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Biocida © jason wilson / Flickr 2007

Biocidi, la Commissione viola il diritto dell’Unione

La salute è un bene protetto all’articolo 32 della nostra Costituzione, ma non solo. Nel corso degli ultimi decenni la tecnologia ha consentito di capire anche una parte degli effetti deleteri che il progresso tecnico industriale ha sul nostro organismo e così organizzazioni internazionali e istituti privati hanno creato accordi e memoranda – insomma elementi di soft law – che pur non essendo dotati dell’obbligatorietà caratteristica di un atto legislativo emanato a livello nazionale, esercitano comunque una pressione indiretta sui governi, che si sentono “in dovere” di adeguarsi a quello che riconoscono come un canone unanimemente accettato nella comunità degli Stati.

La tutela della salute a livello europeo

L’Unione Europea ha visto, alla pari dei Paesi membri, un percorso di acquisizione di consapevolezza per quanto concerne l’importanza della tutela della salute dei cittadini. La strategia dell’integrazione, prima economica e poi politica, ha portato prima a una creazione di norme particolari aventi come target la salute dei lavoratori (dipendenti e autonomi) o concernenti la salubrità dei prodotti in tutte le fasi della loro elaborazione, poi le dichiarazioni generali e astratte sulla salute, contenute ad esempio nell’articolo 6 del TUE (Trattato sull’Unione Europea) e agli articoli 34 e 35 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE.

La sentenza della causa T-521/14 sui biocidi

Il fatto che questa serie di norme sia considerata in virtù del suo carattere generale e astratto non implica di per sé che la sua natura sia meramente programmatica. Un esempio concreto è rappresentato dalla sentenza del 16 dicembre scorso emessa dal Tribunale dell’Unione Europea in cui è stata la Commissione a doversi assumere le proprie responsabilità.

La Svezia nel luglio del 2014 ha proposto, ai sensi dell’articolo 265 TFUE (Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea) un ricorso per carenza nei confronti della Commissione Europea. Questo strumento di impulso processuale serve agli Stati Membri per denunciare le mancanze delle varie istituzioni dell’UE in relazione al corpus normativo della stessa, comprendente non solo i trattati, ma anche tutti gli atti derivati (regolamenti, direttive, decisioni ecc…). È stato utilizzato molto raramente rispetto agli altri strumenti che vengono forniti agli Stati e alle istituzioni, ma il caso di specie in questione ha un sapore quasi da manuale.

Il casus belli riguarda l’uso dei biocidi, sostanze che vengono comunemente utilizzate non solo per proteggere la salute umana ma anche i materiali naturali o artificiali. Tuttavia, come molti prodotti, essi hanno anche delle proprietà nocive e in particolare la capacità di influire sul sistema endocrino. Per questa ragione nel 2012 venne emanato il regolamento 528, il quale affidava alla Commissione il compito di redigere una lista completa che determinasse le proprietà di interferenza con il sistema endocrino entro il 13 dicembre 2013.

A luglio 2014 nulla era stato fatto ed è così che la Svezia, da sempre uno degli Stati membri più attenti al rispetto della salute umana e dell’ambiente, ha puntato il dito contro la Commissione sostenendo che l’obbligo contenuto all’interno dello stesso regolamento fosse un obbligo chiaro preciso e incondizionato, argomento che il Tribunale ha ripreso all’interno della motivazione.

Notevole è anche la censura mossa dai giudici di primo grado concernente l’insostenibilità dell’argomento della Commissione, che mette in luce come i criteri da questa formulati in un primo momento non fossero stati ben accolti nel corso del processo legislativo europeo concernente gli atti delegati.

La Commissione infatti non ha mai richiesto proroghe per adottare dei criteri scientifici condivisi e quindi grava su di essa sia la responsabilità del pagamento delle spese processuali, sia la necessità di provvedere al più presto per riparare alla sua mancanza.

L' Autore - Francesca Gennari

Emiliana, Europeista, Entusiasta. Appartengo alla specie libris famelica, amo viaggiare e nel tempo "libero" frequento il Collegio di merito Bernard Clesio, il secondo anno presso la facoltà di Giurisprudenza di Trento e il terzo presso Université Paris 13 nell'ambito del programma doppia laurea. Sogno una Costituzione per l'Europa e credo che fare parte della Redazione della Rivista Europae sia fondamentale per arrivare a questo traguardo.

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