martedì , 20 febbraio 2018
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Belgrado, capitale d’Europa

1156 km: la distanza tra Torino e Belgrado. Tanti, ma la distanza tra Torino e Palermo, ad esempio, è maggiore. Eppure, quando si annuncia l’intenzione di visitare la capitale dell’ex Jugoslavia, la reazione è ancora incredula, come se la distanza mentale da quei luoghi fosse doppia rispetto a quella reale: “proprio quella Belgrado là?”, “Quella nota per gli ultras violenti ed esibizionisti, quella della guerra infinita dei Balcani, quella delle milizie ultra-ortodosse che fecero strage di musulmani a Sarajevo e a Srebrenica?” Prevalgono ancora gli stereotipi: decenni di corrispondenze di guerra e di brutte notizie provenienti dalla vicina penisola balcanica hanno scavato, specie nei più anziani, un alone di sospettosità più che giustificabile, rinfocolata ancor di più dal recente centenario del Primo conflitto mondiale. Ci si aspetta di trovare le cicatrici delle profonde ferite: mai pensiero fu più parziale, Belgrado è molto di più. Belgrado è una capitale europea.

Il (controverso) passato. Nel centro di Belgrado ogni via, ogni piazza, trasuda di storia: per accorgersene basta guardare i muri, dove troneggia – ancor oggi – il ritratto murale di Gavrilo Princip, il famigerato killer dell’Arciduca Francesco Ferdinando. Gavrilo Princip è un mito riverito al pari dei principi del regno medievale di Serbia. Una caratteristica fondamentale dei serbi, rintracciabile anche stando pochi giorni nel Paese, è l’importanza delle radici, del passato, che solo gli sprovveduti possono bollare come anacronistico. Passeggiare in questi luoghi dà i brividi. A Belgrado la storia non è solo un noioso manuale da studiare, ma un elemento pulsante e vitale della comunità nazionale.

l'Hotel Moskva (foto di Giacomo Giglio)
Image © “Giacomo Giglio”

L’hotel Moskva è un’istituzione cittadina. È passato attraverso il Novecento: ha visto tutta l’incredibile parabola della città: prima l’impero asburgico, poi la breve indipendenza, poi la Seconda guerra mondiale e la Resistenza, poi il regime di Tito – anche lui molto presente in ritratti e murales -, infine la follia collettiva della dissoluzione jugoslava con tutto lo strascico di guerre, pulizie etniche e recriminazioni. L’hotel Moskva è, fisicamente, l’epitome di Belgrado: stile viennese con un tocco di iconostasi russa.

La Russia è presente un po’ ovunque. Non solo nei caratteri cirillici e nella comune religione ortodossa, ma anche nei banchetti che vendono magliette per turisti nella principale arteria turistica della città, Knez Mihailova, dove qualcuno vende anche il “santino” di Putin. In tempi di sanzioni e incomprensioni reciproche tra Europa e Russia, la Serbia è lì a dire che un riavvicinamento è possibile e che uno scontro stile Guerra Fredda, stavolta non per enormi dissensi ideologici ma per la più prosaica Ucraina, sarebbe storicamente improponibile.

l'Hotel Moskva (foto di Giacomo Giglio)
Image © “Giacomo Giglio”

Il mix multiculturale, un viatico per il futuro. Si diceva delle influenze russe e austriache. Non ci si può, però, fermare qui: i Balcani, e Belgrado in particolare, sono uno straordinario mosaico di culture e di religioni, a partire dall’Islam. Certo, le guerre hanno lasciato il segno: basti pensare che 10 anni fa, dopo la dichiarazione d’indipendenza del Kosovo (una ferita ancora aperta nell’immaginario serbo), la moschea Bajrakli – in pieno centro, ultima superstite del passato ottomano della città – fu attaccata con bombe incendiarie da estremisti di destra misti a ultras di calcio. L’orgoglio nazionale sfocia, tal volta, in nazionalismo aggressivo, e i serbi lo sanno bene, ma molte cose stanno cambiando. Non solo perché la monumentale cattedrale di San Sava sembra un inno alla diversità: con le sue cupole svettanti ricorda quasi più una moschea di una classica chiesa. L’influenza ottomana è rimasta, del resto, anche nella cucina: il burek, l’involtino turco ripieno di carne o formaggio che spadroneggia ad Istanbul, va molto forte, così come i dolci, tutti di chiara ispirazione turca.

A Belgrado anche l’ebraismo è presente: la grande sinagoga askenazita ha visto i tristi anni della persecuzione nazista ma ora, ristrutturata di recente, presenta al pubblico l’immagine di una Serbia rinata. Poi la fortezza ottomana, da cui si gode il panorama più bello della città: la confluenza tra i fiumi Danubio e Sava crea l’ansa più fotografata di Serbia. In fondo, non importa cosa accadrà in Kosovo o se la Serbia entrerà nell’UE: la politica ha già fatto troppi danni da queste parti e ai giovani – molti dei quali parlano italiano – sembra importare poco. Ciò che conta è che le molteplici identità di Belgrado confluiscano armoniosamente, esattamente come i suoi fiumi.

Photo © DukeOfUddebo, 2011, www.flickr.com

L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

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3 comments

  1. Oliviero, Belgrado, la nostra Belgrado jugoslava anche ora e’ rimasta una citta’ cosmopolita, una citta’ che vive. Anche se ho finito l’ Universita’ a Zagabria, andavo sovente a Belgrado. Spesso ho sentito dei conoscenti italiani che andando a Belgrado rimanevano , detto letteralmente, incantati da questa citta’.
    Per quanto riguarda l’ articolo anche fazioso talvolta. Usare la parola “killer” per Gavrilo Princip mi sa tanto di americano!

  2. Giacomo Giglio

    Gentile Oliviero, mi pare che tu (mi permetto il tu) non abbia compreso: per “capitale d’Europa” si intende che Belgrado dovrebbe essere considerata una capitale europea pari alle altre, non certo che sia la città più importante d’Europa. Fra

    Quanto all’altra “obiezione”, io ho girato discretamente il continente europeo e ho trovato Belgrado una capitale gradevole. Non credo che si possa discutere dei gusti personali

  3. Questo articolo è una esagerazione,una apologia di una città come tante altre. Prima di visitare Belgrado bisogna visitare molto altro caro amico. Poi ognuno può scrivere ciò che vuole,per carità,ma arrivare a definire Belgrado capitale d’Europa non è solo eccessivo. E’ una fesseria.

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