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L’Europa investe nella ricerca su nuovi biocarburanti

Da quando ci si è resi conto che la disponibilità di petrolio non sarebbe stata infinita, si è sempre cercato un sostituto ai carburanti che usiamo tutti i giorni. L’Unione Europea dalla sua ha all’attivo una lunga serie di progetti di ricerca per tentare di ovviare ai problemi derivanti dalla futura scarsità di petrolio.

Uno dei più promettenti è il progetto DEMA (Direct Ethanol from Microalgae), che sta studiando metodi per ottenere biocarburante dai Cianobatteri (chiamante impropriamente Alghe Azzurre), una microalga che forma colonie di colore verde-azzurro, presenti in quasi tutti gli ecosistemi terrestri. Il progetto è nato dalla collaborazione tra varie università e aziende di sei Paesi europei, coordinati dall’università di Limerick in Irlanda. Avviato nel dicembre dello scorso anno, il progetto dovrebbe essere completato entro maggio 2017 e conta su un finanziamento di cinque milioni di euro proveniente dal FP7, il programma quadro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico dell’UE.

La ricerca si articola in due fasi: nella prima, le alghe vengono modificate tramite l’ingegneria metabolica, affinchè producano etanolo come risultato delle reazioni di biosintesi che avvengono all’interno della cellula stessa. Successivamente, il bioetanolo viene assorbito e raccolto attraverso un sistema di membrane, unico nel suo genere, il più efficiente in circolazione.

Il biocarburante così prodotto avrà un prezzo stimato di circa 0,40€/l (contro i 2-3 euro attuali) e avrà quindi un impatto economico, oltre che ambientale. Un ulteriore vantaggio nell’usare le microalghe è che queste biomasse non necessitano di terreni particolari, anzi basta qualsiasi bacino idrico per il loro sviluppo: non entreranno quindi in competizione con i terreni agricoli. Al contrario, attualmente la gran parte del biocarburante viene prodotto dalla canna da zucchero o dal mais.Le microalghe sono poi assai utili per contrastare il riscaldamento atmosferico, grazie alla loro capacità di assorbire grandi quantità di CO2, che è uno dei principali responsabili di questo fenomeno.

Uno dei problemi maggiori dei macchinari per la produzione di microalghe consiste nel fatto che sono poco efficienti e richiedono grosse superfici per le colture. Ad ovviare a questo problema ci sta pensando ALGADISK, un progetto europeo che coinvolge alcune aziende e università. Fondamentalmente le colture crescerebbero su un biofilm all’interno di un disco rotante, utilizzando comuni bioreatttori che vengono usati ovunque nelle biotecnologie. Il sistema di ALGADISK mostra degli indubbi vantaggi rispetto alle tecnologie usate oggi per lo sviluppo delle biomasse, sia per quanto riguarda la quantità di acqua utilizzata, sia per la facilità nel raccogliere la CO2 assorbita durante i processi di fotosintesi, incrementando incredibilmente l’efficienza. Il progetto finale prevede la creazione di piccoli bioreattori, con bassi costi di manutenzione e installazione, capaci di assorbire notevoli quantità di anidride carbonica. Nel prossimo futuro la richiesta di alghe aumenterà (per estrarre nutrienti per l’alimentazione animale e vegetale, per l’utilizzo come biofertilizzanti o per produrre biocarburanti) e queste installazioni aiuteranno a sostenere la domanda che si verrà a creare.

Al momento sono ancora allo studio i luoghi per installare i bioreattori, così come si stanno sviluppando software per aiutare nella gestione degli impianti e per calcolare la sostenibilità ambientale degli impianti stessi, così come la loro fattibilità economica. Tutto ciò per venire incontro alle piccole e medie imprese europee che stanno iniziando ad investire nel settore e che si trovano indietro rispetto ad altri Paesi, per quanto riguarda la ricerca e lo sviluppo di tecnologie all’avanguardia. Il progetto, anch’esso finanziato dal FP7, durerà in totale 36 mesi, e ci si aspetta che il primo reattore possa essere pienamente operativo entro l’estate del 2014. Le sfide per l’ambiente sono molte, ma di sicuro l’Europa non starà a guardare.

In foto un simbolo dell’impegno europeo per un’energia sostenibile, a Bruxelles (Foto: European Commission)

L' Autore - Redazione Europae

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