mercoledì , 21 febbraio 2018
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Rosia Montana Project: la Romania alla scelta tra ecologia ed economia?

Il mondo contemporaneo e globalizzato pone sfide sempre più complesse e controverse nell’affrontare e soprattutto nell’incastrare in modo positivo temi quali l’innovazione tecnologica, la competitività economica e il rispetto per l’ambiente naturale e sociale. La Romania, con la problematica questione della miniera d’oro di Roşia Montană, si pone come esempio eclatante di queste difficoltà. La regione ha già una lunga tradizione nell’estrazione dell’oro, che risale ai romani e si è prolungata sotto i vari “eredi” del territorio fino al 2006, quando l’attività è stata definitivamente sospesa.

Oggi, una compagnia canadese, la Gabriel Resources, ha proposto un progetto per riaprire la miniera, suscitando reazioni discordanti e problematiche composite all’interno della comunità rumena. La caratteristica più eclatante di questioni come questa, che sorgono numerose con il sistema economico moderno, è quella di creare immediatamente fronti contrapposti e particolarmente agguerriti, ognuno dei quali propone il suo punto di vista in modo univoco e raramente del tutto obiettivo, con conseguenti difficoltà a valutare il problema in tutte le sue sfaccettature.

Nello specifico, gli abitanti della regione di Roşia Montană, capeggiati dalla giornalista Stephanie Roth, si sono opposti fermamente alla riapertura della miniera. Le lamentele più consistenti si basano sul timore di un possibile inquinamento della regione a causa del cianuro. Questo elemento risulta imprescindibile nel processo estrattivo per ripulire l’oro dalle altre sostanze con cui viene estratto, ma ha un alto livello di tossicità. La comunità rumena ha già sperimentato questo rischio nel 1999, con una fuoriuscita di cianuro che aveva inquinato numerosi fiumi tra cui il Danubio.

Accanto a questo pericolo, la preoccupazione è per l’ecosistema naturale e abitativo della regione: per l’attivazione della miniera dovrà essere abbattuta larga parte della foresta circostante e sfollata la popolazione che attualmente abita sui terreni circostanti il sito. Con questi argomenti, gli oppositori del progetto stanno cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica e il governo rumeno; e molte organizzazioni non governative si sono già schierate su questo fronte.

La Gabriel Resources non è però certo rimasta con le mani in mano: è iniziata una vera e propria “contro-campagna”per sostenere il progetto che, attraverso pubblicazioni, l’idea di un documentario e addirittura un apposito sito web, sta cercando di far valere le sue ragioni e di ridimensionare le lamentele degli abitanti di Roşia Montană, sostenendo che chi conosca davvero la situazione non possa che essere a favore dei lavori.

Innanzitutto, la Compagnia fa notare come la regione non sia certo la terra paradisiaca descritta dagli oppositori: il terreno è stato una miniera per molti anni e il paesaggio ne ha risentito. Il progetto, viceversa, prevede il ripristino dell’ambiente naturale, non solo una volta terminato lo sfruttamento della miniera, ma anche prima della sua riattivazione, con una serie di interventi rivolti a compensare l’inevitabile abbattimento di alcuni alberi nelle vicinanze dei lavori.

I punti di forza dei canadesi sono però soprattutto nel campo dell’economia e dell’innovazione: lo Stato della Romania è tra i più poveri all’interno dell’UE e può contare su scarse iniziative per rilanciare il mercato del lavoro, tanto più che la regione presenta un indice di disoccupazione pari al 60%. Il progetto di Roşia Montană creerebbe numerosi nuovi posti di lavoro, soprattutto per coloro che dopo la chiusura della miniera nel 2006 non hanno trovato nuovo impiego. Il circolo virtuoso si estenderebbe poi a svariati settori, non solo dal punto di vista produttivo, ma anche turistico e nello sviluppo di nuovi mercati per il Paese.

Il 78 percento degli introiti della miniera, infatti, secondo le stime della Compagnia, rimarrebbero in Romania, garantendo un nuovo respiro all’economia e all’occupazione, nonché la rivalutazione del territorio grazie al miglioramento delle infrastrutture della regione. Quanto al rischio inquinamento, la Gabriel Resources ricorda come l’Unione Europea preveda norme di controllo 5 volte più severe di quelle americane e australiane nell’uso del cianuro, comunque tipico di qualsiasi miniera d’oro in tutto il mondo. Il suo uso non andrebbe dunque “demonizzato”, quanto piuttosto regolato, cosa che la Gabriel Resources garantisce di poter, e dover, fare.

Infine, la Compagnia sostiene che gli oppositori siano non tanto numericamente superiori ai favorevoli, quanto più aggressivi e chiassosi. Lo dimostrerebbe un referendum del 2012 che aveva dimostrato come il 78% della popolazione rumena fosse favorevole al progettoGli sviluppi della questione sono ancora da determinare, quello che si può sicuramente evidenziare è la difficoltà, in un mondo sempre più globalizzato, complesso e sfaccettato, di trovare soluzioni univoche e immediate ai nuovi problemi del nostro secolo.

Nell’immagine, una manifestazione a Timisoara “L’indifferenza uccide” (© Ady777, Wikimedia Commons)

L' Autore - Giulia Corino

Laureata triennale, sto proseguendo gli studi magistrali in Lettere Moderne e alla Scuola di Studi Superiori dell'Università di Torino. Sono appassionata di storia e culture del mondo antico e moderno.

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