giovedì , 16 agosto 2018
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Hedegaard a Milano: quando la moda incontra le politiche climatiche

Due grandi campagne di sensibilizzazione della società civile e di ri-avvicinamento della medesima alle istituzioni europee si sono intrecciate il 7 giugno a Milano. Si tratta di Citizens’ Dialogue e A world you like, with the climate you like, entrambi promossi dalla Commissione Europea in occasione dell’Anno europeo dei cittadini. Ospite d’onore il Commissario per l’azione per il clima Connie Hedegaard, impegnata nell’ascolto diretto dei cittadini riunitisi per l’occasione a Palazzo Marino in presenza del sindaco Giuliano Pisapia durante la mattinata e, successivamente, in un confronto con gli imprenditori nel settore dell’abbigliamento.

IMG_2944Headline della giornata l’accessibilità a soluzioni reali ed efficaci per contrastare il cambiamento climatico. Il Commissario ha ancora una volta rimarcato quale potenza si racchiuderebbe nello sviluppo di una coscienza civile consapevole nelle scelte quotidiane. In questo senso il comune di Milano si erge a esempio virtuoso: lo sviluppo di una mobilità urbana più efficiente (dal punto di vista energetico) ha innalzato la qualità non solo delle infrastrutture, ma anche dell’aria e quindi delle condizioni di vita in generale. Le azioni climate friendly sono notoriamente polivalenti dal punto di vista dei loro effetti e, per questa ragione, uno stile di vita più consapevole (nelle classiche e banali azioni come il risparmio della corrente elettrica, della raccolta indifferenziata dei rifiuti) da parte dei singoli comporterebbe risultati eclatanti per la comunità.

Durante il primo dibattito il commissario Hedegaard ha dimostrato una speciale sensibilità nel riconoscere l’importanza non solo di ciò che la politica può insegnare ai cittadini, ma di quanto i cittadini possano viceversa insegnare alle istituzioni. Infatti, durante le varie tappe della campagna A world you like la preoccupazione emersa con più frequenza concerne quali possano essere le conseguenze dell’esportazione del modello di vita occidentale nei Paesi emergenti. I cittadini europei riconoscono quindi quali privilegi (e comodità) rendono il loro stile di vita poco consono ad affrontare le sfide ambientali di questo secolo. Per questa ragione i prossimi passi in sede di cooperazione internazionale in tema ambientale andranno mossi verso l’individuazione di un modello di sviluppo accettabile e implementabile non solo da parte dei Paesi di tradizionale industrializzazione, ma anche di quelli emergenti. Un tema questo dibattuto da anni sul filo di un rasoio molto affilato su cui si cerca un equilibrio (quasi impossibile) tra sviluppo sostenibile e diritto allo sviluppo stesso. Il Commissario è comunque fiducioso, soprattuto guardando alla straordinaria capacità partecipativa e reattiva delle migliaia di cittadini europei che hanno sostenuto le campagne ambientali della Commissione. Una minor fiducia è invece riposta nel recepimento delle direttive UE in materia da parte dei singoli Stati membri, che spesso dimostrano un’imbarazzante superficialità nell’anteporre alle esigenze ambientali altre, solitamente economiche, ritenute arbitrariamente più urgenti. Simili comportamenti minano alla base la proficua cristallizzazione degli orientamenti ecosostenibili a livello internazionale e destabilizzano la sensibilità dei cittadini, producendo così una deresponsabilizzazione collettiva assolutamente drammatica.

Durante il secondo incontro, svoltosi a Palazzo Reale, il Commissario ha sostanzialmente ribadito la concezione di azione per il clima che ispira il suo mandato, basata sullo stretto coinvolgimento dei cittadini. Il punto d’osservazione però è cambiato ed è stato ispirato dalla vocazione del capoluogo lombardo al settore della moda. L’attenzione si è focalizzata dunque sul ruolo attivo del consumatore nella fase dell’acquisto, del mantenimento e dello smaltimento dei capi d’abbigliamento. Assunto fondamentale della discussione è stato l’emissione di CO2 (25 kg) per la produzione di 1 kg di nuovi abiti, pari a quella prodotto dall’accensione di una lampada protratta per 20 giorni. I termini di paragone, elementi di vita quotidiana, sono stati scelti proprio per far percepire l’incommensurabile prossimità delle soluzioni ambientali a nostra disposizione.

IMG_2954Hanno inoltre preso parte al dibattito il Ministro per l’Ambiente Andrea Orlando, l’Assessore all’Ambiente del Comune di Milano PierFrancesco Maran e il Presidente della Commissione ENVE (Commission for the environment, climate change and energy) presso il Comitato delle Regioni Ugo Cappellacci. Tali esponenti politici hanno testimoniato l’efficacia della linea politica del Commissario Hedegaard, volta a suddividere responsabilità e interventi secondo il tradizionale criterio di sussidiarietà.Dalla parte degli imprenditori Mohamed Samir (vicepresidente dell’unità prodotti da bucato Europa occidentale della Procter & Gamble, produttrice di marche quali Dash, Braun, Duracell, AZ, Lacoste e molti altri) ha presentato la campagna I prefer 30°, volta a far convergere i diversi interessi degli stakeholders del settore. A partire dalle grandi industrie produttrici di elettrodomestici fino ai singoli consumatori, l’obiettivo è quello di ridurre le emissioni di CO2 riducendo l’uso dei detersivi e le temperature di lavaggio.

In favore della proposta è intervenuta Giusy Bettoni, fondatrice di Creativity, Lifestyleand Sustainable Synergy (C.L.A.S.S.), organizzazione italiana nel settore della moda. I capi di abbigliamento prodotti in modo ecosostenibile sono solo l’ultima delle numerose innovazioni a portata dei consumatori che non vogliano rimanere inerti di fronte agli effetti del cambiamento climatico. Al termine del tavolo di lavoro il Commissario Hedegaard ha guardato con interesse alla sfilata di capi prodotti nel rispetto dell’ambiente, ulteriore dimostrazione di quante sfaccettature possa esprimere l’azione dei singoli nella politica climatica.

In foto, l’intervento di Connie Hedegaard a Palazzo Reale, Milano. (Foto: Tullia Penna – Europae)

L' Autore - Tullia Penna

Dottoranda in Bioetica (Visiting à Sciences Po Paris; Giurisprudenza UniTo; presso la stessa: Laura Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza e Certificato di Alta Qualificazione della Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi - SSST). Ex tutor e rappresentante degli studenti della SSST. Mi occupo di principalmente di questioni relative all’inizio e gravidanza surrogata. Appassionata di tematiche trasversali, mi interesso di diritti civili ed evoluzione delle istituzioni democratiche. Nel tempo libero sviluppo le mie abilità di fotografa e viaggiatrice.

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