lunedì , 19 febbraio 2018
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© Gianfranco Reppucci

Rifiuti in Campania, multa record per l’Italia

A luglio la Corte di Giustizia dell’UE ha condannato nuovamente l’Italia per l’inesatta applicazione della cosiddetta Direttiva Rifiuti. Già nel 2010 l’inadempimento di tale direttiva da parte della regione Campania aveva procurato una sentenza di condanna nei confronti dell’Italia. Il problema riguarda essenzialmente la finalità della direttiva: non avendo preso tutte le misure necessarie per creare una rete adeguata ed integrata di impianti di smaltimento, la regione Campania aveva posto a rischio i due beni tutelati da quest’ultima: la salute umana e l’ambiente.

Rifiuti: Italia ancora inadempiente

La Commissione è l’organo incaricato di vigilare sulla corretta applicazione del diritto dell’Unione e, ove ciò non avvenga, è investita del potere di proporre ricorso dinanzi alla Corte di Giustizia. Tale procedura in prima istanza la necessità per la Commissione di trasmettere allo Stato membro un parere motivato. Se entro il termine stabilito lo Stato non ha posto fine all’inadempimento, il dialogo si sposta al cospetto della Corte di Giustizia. Accertato l’inadempimento, la Corte emette una sentenza, la quale deve essere immediatamente eseguita. Se ciò non avviene la Commissione può adire nuovamente la Corte di Giustizia.

E’ quello che è accaduto allo scadere del temine per l’esecuzione della sentenza del 2010 (15 gennaio 2012). Si è giunti all’accumulo per diversi giorni di tonnellate di rifiuti nelle strade di Napoli e di altre città della regione, accanto alla grande quantità di rifiuti storici (sei milioni di tonnellate di «ecoballe»), da smaltire almeno per i prossimi quindici anni. Le capacità mancanti di trattamento dei rifiuti, divise per categoria di impianti, ammontavano a 1 829 000 tonnellate per le discariche, a 1 190 000 tonnellate per gli impianti di termovalorizzazione e a 382 500 tonnellate per gli impianti di trattamento dei rifiuti organici.

Multa salata: 120mila euro per giorno di ritardo e 20 milioni a forfait

L’Unione segue il cosiddetta principio di indifferenza rispetto all’organizzazione interna agli Stati Membri, i quali possono affidare l’attuazione del diritto UE alle amministrazioni periferiche, ma tale decisione non può essere invocata per giustificare il mancato rispetto degli obblighi e, in particolare, come nel caso in esame, per motivare la mancata puntuale e tempestiva esecuzione delle direttive da parte dello Stato. E’ lo Stato infatti il membro dell’ordinamento dell’Unione e solo su di esso incombe il rispetto degli obblighi che derivano da tale sistema.

La Commissione ha proposto allora un secondo ricorso per inadempimento nei confronti dell’Italia dinanzi alla Corte di Giustizia, la quale, in sede di secondo ricorso, può applicare direttamente una sanzione pecuniaria. E così è stato: l’Italia è stata condannata a pagare una penalità giornaliera e una somma forfettaria. La prima somma, di 120 mila euro per ciascun giorno di ritardo nell’attuazione della sentenza del 2010, si compone di tre parti, una per ogni categoria di impianti, per un ammontare pari a euro 400 ciascuna. La somma forfettaria è invece di 20 milioni di euro e tiene conto della reiterazione dell’inadempimento in uno dei settori d’azione dell’Unione.

Riuscire là dove le Regioni falliscono

L’Agenzia europea dell’ambiente ha quest’anno pubblicato il SOER 2015: “L’ambiente in Europa – Stato e prospettive nel 2015”. Si tratta di una relazione redatta ogni cinque anni che include valutazioni e dati a livello globale, regionale e nazionale, oltre ad analisi comparative tra vari paesi. Emerge dal report la necessità di politiche più ambiziose per raggiungere la “Visione  2050” dell’Europa. Sta alle istituzioni dell’Unione assicurare che il programma (che ha come obiettivo a breve termine il 2020) venga implementato correttamente.

Sembra allora che l’Unione Europea non lasci correre più niente e agisca tempestivamente per eliminare ogni possibile ostacolo al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Sarebbe opportuno per l’Italia a questo punto esercitare il potere sostitutivo concesso agli Stati proprio in forza dell’assenza di una legittimazione passiva delle Regioni. Tale potere è anticipato e cedevole: opera prima della scadenza del termine stabilito e viene meno nel momento in cui il soggetto interessato adempie gli obblighi. Si tratta della tutela posta a favore dello Stato per evitare di trovarsi impotente di fronte a violazioni del diritto comunitario da parte di soggetti dotati di autonomia costituzionale.

L' Autore - Sonia Basso

Studentessa al terzo anno di Giurisprudenza e della Scuola di Studi Superiori di Torino, dove sono rappresentante degli studenti. Sono appassionata di tutela dei diritti, soprattutto a livello europeo e internazionale. Attualmente partecipo alla Refugee Law Clinic della mia Facoltà dando consulenza legale gratuita a diversi richiedenti asilo, ma resto anche legata all'ambito più teorico-accademico scrivendo su Nomodos, blog online di questioni giuridiche di attualità.

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