martedì , 14 agosto 2018
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OGM: l’Italia cercherà accordo con il PE

Ieri a Lussemburgo il Consiglio Ambiente ha raggiunto un accordo importante sugli Organismi Geneticamente Modificati, gli OGM.

In base alla legislazione ancora in vigore, l’OGM deve essere prima approvato dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA, che ha sede a Parma) e dalle singole autorità nazionali e quindi promosso dalla Commissione. Una volta passata questa selezione, l’OGM può essere coltivato sul territorio UE, ma a sua volta ogni Stato può decidere di impedirne la coltivazione per motivi inerenti alla salute o all’ambiente. Al momento, quindi, sul territorio UE rimane coltivato per motivi commerciali solo il MON 810 autorizzato già nel lontano 1998: Austria, Bulgaria, Germania, Grecia, Italia, Lussemburgo, Polonia ed Ungheria ne hannoinvece bandito la coltivazione sui loro territori.

Presentata dalla presidenza greca, rappresentata al Consiglio ENVI dal Ministro greco per l’ambiente, l’energia e il cambiamento climatico Yiannis Maniatis, come una proposta bilanciata che dà finalmente una base legale ai singoli Stati membri per proibire gli OGM, la nuova bozza legislativa sulla coltivazione degli OGM è stata approvata con 26 voti a favore su un totale di 28. Definita dal Commissario Borg come piuttosto una “no coltivation proposal“, se diventerà legge permetterà agli Stati membri di rifiutare sul proprio territorio la coltivazione di OGM per motivi differenti da quelli di salute e ambientali, anche qualora gli OGM in questione siano stati approvati dalla Commissione, a seguito delle analisi dell’EFSA. Non si tratterà comunque di un rifiuto tout court: lo Stato membro infatti dovrà appellarsi ad una delle motivazioni elencate nel testo di legge.

Questa proposta, approvata ieri, risolve un’annosa e piuttosto insidiosa questione all’interno dell’Unione Europea. In primo luogo, ripone l’accento sulla salvaguardia del principio di sussidiarietà più volte reclamato dagli Stati contrari agli OGM, anche se il Commissario Borg ha tenuto a precisare che non si tratta di una ri-nazionalizzazione di politiche comunitarie. Inoltre, risolve problemi giuridici riguardo a clausole di salvaguardia emesse nel corso degli anni da vari Stati membri, le quali, tuttavia, mancando di una base legale, di conseguenza erano state cassate dalle Corti: ora gli Stati membri possono bloccare le coltivazioni oltre le questioni di tutela della salute e dell’ambiente. Inoltre, ogni Stato membro può bloccare la coltivazione di OGM in due fasi, nella fase di pre-autorizzazione o in seguito con un’opzione di opt-out.Non verrà intaccata la procedura di autorizzazione degli OGM coltivabili da parte dell’Unione Europea: se l’EFSA e la Commissione proibiranno un tipo di OGM, questo OGM verrà automaticamente bandito dall’UE.

Resta il fatto che tutto ciò non andrà a modificare la legislazione sul mercato interno: il no alla coltivazione non è il no alla commercializzazione, insomma. Fatto che comunque lascia ancora aperte le questioni riguardanti l’etichettatura, come già ricordato in merito alla questione del miele. Vale la pena ricordare, infatti, che sebbene l’unico OGM autorizzato alla coltivazione sia il MON 810, altri OGM sono ammessi nel mercato europeo all’interno di alimenti o mangimi. Si tratta di 49 specie di OGM: 27 tipi di mais, 8 di cotone. 7 di soia, 3 di semi di colza, 1 di barbabietola da zucchero, 1 di patata e 2 di microorganismi. Ancora aperta, inoltre, la questione del Mais Pioneer 1507: dato che la Corte UE lo scorso settembre ha riconosciuto un ritardo nella sua approvazione, infatti, è probabile che venga autorizzato prima che la nuova legislazione entri in vigore.

Nonostante dalla maggior parte degli Stati membri l’accordo politico ottenuto ieri sia stato salutato come un successo, alcune associazioni si sono già fatte avanti con alcune critiche. Secondo Greenpeace e Slow Food, ad esempio, la proposta approvata dal Consiglio è meno lungimirante di quella avanzata precedentemente dal Parlamento Europeo, lasciando spazio alle compagnie biotech per attaccare legalmente gli Stati che si avvalleranno dell’opt out clause.

Questo è il primo step del negoziato con il Parlamento Europeo, ma la maggioranza raggiunta sicuramente è un buon segnale. Il Ministro dell’ambiente Galletti, il futuro chairman dei Consigli ENVI, ha auspicato di riuscire a raggiungere un accordo tra i due legislatori, Parlamento Europeo e Consiglio, entro la fine della presidenza Italiana. Una missione non facile ma non impossibile.

In foto, Connie Hedegaard, commissario europeo per l’azione climatica, e Yiannis Maniatis, ministro greco per l’ambiente (© Council of the European Union – 2014)

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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