martedì , 14 agosto 2018
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Bulgaria: il muro anti-immigrati è una sconfitta dell’Europa

Chiunque abbia visitato almeno una volta la Bulgaria sa quanto questa terra sappia essere ospitale e benevola con gli stranieri. Negli ultimi mesi però il Paese, porta d’ingresso dell’Europa, nonché luogo d’incontro della cultura europea, balcanica e araba, ha rappresentato un vero e proprio incubo per un significativo numero di rifugiati.

Statisticamente la Bulgaria ha registrato circa 1000 richieste di asilo l’anno negli ultimi dieci anni. Dato lievitato nel 2013. Oltre 11.000 rifugiati, dei quali quasi la metà ha richiesto asilo in fuga dalla repressione del regime e dalla guerra civile in corso in Siria. La Bulgaria si è mostrata impreparata per l’improvvisa ondata di richieste: incapace di gestire tanto l’elemento burocratico, quanto gli aspetti più elementari dell’assistenza umanitaria. Il Paese è stato la cartina tornasole della fragilità della risposta europea di fronte al problema dell’immigrazione.

Come Paese membro dell’Unione Europea, la Bulgaria è obbligata legalmente a rispettare gli standard stabiliti dal Common European Asylum System (CEAS). Tale sistema è in vigore per quanto riguarda la gestione dei rifugiati politici e prevede che, in risposta ai flussi migratori, tutti gli Stati si impegnino ad adottare le medesime procedure. Dai numerosi report giunti da diverse organizzazioni internazionali appare evidente che questo in Bulgaria non sia avvenuto. Anzi, pare sia venuto a mancare il rispetto degli standard internazionali minimi per il trattamento dei rifugiati, dei richiedenti asilo e degli immigrati. Durante tutto il processo che va dall’arrivo nel territorio bulgaro fino all’eventuale riconoscimento dello status di rifugiato, vengono frapposti numerosi ostacoli burocratici. Pare non siano mancati poi i casi di abuso e maltrattamenti.

Inoltre il governo bulgaro sta erigendo una controversa barriera di filo spinato (della lunghezza di 33 km per 3 metri di altezza) nella regione di Elhovo, al confine con la Turchia, dove circa l’85% degli immigranti illegali effettua il proprio ingresso nel Paese. Secondo il governo la barriera sarebbe temporanea e lo scopo sarebbe quello di spingere i rifugiati verso i check point ufficiali, ma, secondo Adrian Edwards dell’UNCHR, tale barriera sarà del tutto controproducente. L’unico effetto che potrebbe ottenere sarebbe quello di spingere gli individui ad intraprendere azioni più rischiose, favorendo i trafficanti di esseri umani. Va poi sottolineata l’intenzione del governo di costruire anche “centri d’accoglienza di tipo chiuso”, un eufemismo per definire qualcosa di simile a centri di detenzione per i migranti.

La barriera bulgara non è però la prima a livello europeo e anzi può essere considerata come una risposta ai muri costruiti prima in Turchia, al confine con la Siria, e poi in Grecia al confine con la Turchia. Muri che non hanno fatto altro che far aumentare la pressione migratoria sul confine bulgaro. Il tema dell’immigrazione inizia tra l’altro ad avere ripercussioni anche a livello nazionale. Episodi di xenofobia emergono più frequentemente in una società tradizionalmente molto aperta e in base agli ultimi sondaggi i partiti ultranazionalisti e xenofobi sembrano guadagnare qualche punto. Il rischio che durante le prossime elezioni, in cui il vero vincitore dovrebbe essere l’astensionismo, possano ottenere più di un seggio non è da escludere.

L’interrogativo è se muri e militarizzazione dei confini possano essere la risposta più valida al problema dell’immigrazione. Può l’Europa dei diritti, vincitrice del Nobel per la pace, chiudere la porta in faccia a chi ha bisogno? Il tutto in assenza di una risposta unitaria, che sarebbe sicuramente più efficiente. L’alternativa poco onorevole di una competizione per scaricare la gestione dei problemi verso i Paesi vicini, barricandosi entro i propri confini, non può essere una soluzione. La forza dell’Europa deve essere propulsiva ed attrattiva, non esclusiva. Come detto da Orazio: “Se brucia il muro di confine, sta’ certo, la faccenda ti riguarda: l’incendio trascurato può anche divampare.”

Photo: © Paolo Cuttitta, 2009, www.flickr.com

L' Autore - Daniele Di Cara

Viaggiatore incallito e curioso mi piace vivere il mondo e raccontarlo. Ho esperienze nel settore della cooperazione europea in campo giovanile. In passato ho servito in Ecuador come United Nations Volunteer per l'UNDP e in Bulgaria all'interno del programma europeo SVE. Mi sto specializzando nelle relazioni internazionali dell'Asia orientale.

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