mercoledì , 21 febbraio 2018
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Nasce il Piano europeo per l’innovazione verde

Forse si pensa che il costo maggiore per un’impresa derivi dalla manodopera e che siano giustificati i migliaia di licenziamenti che hanno snellito grandi industrie e cancellato le piccole realtà territoriali. In realtà, uno dei principali fattori per la competitività imprenditoriale sta nelle risorse: il 20% delle spese equivale al costo del lavoro, mentre il 40% è da attribuire alle materie prime, cifra che può raggiungere anche il 50% se si sommano le quote per energia e acqua.

Imparare a gestire in maniera positiva questi numeri non è quindi un aspetto da sottovalutare. Ed è quello che pensano a Bruxelles. Lo scorso 2 luglio la Commissione ha infatti lanciato il Piano d’Azione Verde (PAV) per le piccole e medie imprese. Un progetto da costruire lungo sei anni per aiutare le PMI europee a gestire in maniera proficua le risorse naturali e ridurre sensibilmente le emissioni di carbonio entro il 2020. Una scelta green, che, se realizzata, porterebbe all’industria del Vecchio Continente un risparmio di circa 630 miliardi di euro l’anno.

L’insegnamento alle PMI avviene attraverso informazioni pratiche e un sostegno concreto: un vero e proprio piano di consulenza fornito dal Centro di Eccellenza Europeo. Il Centro, punto di riferimento delle imprese, andrà a determinare l’efficacia delle differenti tipologie di gestione delle risorse, realizzando su misura un prospetto conveniente tra costi e benefici. Grazie ai fondi della Banca Europea per gli Investimenti, le PMI che intendono partecipare al programma avranno facile accesso al finanziamenti privati di efficienza energetica (PF4EE), grazie alla creazione di una rete di investitori pubblici e privati a supporto dell’eco-innovazione. Il Piano d’Azione Verde s’incrocia poi col grandioso progetto Horizon 2020, che ha dedicato una parte agli “interventi per il clima, ambiente, efficienza delle risorse e materie prime” proprio in relazione alle piccole e medie imprese.

Il PAV mira anche a superare gli ostacoli che impediscono la collaborazione tra Paesi, cercando di favorire attività di cooperazione soprattutto negli ambiti del riutilizzo di materiali, prodotti e rifiuti. Promuovere una collaborazione intersettoriale favorirà l’economia circolare e contribuirà ad individuare alcuni esempi modello come soluzioni eco-innovative sistemiche. L’Osservatorio Europeo dei Cluster traccerà una sorta di mappa simbolo del mercato verde dell’UE.

Insomma, l’Europa punta tutto sulle PMI per dar vita a quello la Commissione ha definito un “rinascimento industriale europeo”: accrescere la quota di PIL dell’industria dell’UE dal 15% al 20% entro l’alba del nuovo decennio. La direzione che stanno prendendo le PMI è proprio quella suggerita da Bruxelles. Come risulta dall’indagine Eurobarometro 2013, si sta imponendo una maggiore efficienza nell’uso delle risorse e si transita verso un’economia che riduca i flussi di carbonio. Ora resta da capire quali sono le azioni da mettere in campo per trasformare le sfide ambientali in opportunità d’impresa.

A marzo una consultazione pubblica aveva riportato una serie di contributi proprio sul PAV, rilevando il grande entusiasmo delle PMI a prendere parte al progetto: 74% favorevoli su un campione di 175 rispondenti (di cui 75% PMI, 9% amministrazioni pubbliche a livello nazionale e regionale, 11% organizzazioni non governative, soprattutto per il settore ambientale, istituti di ricerca, sindacati e gruppi di consulenza a sostegno delle imprese). È ancora difficile però venire a conoscenza di iniziative per la green innovation: solo il 40% dichiara di averne sentito parlare, ma ritiene valide le strategie politiche locali e regionali adottate, mentre il 33,14% ne è all’oscuro.

(Foto: jacinta lluch valero – www.flickr. com, 2014)

L' Autore - Redazione Europae

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