lunedì , 19 febbraio 2018
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Photo @ Bruno Sanchez-Andrade Nuño, 2014, www.flickr.com

Burkini, Francia e il “paradosso della minoranza”

Qualche settimana fa, durante l’acceso dibattito sul divieto di burkini sulle spiagge francesi, Nassim Nicholas Taleb, matematico e filosofo libanese naturalizzato americano, ha condiviso un articolo su Medium, una piattaforma di condivisione di idee. Intitolato “The Most Intolerant Wins: The Dictatorship of the Small Minority”, l’articolo dimostra come una piccola minoranza intransigente, se distribuita in maniera uniforme, possa imporre le proprie usanze, regole, leggi.

Il ragionamento di Taleb prende spunto da un episodio banale: la scoperta di un piccolo simbolo su una lattina di limonata a indicare la natura kosher (ossia adatta alla consumazione secondo le regole ebraiche della Torah) della bevanda. Questo significa che un’industria di bevande ha preferito, supponendo un’indifferenza del fattore costo, adattare la sua bevanda alla richiesta di una minoranza del 3% circa, ragionando sul fatto che una persona che segue le regole kosher non mangerà mai cibo non kosher, mentre una persona indifferente alle regole potrà tranquillamente mangiare cibo kosher. Per lo stesso motivo il consumo di carne halal (macellata secondo il rituale islamico) sta aumentando nei Paesi a minoranza musulmana e le compagnie aree americane non servono più snack a base di arachidi, vista la presenza di una minoranza di allergici.

Il paradosso della tolleranza

L’ultimo esempio è di fondamentale importanza: prima di tutto allontana la questione dal campo religioso, rendendo l’argomento dell’intransigenza completamente vuoto dal punto di vista ideologico. In secondo luogo, toglie all’argomentazione la complicazione della distribuzione geografica della minoranza: in un aereo la minoranza potrebbe essere presente in maggioranza come del tutto assente.

È quindi sufficiente una minoranza intransigente (ossia intollerante) a cambiare le abitudini di una maggioranza, per così dire, flessibile (ossia tollerante). Il paradigma intollerante ha la meglio su quello tollerante, proprio grazie al fatto che quest’ultimo lo tollera.

Karl Popper, il filosofo austro-britannico, spiegava così il paradosso della tolleranza: ‘Una tolleranza illimitata deve portare alla sparizione della tolleranza stessa. Se estendiamo la tolleranza illimitata anche a coloro che sono intolleranti […] allora i tolleranti saranno annientati, e con loro la tolleranza’. Seguendo lo stesso ragionamento, Taleb conclude che le società occidentali non possono utilizzare il loro paradigma tollerante nei confronti di ideologie intolleranti, dovrebbero semmai essere maggiormente intolleranti con alcune minoranze intolleranti.

La tolleranza e il burkini

Il collegamento tra il paradosso della tolleranza e il dibattito sul burkini è quindi semplice: si può considerare il burkini come un simbolo di una minoranza intransigente che potrebbe costringere la maggioranza a adattarsi al suo costume?

Vari motivi fanno propendere per una risposta negativa, e spingono a catalogare come priva di ogni fondamento la dichiarazione del primo ministro francese Valls, secondo il quale andrebbe vietato perché ‘incompatibile con i valori della Francia e della Repubblica’. In primo luogo, non esiste una maggioranza indifferente all’uso del burkini; c’è una certa differenza tra il privarsi degli arachidi e l’obbligo di indossare un costume integrale. In secondo luogo, non ci sono state espressioni minacciose di una minoranza intransigente volte a chiedere l’imposizione del burkini sulle spiagge francesi.

Uguaglianza o libertà

Nella Costituzione francese, infine, non esistono prescrizioni a riguardo: ci sono, ovviamente, articoli sul rispetto dell’uguaglianza, della parità di genere, della libertà. Valls ha dichiarato che il burkini è contrario ai principi francesi perché basato su un’ideologia di asservimento della donna, sostenendo quindi che tutte le donne che vestono il burkini, così come il hijab, lo facciano sotto imposizione e non per libera scelta.

Valls sembra preferire l’argomento dell’uguaglianza (qui più che mai omologazione) a quello della libertà. La sentenza della Corte di Stato, che ha dichiarato illegittimo il divieto di burkini (notando come questo violi le libertà personali in assenza di un pericolo per l’ordine pubblico), sana un vulnus legale, ma certo non spegne la polemica.

Il punto cruciale della discussione è capire in quale misura la società europea sia ancora disposta a considerarsi tollerante, nel momento in cui vieta (diventando quindi intollerante) comportamenti che ritiene estranei alla sua cultura e da cui si sente, spesso irrazionalmente, minacciata.

L' Autore - Daniele Marchi

Studente presso l'Università di Torino, laureato a Trento in Studi Internazionali con una tesi su Alexander Langer ed il suo progetto per un corpo civile di pace europeo. Sono volontario di Operazione Colomba, corpo nonviolento di pace, con cui ho partecipato al progetto in Colombia, presso la Comunità di Pace di San Josè de Apartadò. Mi occupo di risoluzione pacifica dei conflitti, confidando che un giorno l'Unione Europea diventi potenza di pace.

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