martedì , 14 agosto 2018
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Caso Äblyazov, la Corte francese: si all’estradizione in Russia o Ucraina

La Corte d’appello di Aix-en-Provence, Francia, ha accolto la richiesta della procura generale, che nell’udienza dello scorso 12 dicembre aveva dato parere positivo alle richieste di estradizione, avanzate da Mosca e dall’Ucraina, del dissidente e oligarca kazako Mukhtar Äblyazov. Ha inoltre suggerito di privilegiare la richiesta russa, in quanto “legata a reati considerevolmente più gravi”.

Äblyazov era stato arrestato a Cannes lo scorso luglio. Il Kazakhstan vorrebbe processarlo, ma non ha stipulato con la Francia un trattato sull’estradizione. A farsi avanti sono state però, subito, Russia ed Ucraina: Mosca e Kiev lo ritengono colpevole di frode, appropriazione indebita e altre malversazioni finanziarie. Allo stesso tempo, e per gli stessi motivi, Äblyazov è ricercato in Kazakhstan, per motivi legati alla nazionalizzazione della BTA nel 2009.

Se i giudici francesi dovessero estradarlo, non lo vedrei mai più. Sarebbe terribile”. Parole dette alla stampa da Alma Shalabayeva, moglie di Äblyazov, a pochi giorni dalla decisione della Corte d’appello di Aix-en-Provence. La moglie ha ribadito anche che, secondo la famiglia e i legali che la rappresentano, le due richieste sarebbero solo strumentali, nate da pressioni del governo di Astana. La donna è stata al centro di un caso in Italia quando, lo scorso maggio, venne espulsa illegalmente dal nostro Paese insieme alla figlia di sei anni.

La Shalabayeva è poi rientrata in Italia dal Kazakhstan lo scorso 27 dicembre, per partire subito alla volta della Svizzera, dove si trova attualmente con la figlia, avendo ottenuto il permesso di lasciare il Kazakhstan dietro pagamento di una cauzione. Dall’Italia ha ricevuto dei visti per poter circolare e soggiornare liberamente nei Paesi dell’area Schengen.

È dei giorni scorsi la notizia che conferma il ricorso in Cassazione, a Parigi, della famiglia del dissidente. La decisione della Corte d’Appello, commenta in una nota uno dei legali di Äblyazov, “è una vergogna per la giustizia francese”. “La Corte”, fa eco l’altro avvocato, Rebstock, “non è riuscita a fornire alcuna risposta credibile agli schiaccianti argomenti legali che impedivano l’estradizione di Äblyazov”. Ancora più dure le parole della famiglia, che per bocca del portavoce Peter Sahlas accusa la Francia di voler “inviare Äblyazov, un rifugiato, dritto nelle mani delle persone da cui dovrebbe essere protetto”, ignorando i ripetuti appelli in suo favore provenienti dalle maggiori organizzazioni per la difesa dei diritti umani. Sempre secondo il portavoce, la consegna di Äblyazov a Mosca o Kiev è da guardare con sospetto, tenendo in considerazione il forte legame che lega i due Paesi al Kazakhstan. 

La risposta dei leader della BTA, istituto kazako al centro dei molti contenziosi giudiziari in cui l’ex oligarca è implicato, è stata immediata. “Questa è una decisione cruciale, che sosterrà gli sforzi della banca per recuperare 6 miliardi di dollari di assets di cui Äblyazov si è indebitamente appropriato durante il suo mandato da Presidente”, spiega la società in una nota, smentendo che la decisione di Mosca e Kiev di perseguire l’uomo d’affari abbia motivazioni politiche. Lo scenario delineatosi dopo la pronuncia della Corte d’appello è ancora instabile. Solo la sentenza del riesame in Cassazione potrà fare luce sulla sorte dell’oligarca kazako.

Nell’immagine, una filiale della BTA Bank, istituto di credito kazako al centro dei contenziosi giudiziari di Äblyazov (© Esetok, Wikimedia Commons).

L' Autore - Maria Ermelinda Marino

Responsabile Balcani - Studentessa di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trento. Nutro un forte interesse per i Balcani ed il Caucaso e trascorro il mio tempo libero studiando la storia, le società e le problematiche di quei luoghi attraverso la lente del Diritto internazionale pubblico e del Diritto dell'Unione Europea.

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