progetto che vuole essere al centro della nuova fase del governo Hollande: la legge sulla transizione energetica per la crescita verde. “La Francia diviene una grande potenza ecologica”: questo è quanto si legge nel cappello di introduzione della spiegazione sintetica del progetto.

Come è strutturata la legge e quali sono  i tratti salienti della “Rivoluzione Verde” d’Oltralpe? Il progetto, presentato in Consiglio dei Ministri il 30 luglio scorso, oggetto di discussione Assemblea Nazionale il 1 ottobre, si struttura in otto capitoli. Gli obiettivi sono chiari: ridurre del 40% le emissioni di gas a effetto serra tra il 1990 e il 2030 e dividere tale cifra per quattro nel 2050 (il fantomatico fattore 4), ridurre il consumo di carburanti fossili del 30%  entro il 2030 in rapporto al 2012, portare le energie rinnovabili al 23% del consumo lordo di energia, ma, aspetto più interessante, ridurre il nucleare al 50% entro il 2025.

Uno dei settori a cui si punta di più è quello dell’edilizia: è previsto il rinnovo per il risparmio energetico di 20 milioni di strutture abitative e sarà possibile a partire dal 1 settembre beneficiare di un credito di imposta  del 30% a tal scopo. Sono previsti poi dei progetti e finanziamenti ad hoc per lo smaltimento integrale dei rifiuti e per rinnovare il parco macchine dei trasporti pubblici con mezzi elettrici o che utilizzano energie rinnovabili.

Una delle maggiori perplessità risiede comunque nel finanziamento di questa legge, che è stimato in 10 miliardi di euro e per cui l’opposizione sostiene che non esistano coperture nella legge di bilancio, nonostante il governo abbia smentito questa affermazione in maniera categorica. Del resto, questo interesse improvvisoper l’ecologia sembra in realtà una mossa  pubblicitaria per il governo stesso, sia all’interno dell’Hexagone che per le relazioni estere. Si tenta di trovare una solida base per l’intesa con l’EELV, il partito ecologista, certo non maggioritario, ma che può far pendere la bilancia a favore o a svantaggio del governo in molti frangenti.

Dulcis in fundo, una questione ancora più delicata: il 2015 sarà un anno importantissimo per Parigi che accoglierà la Conferenza sul Cambiamento Climatico in cui sarà adottato un protocollo che, si spera, possa essere l’erede di quello di Kyoto. Meglio rimboccarsi le maniche e dare il buon esempio, no?

(Foto: Butz.2013 – www.flickr.com, 2014)

L' Autore - Francesca Gennari

Emiliana, Europeista, Entusiasta. Appartengo alla specie libris famelica, amo viaggiare e nel tempo "libero" frequento il Collegio di merito Bernard Clesio, il secondo anno presso la facoltà di Giurisprudenza di Trento e il terzo presso Université Paris 13 nell'ambito del programma doppia laurea. Sogno una Costituzione per l'Europa e credo che fare parte della Redazione della Rivista Europae sia fondamentale per arrivare a questo traguardo.

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