domenica , 25 febbraio 2018
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RoadMap2050, suggestioni per un’Europa dell’energia sostenibile

Girovagando per la “Città Eterna” in una calda giornata estiva puoi ritrovarti al MAXXI, il Museo Nazionale per le Arti del XXI secolo, e imbatterti in “Energy – Architettura e reti del petrolio e del post-petrolio”, mostra temporanea il cui primo passo è dedicato a Roadmap 2050, un ambizioso progetto per un’Europa modello nel mondo per l’utilizzo delle risorse rinnovabili.

Facciamo prima un passo indietro: nel luglio 2009 i leaders europei e del G8 annunciarono l’obiettivo di ridurre almeno dell’80% le emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990 entro il 2050. Tre mesi più tardi il Consiglio Europeo fissò gli obiettivi di abbattimento di tali emissioni per l’Europa e i Paesi sviluppati ad una soglia di 80-95% entro il medesimo anno. A supporto di tale obiettivo l’European Climate Foundation (ECF) propose uno studio sulle implicazioni per l’industria europea, in particolare per quel che riguarda il settore dell’energia elettrica. E’ qui che nasce Roadmap 2050, una guida alle tappe necessarie per un’Europa libera dal carbone completa di suggerimenti concreti per le politiche da attuare già entro il 2015.

Questo modo di procedere è stato definito back-casting – in opposizione al fore-casting – proprio perché l’obiettivo finale è chiaramente definito sin dal principio e non viene predetto in base ai dati disponibili. Il progetto vede inoltre la collaborazione di un consorzio di esperti, un buon numero di grandi compagnie europee del settore, consulenti, centri di ricerca e ONG. Questi soggetti forniscono assistenza nelle varie fasi del progetto ed il fatto che vengano costantemente consultati fornisce assicurazioni sulla qualità e credibilità dello stesso.

La maggiore produzione di CO2 è stata rilevata nella produzione di energia, nel trasporto su strada, nell’industria e delle costruzioni edili. Per ognuno di questi la Roadmap fissa obiettivi precisi. Nella fattispecie, il settore dell’energia nel 2050 vedrà abbattute del 95% le proprie emissioni, così come quello del trasporto su strada, che potrà giovarsi della conversione dei due terzi dei mezzi a combustibili non inquinanti come biocarburante, motori elettrici e pile a combustibile (dispositivo elettrochimico che permette di ottenere direttamente elettricità da sostanze come ossigeno e idrogeno senza che vi sia combustione termica). Per quel che riguarda l’edilizia, si otterrà la medesima riduzione percentuale, di cui il 45% merito della migliore efficienza dei nuovi edifici costruiti e un 50% derivante dalla diffusione delle heat pumps.

E’ ancor più rilevante che non si parli di semplice diminuzione di emissioni di gas serra tramite lo smantellamento delle tecnologie che li sprigionano, ma anche di miglioramento dell’efficienza delle tecnologie utilizzate. Ciò è importante dal momento che la Roadmap 2050 intende perseguire l’obiettivo fissato senza diminuire la quantità di energia disponibile e soprattutto senza pregiudicare lo sviluppo economico dei Paesi europei. Anzi, nel progetto è previsto un saldo nettamente positivo tra posti di lavoro persi e creati nel processo di transizione verso un modello di approvvigionamento energetico environment-friendly.

Rappresentazione del network energetico europeo @RoadMap2050.eu
Rappresentazione del network energetico europeo ©RoadMap2050.eu

La domanda di energia nella UE a 27 più Norvegia e Svizzera salirà dai 3250 terawatt annui (TWh/yr) a 4900, perciò è necessario che si pensi seriamente a quali risorse utilizzare e quale modello di sviluppo proporre. La Roadmap infatti delinea un sistema estremamente suggestivo nel quale i Paesi del Nord Europa fungano da produttori di energia eolica e quelli del Sud di energia solare. Se si guarda la cartina della futura rete dell’energia europea sembra di trovarsi di fronte a quella della metropolitana di una grande città. Linee colorate attraversano il continente, quelle gialle del solare nei Paesi mediterranei corrono veloci ad incrociare quelle azzurre dell’idroelettrico aderenti al percorso del Danubio; le linee blu dell’eolico scendono a picco dal Regno Unito e dalla Svezia per incontrare il tourbillon di colori dell’Europa Centrale sferzata dalle linee fucsia del geotermico, verde delle biomasse e arancione del nucleare. In questo modo sarebbe possibile creare un sistema europeo sostenibile di produzione dell’energia, nel quale i Paesi del Vecchio Continente si scambiano l’energia prodotta secondo necessità. Un enorme traguardo per un’Europa sempre più sostenibile, indipendente e unita.

In foto, le torri dell’impianto di energia solare a Sanlucar La Mayor, Spagna (© Javier Prieto)

L' Autore - Simone Belladonna

Laureato in Scienze Internazionali-Studi Europei e alla Scuola di Studi Superiori di Torino, da sempre appassionato di politica e storia. Ho studiato in Svezia presso la Linnaeus University, faccio parte del consiglio di redazione di Rivista Europae e a marzo 2015 ho pubblicato con l'editrice Neri Pozza il mio primo saggio “Gas in Etiopia”, sui silenzi e le rimozioni del passato coloniale italiano, specialmente per quel che riguarda l'estensivo uso dei gas sulle popolazioni etiopiche. Fortemente convinto che «l'incomprensione del presente nasce inevitabilmente dall'ignoranza del passato».

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