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Panorama notturno di Berlino © Matthias Ripp - www.flickr.com, 2015

L’UE lotta per l’ambiente, ma non abbastanza

Il 3 marzo è stato pubblicato il nuovo rapporto quinquennale sullo stato dell’ambiente: “L’ambiente in Europa – Stato e prospettive nel 2015” (SOER 2015) a cura dell’Agenzia europea dell’ambiente. L’obiettivo di tale rapporto è quello di fare il punto sull’insieme delle politiche europee relative all’ambiente, il loro stato di avanzamento e i possibili sviluppi futuri.

Le valutazioni emerse dopo la pubblicazione del SOER sono moderatamente entusiastiche e, se non altro, tale rapporto ha il merito di dimostrare come l’Unione Europea non si sia limitata a qualche provvedimento spot, ma abbia messo in campo una serie di misure che affrontano il problema ambientale sotto le molte possibili declinazioni.

Le politiche europee per l’ambiente

Il Commissario europeo per l’Ambiente e gli Affari Marittimi, Karmenu Vella, ha dichiarato: “il report dimostra chiaramente che le politiche ambientali europee stanno portando benefici oltre che lavoro. La crescita rapida della green economy anche durante gli anni peggiori della recessione fa ben sperare per la competitività dell’Europa.”  E ancora: “le misure innovative per la salvaguardia della qualità della vita sono una priorità, gli investimenti a lungo termine che stiamo facendo oggi possono garantirci che nel 2050 vivremo bene, entro i limiti del pianeta.”

Quello a cui Vella si riferisce sono delle politiche messe in campo nel corso di questi anni, delle quali il SOER analizza lo stato di avanzamento. Basterebbe ricordare il Manifesto per la transizione verso un’economia circolare, che ha il compito di dimostrare come il rispetto dell’ambiente non sia un limite, ma una risorsa per l’economia. Anche il piano energetico si muove in questa direzione, prevedendo obiettivi importanti per passare a un’energia sempre più pulita.  Non vanno dimenticate infine l’Azione climatica per la qualità dell’aria e la governance per tutelare la natura e la biodiversità.

Investimenti insufficienti e trend globali

Questo elenco, sicuramente limitato, rende bene l’idea della visione integrata del problema climatico e della volontà di raggiungere entro il 2050 un cambiamento radicale del modo di vivere in Europa. Dal SOER emerge però anche una triste verità: tutto questo potrebbe non essere sufficiente.

Innanzitutto per gli ingenti investimenti necessari: nel 2011 è stato calcolato dalla Commissione Europea che solo per realizzare un futuro privo di carbone in Europa servirebbero 270 miliardi all’anno per un periodo di 40 anni. L’Europa sta già facendo la sua parte, destinando circa il 20% del bilancio 2014-2020 a progetti che implementino la transizione verso un’economia amica dell’ambiente. Tuttavia, nel documento si riconosce che il Vecchio Continente è impotente di fronte a trend sempre più globalizzati, data anche la scarsa possibilità di influenzare i partner internazionali. Tra i trend globali analizzati, che imporranno mutamenti alla società, figurano la crescente urbanizzazione, la competizione globale per le risorse, l’aumento della popolazione mondiale, l’incremento dell’inquinamento.

Economia ed ambiente

Finalmente si riconosce, inoltre, che i progressi dei singoli Stati non devono essere valutati solo in termini economici, ma anche sociali ed ambientali. Si potrebbe pensare all’introduzione del PIL verde, sulla base del modello adottato e poi subito abbandonato dalla Cina. Ormai è riconosciuto, infatti, che spesso la crescita economica nasconde un utilizzo dell’ambiente indiscriminato, causando danni gravi che si ripercuoteranno sulle generazioni future. Per esempio è stato calcolato a livello europeo che le emissioni industriali hanno causato, solo in Europa, danni all’ambiente e alla salute stimabili in più di 100 miliardi di euro.

Non si possono dunque condividere  del tutto giudizi eccessivamente positivi sullo stato delle politiche ambientali in Europa, anche perché, come lo stesso SOER riconosce, molte di queste sono indietro rispetto agli obiettivi prestabiliti. Bisogna comunque riconoscere il ruolo ormai di guida dell’Unione Europea a livello internazionale e i molti risultati comunque raggiunti.

Si spera che sia vero quanto affermato dal Commissaro Vella, cioè che il SOER 2015 deve essere un punto di partenza e non di arrivo, rimanendo vigili e sfruttando al meglio il tempo rimanente prima della Conferenza di Parigi in dicembre, dove, si spera, verrà sancita l’inversione di rotta necessaria.

L' Autore - Dario Battistella

Studio Giurisprudenza a Trieste. Per due volte all'estero a Strasburgo e ad Amsterdam. Ho avuto un'esperienza come stagista presso il Parlamento Europeo. Curioso cittadino del mondo mi interesso di storia, politica, economia e naturalmente di ambiente. Indago il mondo per piacere, anche se ogni volta “ritorno confuso d’una ignoranza sempre più spaventosa”. Scrivere mi aiuta a pensare, sono felice di farlo per Europae.

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